Salta il tavolo
Attacco preventivo di Israele e Usa all’Iran. Trump: “L’obiettivo è eliminare le minacce imminenti”
Il presidente americano spiega: "abbiamo provato a fare un accordo ma hanno rifiutato". Intanto contro attacco dall'Iran: sirente suonano anche a Tel Aviv
«Lo Stato di Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran per eliminare le minacce allo Stato di Israele». Per bocca del ministro della Difesa Israel Katz, Tel Aviv ha ufficializzato un’operazione che segna un salto di livello rispetto alle tensioni delle ultime settimane. Fino a pochi giorni fa il confronto si muoveva sul doppio binario dei negoziati sul nucleare e della deterrenza militare. Ora la dimensione operativa ha preso il sopravvento. Stamattina esplosioni sono state udite a Teheran. Giornalisti sul posto hanno riferito di due colonne di fumo nero in diversi quartieri della capitale. Una si sarebbe alzata nei pressi dell’area di Pasteur, dove si trovano la residenza della Guida Suprema e il palazzo presidenziale. Fonti occidentali sostengono che l’Ayatollah Ali Khamenei sia stato trasferito in una località sicura. Nel mentre i caccia sorvolano i cieli e il presidente americano Donald Trump dichiara: «Abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano, un gruppo feroce di persone molto dure e terribili. Abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato». Queste le conseguenze. In un video su X interviene anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Il regime terroristico, sanguinario non deve essere dotato di armi nucleari che gli consentirebbero di minacciare l’umanità intera“.
Lo spazio aereo chiuso ma missili iraniani arrivano in Isreaele
Secondo un funzionario della difesa israeliana, l’operazione era pianificata da mesi in coordinamento con Washington e la finestra temporale era stata decisa settimane fa. Si tratterebbe, dunque, di azione militare congiunta.
Intanto, in Israele le sirene hanno risuonato intorno alle 08:15 ora locale. L’esercito ha parlato di allarme preventivo in vista di possibili lanci missilistici. Il Comando del Fronte Interno ha disposto la chiusura di scuole e attività non essenziali. Lo spazio aereo israeliano è stato interdetto ai voli civili. Misura analoga a Teheran, che ha sospeso il traffico aereo mentre si susseguivano notizie di esplosioni a Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah. Attacco poi arrivato, tanto che le sirene risuonano anche a Tel Aviv e in tutto il centro di Israele durante l’attacco missilistico iraniano, in risposta agli attacchi di questa mattina. Lo rende noto l’esercito israeliano (Idf), affermando che i sistemi di difesa aerea stanno lavorando per intercettare i missili. Al momento, riporta il quotidiano “Times of Israel”, non ci sono feriti
Il precedente di giugno pesa. Allora Israele e Iran avevano combattuto una guerra aerea di dodici giorni. Gli Stati Uniti si erano uniti alla campagna contro i siti nucleari iraniani. Teheran aveva risposto colpendo con missili la base di Al Udeid in Qatar. Oggi il rischio è un ciclo di ritorsioni più ampio, con basi americane e territorio israeliano nel mirino. Le potenze occidentali sostengono che il programma missilistico balistico iraniano minacci la stabilità regionale e possa diventare vettore nucleare. Teheran nega di voler costruire bombe atomiche, ma ha ribadito che si difenderà da qualsiasi attacco e ha avvertito i Paesi che ospitano truppe statunitensi.
Diplomazia in crisi
L’escalation arriva infatti mentre Stati Uniti e Iran avevano ripreso a febbraio i colloqui sul nucleare. Washington insisteva su limiti stringenti all’arricchimento e sul contenimento del programma missilistico. Teheran si diceva pronta a discutere restrizioni in cambio della revoca delle sanzioni, ma rifiutava di collegare il dossier nucleare ai missili. Israele chiedeva lo smantellamento dell’infrastruttura atomica iraniana, non una semplice sospensione.
Nei giorni precedenti, segnali contrastanti. Il Dipartimento di Stato aveva annunciato l’evacuazione del personale non essenziale dall’ambasciata in Israele. «Le persone potrebbero valutare di lasciare Israele finché sono disponibili voli commerciali», aveva dichiarato il Dipartimento di Stato. Parallelamente, funzionari coinvolti nei colloqui a Ginevra parlavano di progressi.
Il rafforzamento militare americano nel Golfo e i briefing al presidente hanno però indicato che l’opzione militare restava sul tavolo. Ora è diventata realtà operativa.