Il moralista
Gratteri: “Per il NO voteranno le persone per bene”. È la prova che la giustizia va riformata: il punto non è morale, è strutturale
Dalle parole del magistrato ai principi essenziali: numeri, Anm, separazione delle carriere spiegano perché la riforma cambia davvero il sistema
La patente morale non è il punto. “Per il NO voteranno le persone per bene”. Quando una frase del genere viene pronunciata da Nicola Gratteri nel dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia, il confronto rischia di scivolare dal merito alla morale. Davvero un referendum è una patente etica? Davvero chi vota diversamente non sarebbe “per bene”? E quando si dice che per il SÌ votano imputati e indagati, va ricordato un principio elementare: fino a prova contraria, sono innocenti. È il fondamento dello Stato di diritto. E un magistrato autorevole lo sa. Il punto non è morale. È strutturale.
I numeri del Csm
Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura promuove il 98,5% dei magistrati. Solo il 3,5% degli esposti viene preso in considerazione. È un dato. E racconta un sistema in cui l’errore raramente viene valutato. In quale altro ambito chi esercita un potere così incisivo opera con una probabilità così bassa di essere sottoposto a verifica? Con che serenità andremmo da un medico sapendo che, se sbaglia, quell’errore non verrà nemmeno esaminato?
Indipendenza e separazione delle carriere
C’è poi il nodo dell’indipendenza. Il giudice che decide su un imputato sa che il pubblico ministero che lo accusa potrebbe un giorno entrare nel Csm e incidere sulla sua carriera. È questo il cuore della riforma e della separazione delle carriere. Anche senza volerlo, questa interconnessione può pesare. E chi è imputato deve potersi sentire davanti a un giudice terzo, realmente indipendente.
Anm, sinistra, e la giustizia concreta
Oggi opposizione politica e Associazione nazionale magistrati (Anm) si trovano schierate contro la riforma. È una convergenza legittima ma significativa. Quando si parla di Anm non si parla dei singoli magistrati, ma di un organismo associativo. Molti magistrati, fuori dalle dinamiche correntizie, probabilmente si sentirebbero più liberi in un sistema meno autoreferenziale.
L’obiezione è nota: questa riforma non cambia la giustizia concreta. Non è vero. La cambia sul piano qualitativo, perché introduce una valutazione oggettiva e rafforza la responsabilità di chi decide. La cambia anche sul piano quantitativo. Se un rinvio ingiustificato oggi non viene nemmeno considerato, il sistema non ha incentivi a rispettare tempi ragionevoli. E una giustizia rinviata sine die è, di fatto, una giustizia negata.
Per i cittadini
Questa riforma non è contro i magistrati. È per la giustizia e per i cittadini. Perché davanti a un tribunale ogni cittadino deve avere una certezza semplice: essere giudicato da un giudice davvero indipendente.