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Il pm Nino Di Matteo; il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

Fronte del No nel pallone

Di Matteo contro Di Matteo: lamenta di essere stato strumentalizzato, ma conferma la piaga delle correnti nel Csm

Il magistrato interviene dopo la citazione di Nordio sul metodo "para-mafioso" nell'autogoverno della magistratura per chiarire che lui è contrario alla riforma, ma finisce per arrampicarsi sugli specchi su ingerenze e cordate

Politica - di Agnese Russo - 16 Febbraio 2026 alle 15:38

All’indomani della citazione da parte del ministro Carlo Nordio, sul fatto che l’applicazione del metodo correntizio all’interno del Csm è simile al metodo mafioso, il pm Nino Di Matteo, cui spetta il copyright di quell’accostamento, si iscrive al partito di quanti non potendo rinnegare le loro stesse parole, le utilizzano per dire che vieppiù sono contrari alla riforma che, è la tesi espressa ma non chiarita, aggraverebbe la situazione.

Di Matteo contro Di Matteo

«A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino», ha fatto sapere Di Matteo tramite una nota.

«Premesso che cambiare idea, opinione, pensiero è sempre legittimo e, in certi casi, addirittura dimostrazione di intelligenza, non convincono tuttavia le deboli giustificazioni del pensiero di “Di Matteo 2” nei confronti di quello “Di Matteo 1″», ha commentato il membro laico del Csm, Enrico Aimi. «Perché – ha spiegato – la riforma mira, in realtà a rendere effettivo il principio del giusto processo, a completare il sistema penale accusatorio e, finalmente, ad escludere l’influenza delle correnti dal sistema di governo autonomo». «Con questa riforma il pubblico ministero – ha quindi aggiunto Aimi – non viene sottoposto al potere esecutivo. Non si può fare il processo alle intenzioni che non ci sono. Anzi, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura vengono ancora di più rafforzate».

Cosa pensa il pm delle correnti del Csm

Resta poi il fatto che, sebbene dia un giudizio critico della riforma, Di Matteo non ha smentito il suo pensiero sulla degenerazione correntizia del Csm e, anzi, lo ha rivendicato. E il suo pensiero, così come lui stesso lo ha espresso nel corso di una trasmissione tv di qualche anno fa, è che «privilegiare nelle scelte che riguardano la carriera di un magistrato, il criterio dell’appartenenza a una corrente è molto simile all’applicazione del metodo mafioso». Dunque, la sintesi «para-mafioso» utilizzata da Nordio appare pressoché testuale, come del resto chiarito dallo stesso ministro di fronte alle polemiche dell’opposizione. La sinistra, però, finge di non capirlo e in queste ore continua ad aizzare polemiche sempre più feroci contro il ministro.

Le polemiche della sinistra

Secondo la segretaria Pd Elly Schlein, Nordio avrebbe «superato il limite». Per Angelo Bonelli di Avs avrebbe «insultato la memoria di tutti coloro che hanno dato la vita nella lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo». Per Francesco Silvestri del M5S «se ascolti Nordio non puoi che votare no».

Bignami: «Un insopportabile doppiopesismo»

Una polemica che, ha sottolineato il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, altro non è che «un tentativo maldestro della sinistra e dei magistrati di coprire le oscenità dette da Gratteri», che però «non sta in piedi». Sottolineando «un insopportabile doppiopesismo» da parte dell’opposizione, Bignami ha ricordato che quello che ha detto Nordio l’ha detto «per primo il procuratore antimafia Nino Di Matteo nel 2019 e non mi pare che al tempo qualcuno avesse avuto da ridire, nemmeno il Csm allora prese un’iniziativa per censurarle».

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di Agnese Russo - 16 Febbraio 2026