Sentenza a orologeria (errata)
Beffa Spin Time: il Viminale condannato a risarcire 21 milioni. FdI: “Paghi la sinistra dei salotti che ha detto no allo sgombero”
Ventuno milioni di euro. Tanto costerà ai contribuenti italiani l’idillio ideologico tra la sinistra romana, i movimenti per la casa e il mondo dorato del cinema “impegnato”. La sentenza del Tribunale di Roma, che condanna il ministero dell’Interno a risarcire la proprietà di Spin Time, l’immobile occupato di Via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, è il coronamento di un paradosso kafkiano: lo Stato paga per non aver sgomberato ciò che la sinistra politica e culturale ha fatto di tutto per proteggere.
Il tribunale di Roma condanna il Viminale a risarcire oltre 21 mln euro per Spin Time
Il dato che balza agli occhi, e che rende la sentenza quasi surreale, è la tempistica. Il Viminale viene sanzionato per un’occupazione iniziata nell’ottobre 2013. All’epoca, Matteo Piantedosi non sedeva certo sulla poltrona di ministro. Né aveva responsabilità di governo. Anzi, la beffa è doppia: proprio Piantedosi, prima da prefetto, e ora da titolare del Viminale, è l’uomo che ha impresso la svolta decisiva, ordinando la stretta sulle occupazioni e inserendo Spin Time nel piano sgomberi della Prefettura. Condannare oggi il suo dicastero significa, di fatto, equivocare sull’addebito all’attuale governo delle omissioni e delle prudenze ideologiche dei governi precedenti e delle amministrazioni capitoline di prima, che per un decennio hanno “coccolato” l’illegalità.
Caso Spin Time, il paradosso di Piantedosi: condannato per colpe altrui
Sì, perché il Viminale è stato condannato a risarcire oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero di Spin Time Labs, l’immobile di Via Santa Croce in Gerusalemme a Roma occupato dai movimenti per la casa nel 2013 – ossia ben prima che Matteo Piantedosi si insediasse al ministero – e inserito, proprio su input di Piantedosi, nel piano sgomberi della prefettura di Roma. A stabilire il risarcimento la seconda sezione civile del Tribunale di Roma, nella causa intentata da InvestiRE Sgr nella sua qualità di gestore del “Tip-Fondo Immobili Pubblici”.
Nella sentenza del 18 dicembre 2025, che, a quanto apprende l’Adnkronos, è stata appena notificata al ministero dell’Interno, il giudice Assunta Canonaco in particolare condanna il Viminale «al pagamento in favore di parte attrice della somma di euro 21.182.118.50 al valore attuale». E «al pagamento dell’importo di euro 206.932,53 mensile per il periodo successivo al dicembre 2025. Sino alla liberazione dell’immobile. E dell’importo di curo 150.00,00 per il mancato guadagno relativo alle sei annualità successive al 2025». Oltre alle spese del giudizio, «liquidate in complessivi euro 108.394,00 per compensi».
Caso Spin Time, tra le pagine della sentenza
E ancora. «È vero che l’occupazione illecita, e quindi il reato è stato posto in essere da soggetti terzi, ma il danno conseguente a tale occupazione può e deve essere imputato al ministero dell’Interno che, a fronte della emissione da parte dell’Autorità giudiziaria di un provvedimento di sequestro preventivo – si legge nelle 25 pagine della sentenza – aveva uno specifico obbligo di impedire la prosecuzione dell’illecito, essendo obbligato a dare esecuzione al decreto di sequestro. Al ministero non può imputarsi il danno da occupazione abusiva commessa da altri.
Ma sicuramente il danno derivante dalla mancata tempestiva attuazione del sequestro. Infatti, nel caso di specie è pacifico che, a fronte dell’occupazione del compendio immobiliare avvenuta nell’ottobre 2013, su richiesta del pm del 27 febbraio 2020, il gip di Roma ha ordinato il sequestro preventivo dell’immobile il 31 marzo 2020 con rimessione degli atti al pubblico ministero per la sua esecuzione. Tuttavia, non risulta mai eseguito l’ordine del giudice».
