Speranze ridotte al lumicino
Bimbo di Napoli, il comitato di esperti dice no a un nuovo trapianto di cuore: “Condizioni non compatibili”
Dramma senza fine. Le condizioni del piccolo Domenico “non sono compatibili con un nuovo trapianto”. E’ la triste diagnosi a cui è giunto il consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico. Lo rende noto l’Azienda Ospedaliera dei Colli. Il consulto era molto atteso, “si è trattato di “un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile. Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che La Direzione Strategica ha provveduto ad informare il Centro Nazionale Trapianti ed esprime la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile”. E’ il verdetto che gela le speranze di tutta Italia che è in ansia per il bimbo che lotta tra la vita e la morte.
Bimbo col cuore danneggiato: il no degli esperti al nuovo trapianto
Era la notizia che i familiari del piccolo non avrebbero mai voluto ricevere: le speranze che il piccolo Domenico possa riprendersi ora sono ridotte al lumicino. La mamma Patrizia – che era stata confortata dalla telefonata affettuosa e solidale della premier Meloni- sperava da sempre in un nuovo trapianto. Anche dopo il parere negativo dato giorni fa dall’èquipe del Bambin Gesù. L’Heart Team riunito all’ospedale Monaldi di Napoli ha espresso dunque parere negativo sul nuovo trapianto da effettuare sul bimbo di due anni, al quale lo scorso 23 dicembre era stato trapiantato un cuore arrivato danneggiato. L‘equipe di esperti è arrivata a Napoli da Roma, Padova, Bergamo e Torino. E ha valutato le condizioni del piccolo paziente e la predisposizione a un nuovo trapianto, considerando che da oltre 50 giorni è collegato all’Ecmo per garantirgli il supporto extracorporeo alla funzione cardiaca.
L’unico disposto a rioperarlo è il chirurgo che aveva già operato il bimbo
«Il bambino è sveglio – aveva spiegato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi all’esterno dell’ospedale, alle 14 prima della diagnosi finale -. La mamma è fuori perché ovviamente a livello neurologico la sua presenza potrebbe agitarlo». La signora Patrizia ha trascorso alcune ore all’ospedale Monaldi di Napoli “col cardinale Domenico Battaglia che la sta supportando. Hanno pregato insieme. L’arcivescovo è appena andato via”, ha riferito l’avvocato che ha confermato che “per valutare le condizioni neurologiche era necessario diminuire quantomeno la sedazione per valutare le reazioni del cervello, se ci sono state o meno lesioni cerebrali”. Poi il legale aveva aggiunto: «Ci dicono che c’è un 10% di possibilità di riuscita dell’operazione. Mi è stato riferito ieri sera da uno dei medici che l’unico disposto ad operare di nuovo il bambino è il cardiochirurgo che aveva già operato il piccolo. La mamma su questa scelta è d’accordo. Ci dicono che c’è un 10 per cento di possibilità di riuscita dell’operazione. Nessuno degli altri chirurghi, mi hanno detto, presenti oggi, sarebbe disponibile a partecipare all’operazione».
Gli ispettori al Monaldi
Gli ispettori del ministero della Salute sono arrivati all’ospedale Monaldi di Napoli e sono in corso gli audit sul caso del piccolo paziente che il 23 dicembre ha ricevuto il trapianto di un cuore danneggiato. Il team del ministero è composto da esperti del dicastero, dell’Agenas, dei Nas, dell’Iss e Centro nazionale trapianti. Lo apprende l’Adnkronos Salute. A coordinare il team è Maria Grazia Laganà della Direzione generale della Programmazione sanitaria-qualità, rischio clinico e programmazione ospedaliera del ministero della Salute.
La mamma rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà
Ora la mamma sta chiedendo le cartelle cliniche per studiarle e farle vedere al consulente di parte. “Se è finito il momento della speranza, inizia quello della responsabilità”. E’ il legale a parlare e a descrivere un momento tragico: “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Vede che il figlio è ancora in vita, non ha chiuso ancora gli occhi. Ma i migliori specialisti le hanno detto che non può ricevere un nuovo trapianto, quindi è anche rassegnata. Non abbiamo motivo di contraddirli, ma dobbiamo vedere un attimo la documentazione”.