Ecco chi dobbiamo risarcire
Carola Rackete, diario di una “speronatrice”: quando incitava a un'”alleanza antifascista” insultando la Meloni
Non solo Sea Watch, l'icona della sinistra fece proclami deliranti contro l'Italia, il governo, il Piano Mattei. "Non lasceremo la Ue ai fasci" Assurdità e menzogne: un campionario-promemoria
Do you remember Carola Rakete? La “speronatrice” della nave della Marina italiana, la disobbediente strafottente delle leggi italiane a cui i cittadini devono pure pagare un maxi-risarcimento? 76mila euro per la sua bravata-provocazione di quell’l’estate del 2019. Al comando della Sea Watch 3 con 42 migranti a bordo, nel giugno del 2019 disubbidì al divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. Lo imponeva il decreto sicurezza. Ma la “capitana” attraccò ugualmente a Lampedusa speronando una motovedetta della Guardia di Finanza. Ora viene premiata per non avere rispettato le norme. È un messaggio devastante che solo una sinistra irresponsabile può salutare sguaiatamente con euforia antigovernativa e anti-italiana.
Da allora ha continuato a provocare con interviste e insulti al governo, non solo quello gialloverde, epoca a cui risalgono i fatti della Sea Watch, ma al governo Meloni.
Carola Rackete sproloquiò di “pericolo antifascista” in Italia
Era l’agosto del 2023 quando La Stampa le dedicò un’intervista a tutta pagina in cui la “capitana” icona della sinistra sproloquiò di pericolo antifascista. “Le condizioni in Italia per i migranti sono in generale peggiorate”. “Estrema destra al governo”. “Gli accordi con la Tunisia non si devono fare”. Si improvvisò politologa con proclami deliranti contro il nostro Paese e le politiche migratorie dell’esecutivo. All’epoca, nel suo Paese, in Germania, persino il partito in cui si candidò alle Europee – Die Linke (La sinistra)- non gradì i toni troppo accesi del suo programma. Solo in Italia i corifei dell’immigrazionismo e delle Ong sono sempre stati ben disposti a mettersi sull’attenti con la Rackete.
Cogliamo fior da fiore qualche stralcio del suo sproloquio di allora. “E’ chiaro che come minimo dobbiamo rispettare i diritti umani. Non bisogna dimenticare che queste convenzioni sono nate dagli orrori della Seconda guerra mondiale e dal nazifascismo. E ora stiamo andando di nuovo verso una situazione in cui i partiti di destra si consolidano, e non solo in Italia. Questo è il momento di prendere coscienza che in Europa serve una alleanza antifascista: una linea rossa che eviti ai conservatori e all’estrema destra di collaborare, perché la Storia ci insegna dove si va a finire”. Non un granché come analisi. A parte l’ideologismo, da allora la maggior parte dei paesi europei hanno avuto la meglio, a parte la Spagna, spostando l’asse politico e gli equilibri della Ue.
“Non dobbiamo cedere al governo Meloni”
Sempre divisiva, addirittura ebbe la faccia tosta di criticare gli accordi con la Tunisia della Ue, sull’onda della politica di Giorgia Meloni e del Piano Mattei: uno dei punti più qualificanti dell’esecutivo di centrodestra. “Trovo scandaloso che la Ue abbia trattato con la Tunisia. Abbiamo appena visto cosa fanno le forze di sicurezza tunisine ai migranti nel deserto e come li abbandonano lì. Tutta l’Unione europea è coinvolta in questo. E non dobbiamo credere quando un governo Meloni cerca di presentarsi come moderato a Bruxelles”. E’ un governo “di estrema destra e tutti devono esserne consapevoli. Non ci può essere cooperazione con Meloni a nessun livello nell’Ue”. Assurdità e menzogne. Una vergogna venduta come un ragionamento.
All’Europarlamento con Ilaria Salis e Mimmo Lucano
Arriviamo al gennaio 2024 quando proclamò: “Non lasceremo l’Ue ai fasci. Ecco perché mi candido al Parlamento europeo”. Fu eletta, come indipendente nelle liste di Die Linke, il partito tedesco della sinistra radicale. Non ebbe bisogno di raccogliere preferenze, perché il sistema elettorale da quelle parti prevede la lista bloccata. Andò a sedersi con Ilaria Salis e Mimmo Lucano nel raggruppamento The Left Nel luglio del 2025 si è dimessa. Non ci è mancata fino adesso. Finché la vicenda del risarcimento alla Sea Watch da parte delle toghe di Palermo non ci hanno fatto ripiombare nello sconcerto più assoluto. Alla ONG è stata riconosciuta una somma di circa 100.000 euro per il fermo della nave da luglio a dicembre 2019, cioè cinque mesi. Confrontando la cifra con l’importo che in media viene riconosciuto a un cittadino italiano arrestato ingiustamente nei confronti del quale lo Stato ammette l’errore e lo risarcisce, abbiamo a spanne 37mila euro. Vi sembra normale?