Dunque, nella sentenza il giudice ritiene «di dovere dare continuità all’orientamento del Tribunale di Roma che, in fattispecie simili, ha ritenuto sussistere la giurisdizione del giudice ordinario nel caso in cui il danno oggetto della pretesa risarcitoria sia stato “provocato dal comportamento materiale con cui la Pa ha omesso di compiere un’attività vincolata. Come accade in caso di mancata attuazione di un ordine di sgombero dell’autorità giudiziaria”, non rientrando nel potere discrezionale della pubblica amministrazione stabilire se dare o meno attuazione ad un provvedimento dell’autorità giudiziaria».
Perché il ministero deve rispondere
Per il giudice dunque «il ministero dell’Interno deve rispondere dell’omessa esecuzione del provvedimento di sequestro emesso dall’autorità giudiziaria, in virtù del principio di immedesimazione organica dei suoi funzionari (in specie Prefetto e Questore), essendo le forze di polizia incaricate dell’esecuzione, con la precisazione che quest’ultime, pur se funzionalmente dipendenti dall’autorità giudiziaria ex art. 109 Cost., sul piano amministrativo sono riconducibili al ministero dell’Interno».
Buonisti e radical chic sulle spalle di responsabili legali e contribuenti
Ma in tutto questo non si può dimenticare chi ha garantito copertura morale e mediatica a questo scenario. Mentre la proprietà chiedeva giustizia. E i cittadini romani vedevano calpestata la legalità. Scendeva in campo la solita armata dei radical chic. I nomi sono i soliti dei salotti buoni del cinema: Bellocchio, Favino, Garrone, Moretti, Gassman. Tutti in fila, insieme ad altri, a firmare petizioni per impedire lo sgombero, definendo l’occupazione abusiva un “polo culturale”.
Ma oggi, che il conto è arrivato al Viminale – oltre 21 milioni di euro più interessi e spese legali – dove sono questi paladini della cultura? Facile fare i generosi con la proprietà privata degli altri. E, soprattutto, con i soldi delle tasse degli italiani. Se questi registi e attori ritengono che l’occupazione sia un valore, affrontino a loro volta la sentenza (e i suoi oneri)…
La legalità non è un optional
Come del resto opportunamente sottolineato dai consiglieri di Fratelli d’Italia, Roma non può più essere il terreno di gioco per esperimenti sociali sulla pelle dei contribuenti. La sentenza certifica il fallimento del modello “occupazioni tollerate” caro ad Avs e Pd. Il governo Meloni ha già dimostrato, con i fatti e con le direttive, di aver cambiato rotta. Resta l’amaro in bocca per un sistema giudiziario che colpisce l’istituzione proprio quando questa inizia a funzionare, dimenticando chi, per anni, ha girato la testa dall’altra parte per non scontentare il “partito dei centri sociali”.
Occupazioni, FdI: «Spin Time, ancora una volta a pagare prezzo illegalità sono cittadini romani»
«La sentenza del Tribunale di Roma che condanna il Ministero dell’Interno a risarcire oltre 21 milioni di euro dello Spin Time, certifica un fatto politico gravissimo: anni di mancati sgomberi, coperti e tollerati dal Campidoglio e dal centro-sinistra, hanno prodotto un conto salatissimo che finirà sulle spalle dei contribuenti. Ancora una volta a pagare il prezzo dell’illegalità sono i cittadini romani». È quanto dichiarano i consiglieri capitolini di Fratelli d’Italia, Giovanni Quarzo, Federico Rocca, Stefano Erbaggi, Mariacristina Masi e Francesca Barbato, e il presidente e vicepresidente della Federazione romana di FdI, Marco Perissa e Daniele Rinaldi.
«Da anni – continuano – assistiamo allo stesso copione: il Campidoglio, insieme al Pd, ad Avs e a tutta la galassia della sinistra romana, si schiera sistematicamente contro l’applicazione della legge, partecipando a tavoli in Prefettura e mettendo in atto ogni pressione possibile per evitare lo sgombero di immobili occupati abusivamente, mascherandoli ipocritamente da “poli culturali”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: utenze pagate da Pantalone. Immobili sottratti alla legalità, e ora anche risarcimenti milionari. Ventuno milioni di euro oggi, domani chissà.