Red carpet militante
Grammy 2026, attivisti in smoking contro Trump: “Ice-out” è il messaggio politica, altro che musica
Tra spille militanti, ovazioni selettive e querela presidenziale, lo show diventa il comizietto della sinistra americana in diretta mondiale
I Grammy 2026 dovevano celebrare la musica. Hanno celebrato soprattutto l’ennesima liturgia progressista: luci perfette, abiti impeccabili, indignazione selettiva. Sul palco si denuncia l’Ice, si invoca l’umanità, si riceve l’applauso automatico della platea. La protesta, come sempre, è molto chic.
Grammy Award, attivismo in abito da sera
Bad Bunny apre il rito: “Ice-out”. Billie Eilish rincara: “Nessuno è illegale su una terra rubata”. Messaggi forti, certo. Ma anche comodamente pronunciati dal centro dell’industria culturale più protetta e influente d’America. Il dissenso, qui, non costa nulla: è parte dello spettacolo, quasi un segmento previsto in scaletta. Figurarsi, poi, se contro Trump…
Ipocrisia da palco
Gli artisti parlano di deportazioni e centri di detenzione, e nessuno può liquidare il tema con leggerezza. Ma la domanda politica resta: perché questa indignazione assume sempre la forma del simbolo, della spilla, del momento televisivo? La sinistra da salotto non governa i confini: li commenta tra un premio e un cheers.
Il conduttore scherza: “Ogni artista vuole vincere un Grammy quanto Trump vuole la Groenlandia, visto che l’isola di Epstein non c’è più”. La battuta strappa risate, ma mostra anche la nuova regola: tutto è lecito, purché il bersaglio sia quello giusto. Quando la satira colpisce a destra è “coraggio”; altrove sarebbe “odio”.
Trump reagisce come Trump: annuncia la querela e denuncia diffamazione. E così, Hollywood ottiene il suo martire mediatico di giornata.
Eppure, non è la prima volta. Per la sinistra quello dei comizi dai palchi dorati è un vizio bello e buono. Si ricordi quando nel 2011 il tanto caro Barack Obama derideva il tycoon senza pietà. «Può finalmente tornare a concentrarsi sui temi che contano davvero: tipo, abbiamo falsificato lo sbarco sulla Luna? Che cosa è successo realmente a Roswell? E dove sono Biggie e Tupac? Scherzi a parte, ovviamente tutti conosciamo le tue credenziali e l’ampiezza della tua esperienza», disse l‘ex presidente.
La protesta diventa accessorio
Quello almeno era un discorso, oggi invece bastano spillette patinate “ICE OUT” e “BE GOOD” per essere dalla parte dei buoni. Tutte, rigorosamente, indossate dalle star fotografate sul red carpet. Un bellissimo accessorio morale, in mancanza di argomentazioni: un modo per dichiararsi dalla parte giusta senza sporcarsi con la complessità della politica reale.
Si parla di ribellione punk, di comunità artistica unita. Intanto lo show va in onda sulla CBS, dentro un sistema di potere economico e mediatico che la stessa cultura progressista raramente mette in discussione. Contestare è facile, soprattutto quando non si rischia il contratto.
I Grammy 2026 raccontano l‘ennesima trovata ridicola di una sinistra woke che ama la protesta purché sia scenografica. In mezzo, la musica resta sullo sfondo. Chi sono i vincitori? Poco importa.