Vittimismo recidivante?
Fares, l’amico che guidava lo scooter quando morì Ramy, arrestato per furto resta in cella. La sinistra del Corvetto che dice?
Fares Bouzidi, il 23enne tunisino che guidava lo scooter su cui morì l’amico Ramy Elgaml, e diventato suo malgrado il simbolo della guerriglia urbana al Corvetto, ha scelto ancora una volta la via di fuga. Letteralmente. Ma questa volta la fuga è finita contro il muro della realtà giudiziaria: un giudice di Milano, Giulio Fanales, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. L’accusa è di furto aggravato in concorso: il giovane è stato sorpreso dalla Polizia in Via Pirandello mentre, insieme a un complice di 19 anni e ad altri due giovani indagati, spingeva una Yamaha da 15mila euro appena rubata. Ma procediamo con ordine.
Milano, arrestato per furto Fares, l’amico di Ramy, resta in carcere
Fares Bouzidi, il 23enne che guidava lo scooter su cui morì l’amico Ramy Elgaml, resta in carcere per furto aggravato in concorso. Lo ha deciso il giudice di Milano Giulio Fanales al termine della direttissima con cui ha anche disposto i domiciliari per il 19enne, incensurato, fermato con Bouzidi. Come anticipato, i due sono stati bloccati in Via Pirandello dalla polizia – con altri due ragazzi che risultano indagati per lo stesso reato – mentre spingevano in strada una moto Yamaha dal valore di circa 15mila euro.
«Si tratta di un provvedimento molto severo rispetto alla realtà dei fatti. Lotteremo io e l’avvocata Debora Piazza per tirarlo fuori», ha spiegato con veemenza il difensore Marco Romagnoli. Su Fares Bouzidi, che lo scorso mese ha perso il lavoro come corriere, «hanno pesato i precedenti. Hanno spostato di 200 metri una moto e anche dare i domiciliari a un giovanissimo incensorato fa parte del solito storytelling», conclude il legale.
Un curriculum da “perseguitato”?
Ma lo abbiamo detto: bisogna riavvolgere il nastro e procedere gradualmente e con ordine. Dunque, per capire chi sia Fares, bisogna tornare con la memoria al 24 novembre 2024. Quella notte, alla guida di uno scooter, il giovane decise di sfidare lo Stato ignorando l’alt dei Carabinieri. Una folle corsa terminata in tragedia: nello schianto morì l’amico diciannovenne Ramy Elgaml. Da quell’episodio scaturì una condanna a due anni e otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale. E, soprattutto, una strumentalizzazione politica senza precedenti.
Il quartiere Corvetto divenne il teatro di una “crociata” contro le forze dell’ordine, con la sinistra milanese pronta a trasformare un giovane che fugge ai controlli in un martire o, peggio, in una vittima della “cattiveria” delle divise. Oggi, però, lo storytelling (per usare un termine caro ai suoi legali) si infrange davanti a un nuovo reato comune: il furto di una moto di lusso.
Il garantismo a senso unico della sinistra
Mentre gli avvocati della difesa – tra cui Debora Piazza, già nota per assistere la famiglia del pusher ucciso a Rogoredo – parlano di provvedimento «molto severo» e tentano di minimizzare parlando di una moto «spostata solo di 200 metri», la politica milanese tace. Dove sono ora i vari dem che per mesi hanno affollato le piazze del Corvetto solidarizzando con i ragazzi in rivolta?
L’interrogativo, peraltro, arriva diretto anche da Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia e storico volto della sicurezza milanese, che si chiede: «Cosa diranno ora che il loro “beniamino” è stato pizzicato a rubare? La sinistra si è schierata apertamente dalla parte di chi viola le regole. Alimentando un clima di impunità che oggi presenta il conto»…