Quante stecche
Festival di Sanremo e referendum: la pagina social di FdI ironizza sulle “voci stonate” dei promotori del No
Il Festival di Sanremo può diventare un pretesto anche per parlare del referendum sulla Giustizia, a meno di un mese dal voto? La risposta è Sì, a giudicare dalla pagina Social di Fratelli d’Italia, che in queste ore offre una frizzante interpretazione della campagna in favore del Sì alla riforma Nordio. È in Rete infatti una spassosa parodia che ironizza sulle contraddizioni e le smemoratezze dei promotori del No, sotto il titolo inequivocabile di “Ingiustizia 2026”. La card raffigura gli immancabili fiori della kermesse sanremese a fare da sfondo e il più classico dei microfoni ad asta, allestiti sul palcoscenico del teatro Ariston in primo piano.
FdI, campagna ironica e scanzonata sui paladini del no
Lo fa con tono scanzonato e irriverente, ironizzando sul coro di voci stonate. Presenta, ad esempio, il magistrato Nicola Gratteri con un brano intitolato “Maledetta cronologia”. Tanto per evocare le numerose contraddizioni del procuratore capo di Napoli sul tema. “Ho cambiato idea, ma quale idea?”, canta invece Debora Serracchiani, che fino a pochi mesi fa era a favore delle norme su cui ora invece voterà No. L’esponente dem ha avuto una conversione a U, ma non è la sola a sinistra. Come Niki Vendola, l’ex governatore pugliese intona infatti il brano “ Voterei ma non posso”. Tra i paladini del No spicca pure il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi con una dichiarazione d’intenti inequivocabile, “Non voglio mica riformare”. Non poteva mancare Marco Travaglio: il direttore del Fatto porta in gara la canzone “Vuoto di memoria”. Non è il solo ad avere amnesie selettive, tra i promotori della campagna referendaria per il No.
La pagina social di FdI sceglie di lanciare il suo appello al voto parafrasando la canzone di successo di Raffaella Carrà diventata una hit internazionale, “A riformare comincia tu: vota sì”. Chiaro riferimento al brano “A far l’amore comincia tu”. Mancherebbe a questo punto solo Mina, con “Devi dirmi di sì” e la compilation dei referendari per la riforma Nordio è completa. In una campagna referendaria avvelenata da polemiche e insulti, un po’ di sana ironia non guasta.