CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato

In attesa di smentita...

Fanpage sanzionata dall’Inps per i “contratti farlocchi”: multa da 3,5 milioni di euro

Libero dà conto dell'esito del caso che coinvolge l'editore Ciaopeople srl e che aveva sollevato già due anni fa. FdI: «La sinistra non ha nulla da dire a sostegno dei lavoratori coinvolti?»

Politica - di Natalia Delfino - 16 Febbraio 2026 alle 17:53

Una sanzione da 3,5 milioni di euro. È quella che, a seguito di un’ispezione, l’Inps avrebbe comminato a Ciaopeople Srl, l’editore di Fanpage, in relazione ai contratti applicati ai giornalisti della testata, che prevedono condizioni assai peggiori rispetto a quelle del contratto nazionale della categoria sottoscritto dalla Federazione editori (Fieg) e dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi).  A darne notizia è Libero, che già nel 2024 aveva dato conto «degli stranissimi contratti applicati ai giornalisti diretti da Francesco Cancellato, in virtù dei quali il gruppo editoriale riesce a fare risparmi non da poco, circa il 40% rispetto ai normali stipendi di categoria». Oggi il giornale diretto da Mario Sechi riferisce di «come è andata a finire» per questi «contratti farlocchi».

«Dall’Inps sanzioni per 3,5 milioni all’editore di Fanpage»

Secondo quanto ricostruito da Libero, quando Fanpage è stata fondata nel 2011 ha assunto una decina di giornalisti con regolare contratto. Poi, in una fase di espansione, è passata a contratti di collaborazione. «Alcuni degli assunti dell’epoca – da noi contattati – ci hanno raccontato di buste paga variabili, da 1000 fino a 1500 euro. Con piccoli adeguamenti annuali per evitare rotture con i redattori. A fronte di ritmi di lavoro serrati. Uno solo di questi colleghi decide di far causa e raggiunge un accordo con una compensazione economica, prima ovviamente di andarsene. Gli altri rimangono nel limbo nella speranza di essere regolarizzati», si legge nell’articolo firmato da Lorenzo Mottola.

Il contratto “farlocco” che garantisce risparmi del 40%

Per la regolarizzazione si ricorre al contratto Uspi, che copre le piccole realtà editoriali e non garantisce le stesse condizioni di quello Fieg-Fnsi. Inizialmente l’accordo trova l’avallo della Fnsi, che la considera una soluzione di passaggio. E che, infatti, sei anni fa, quando si tratta di rinnovare gli accordi, chiede il passaggio al contratto “ordinario”. A quel punto, secondo quanto ricostruito da Libero, Ciaopeople srl, in compagnia di altri editori, si rivolge a un altro sindacato, Figec-Cisal, e «raggiunge un accordo per la creazione di un nuovo contratto». «Per fare qualche paragone, un redattore ordinario di un quotidiano qualsiasi percepisce 2694 euro lordi al mese. Uno di Fanpage 1628 (circa il 40% in meno)», scrive ancora Mottola, spiegando che il divario non viene colmato neanche con l’avanzamento di carriera e interessa anche il lavoro festivo e domenicale: la retribuzione di quest’ultimo, da contratto Fieg-Fnsi, per esempio, è aumentata del 55%, mentre per i giornalisti di Fanpage del 20%.

Il caso esploso nel 2024 e liquidato con un “no comment”

«Tutti bei risparmi per l’editore, insomma. Almeno fino ad oggi, visto che l’Inps ha chiesto di ricalcolare i contributi sulla base delle retribuzioni previste dal contratto principale firmato dalla Fnsi. Risultato: 3,5 milioni da pagare», chiarisce ancora Libero, ricordando che «ad agosto del 2024 avevamo provato a chiedere conto della faccenda ai vertici del gruppo, che si erano trincerati dietro un rigoroso “no comment”, spiegandoci che non c’era nulla di irregolare. I controlli Inps hanno certificato che avevamo ragione noi a dubitare», conclude Mottola. Allo stato attuale non risultano smentite.

La nota di Fnsi: «Danno ai colleghi e concorrenza sleale»

Fnsi sul proprio sito ha dato conto del fatto che l’Inps ha comminato sanzioni per 8 milioni complessivi a due gruppi editoriali. Non ha citato quali, ma la coincidenza temporale e il contesto fanno supporre che uno dei due possa essere proprio Ciaopeople srl. «L’applicazione scorretta dei contratti, secondo Fnsi, non rappresenta solo un danno ai colleghi giornalisti, costretti a lavorare con stipendi inferiori e tutele minime, ma è anche un chiaro esempio di concorrenza sleale da parte di aziende che hanno bilanci milionari, pari a quelli dei grandi gruppi editoriali tradizionali. Concorrenza sleale che andrebbe perseguita anche per via legale», si legge sul sito della Fnsi.

FdI: «La sinistra non ha nulla da dire?»

«Strano che nessun esponente della sinistra abbia proferito parola a sostegno dei lavoratori coinvolti. Sarà l’ennesimo caso del “due pesi due misure” di cui la sinistra si è fatta da tempo portabandiera?», ha commentato la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Mancini, componente della commissione Lavoro in Senato. Per il collega Ignazio Zullo, poi, «è proprio il caso di dire che siamo di fronte ad uno scandalo nello scandalo, con un giornale che fa della giustizia sociale la propria bandiera e che poi, nel predicar bene, razzola male».

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Natalia Delfino - 16 Febbraio 2026