Crans Montana, choc senza fine
Crans Montana, uno scempio: rimborsi non pervenuti, autopsie e test mai eseguiti. E spunta l’ipotesi riesumazione delle salme
Cronaca - di Bianca Conte - 3 Febbraio 2026 alle 14:08
Crans Montana, uno scempio senza fine. Tra indagini lacunose, autopsie e test mai eseguiti, rimborsi fantasma e l’ombra di un batterio killer, la ricerca della verità è un calvario per le famiglie.
A oltre un mese dalla tragica notte di Capodanno, il rogo in Svizzera continua a bruciare sulle ceneri di una polemica e di un dolore che non accennano a placarsi. Stavolta, però, anche sotto il macigno di un’inchiesta svizzera che appare di giorno in giorno sempre più lacunosa e superficiale rispetto a quello che è il grave lutto delle famiglie. Così, mentre l’Italia attende ancora risposte ufficiali dalla Procura di Sion per le 41 giovani vite spezzate e i 116 feriti (tra cui sei giovani nostri connazionali), il quadro che emerge è quello di una gestione burocratica che fin qui non ha dato le risposte dovute. O quanto meno gli esiti che era lecito aspettarsi. Un’indagine segnata al momento da omissioni che rischiano di pregiudicare l’accertamento finale della verità.
Crans Montana, lacune e omissioni delle indagini che ostacolano la verità
Si perché, come scrive oggi tra gli altri il sito del Tgcom24, «la causa dei decessi è centrale in un eventuale processo a carico dei coniugi Moretti, titolari del Le Constellation, e dei dipendenti del Comune di Crans-Montana, indagati per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi». Eppure, i certificati di morte non specificano le ragioni dei decessi.
Choc senza fine: le autopsie mai eseguite. E le possibili riesumazioni
Non solo. Come riferisce sempre il sito citato: «La polemica riguarda anche le modalità con cui ora la procura – che a 15 giorni dall’incidente aveva sollecitato la polizia a individuare le vittime non ancora seppellite, per poi sequestrare in extremis i corpi di due ragazzi nelle camere ardenti – vorrebbe riparare all’errore. L’autopsia sarà eseguita solo nei casi in cui le famiglie ne facciano esplicita richiesta». Una comunicazione (e una scelta) che gli avvocati Romain Jordan e Ronald Asmar, che rappresentano alcuni parenti, hanno criticato, sottolineando come e quanto possa essere iniqua «la scelta di attribuire ai familiari questa dolorosa responsabilità».
Ribadendo contestualmente che, qualora adesso la procura disponesse le riesumazioni, ammetterebbe il proprio errore: «Il dovere dell’autorità inquirente – spiegano – è condurre in autonomia le indagini. E decidere cosa sia necessario fare».
Crans Montana, ci mancava solo il file degli esami tossicologici mancanti…
E c’è di più: la mancanza di esami tossicologici impedisce di provare la somministrazione illegale di alcolici a minorenni, una modalità d’intrattenimento che il proprietario del locale avrebbe già adottato in passato… In tutto questo, allora, la Procura ha tentato di “riparare” chiedendo alle famiglie di decidere autonomamente se procedere o meno con le autopsie. Una mossa aspramente criticata dai legali delle vittime, che di conseguenza hanno denunciato il tentativo delle autorità di scaricare sui parenti la responsabilità di scelte che spettano solo agli inquirenti.
Dalle possibili riesumazioni delle vittime (autopsie mai effettuate) ai rimborsi mai arrivati
Come se non bastasse, poi, al danno (giudiziario) si aggiunge anche la beffa (economica): i 10.000 franchi promessi dal Canton Vallese come primo ristoro per le spese immediate, non sono mai arrivati. Molte famiglie, con i figli ancora ricoverati in cliniche specializzate, si ritrovano così a dover sostenere ad oggi costi altissimi per cure, trasferte e sostegno psicologico. Con i genitori costretti alla malattia dal lavoro… La burocrazia svizzera, nel frattempo, invoca «verifiche di stato civile». Ma intanto il portafoglio delle famiglie continua a depauperarsi, con i familiari delle vittime che invocano (inascoltati?) giustizia e sostegno… E il tutto grida vendetta.
Crans Montana, ipotesi riesumazione salme e quella 41esiam vittima che…
Come se non bastasse, poi, a rendere il quadro ancora più cupo piomba sulla cronaca e sugli aggiornamenti quotidiani la vicenda della 41esima vittima della strage. Si tratta del diciottenne svizzero deceduto a Zurigo, che però non sarebbe morto per le ustioni. Ma per un’infezione ospedaliera da batterio killer, già noto alla struttura dal 2022, ma denunciato solo nel 2024. Altri quattro ragazzi feriti, peraltro, avrebbero contratto lo stesso agente patogeno. Esposti a un rischio che, a questo punto, potrebbe dimezzare le loro speranze di sopravvivenza.
Intanto, nelle prossime settimane inizieranno gli interrogatori dei responsabili della sicurezza e dei vigili del fuoco che, nel 2018, non segnalarono la presenza della schiuma fonoassorbente infiammabile. Ma con un’inchiesta partita così male, la strada verso la giustizia appare drammaticamente – e inquietantemente – in salita…
di Bianca Conte - 3 Febbraio 2026