Le sanzioni di Usa e Ue
Funzionari e imprenditori avvertono Putin: l’economia russa potrebbe arrancare tra qualche mese
Le voci sul tracollo dell’economia russa a seguito dell’invasione in Ucraina sono tutt’altro che infondate. Fino a questo momento, le spese del Cremlino sono state sostenute dalle esportazioni di petrolio e gas, che però nel tempo sono diminuite anche a causa delle sanzioni. A quanto pare, l’effetto dell’isolazionismo esercitato da Usa e Ue ha dato i suoi frutti. Non meno importanti sono state le decisioni finanziarie di Donald Trump, che ha imposto una pressione tariffaria sull’India e le ulteriori strette sulle navi petrolifere che violano le sanzioni nel trasporto del greggio russo.
Per il momento i conti pubblici della Russia non risentono di particolari problematiche, ma la diminuzione delle entrate ha portato Vladimir Putin ad aumentare le tasse e ad indebitarsi con le banche. Secondo un’esclusiva del Washington post, i funzionari e gli imprenditori di Mosca avrebbero fatto sapere al presidente che se la guerra proseguirà, entro 3 o 4 mesi l’economia nazionale ne risentirà particolarmente.
Funzionari e imprenditori allertano Putin: l’economia russa potrebbe subire un contraccolpo
Già dal 21 novembre 2025, per spingere il Cremlino a fermare l’avanzata in Ucraina, l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni contro le due più importanti società petrolifere russe, Rosneft e Lukoil. Questo vuol dire che chiunque decida di acquistare o esportare il carburante russo, rischierebbe di essere escluso dal sistema bancario statunitense. Dal 21 gennaio del nuovo anno, invece, l’Ue ha iniziato a proibire i carburanti ottenuti dal greggio russo: non saranno più raffinati altrove e poi trasferiti in Europa come benzina e diesel. A questa decisione si aggiunge un altro divieto generalizzato, appoggiato precedentemente da Finlandia e Svezia, che nega alle aziende europee di fornire ogni servizio, tra cui assicurazione, trasporto o accesso ai porti, alle imbarcazioni che contengono greggio russo. In sostanza, le recenti penalità finanziare verso la Russia superano lo scorso tetto al prezzo del petrolio, deciso dalle democrazie del G7 durante l’amministrazione Biden.