Terremoto a Londra
Anche Mandelson in manette per il caso Epstein: l’Internazionale rossa trema e il governo Starmer vacilla
La polizia metropolitana ha prelevato l'ex ministro ed ex ambasciatore dalla sua abitazione nel centro di Londra
I messaggi affettuosi, le foto in mutande nell’attico di New York, i bonifici: anche Peter Mandelson è finito in manette per i rapporti opachi con il defunto finanziare Jeffrey Epstein. Come era già toccato la settimana scorsa a un altro ancora piu’ illustre “ex”, il principe Andrea.
La polizia metropolitana ha prelevato l’ex ministro ed ex ambasciatore dalla sua abitazione nel centro di Londra. Agenti in borghese, macchina anonima, nessuno spiegamento di forze. Mandelson è salito tranquillamente sull’auto che lo portava a Scotland Yard. Del resto, il barone Peter Benjamin Mandelson è uomo di mondo, ha vissuto nei suoi 72 anni fortune e disgrazie da cui era sempre riuscito a risollevarsi. Ma difficilmente l’araba fenice possa risorgere anche dalle ceneri delle sue relazioni con l’amico miliardario e pedofilo morto suicida in carcere nel 2019. Fatale gli è stata la pubblicazione dei dossier su Epstein.
Scotland Yard ha eseguito l’arresto
La prima tranche, uscita a settembre dello scorso anno, gli è costata il licenziamento da ambasciatore a Washington. Tra le carte c’era un suo messaggio per il 50mo compleanno di Epstein, nel 2003, in cui definiva il finanziere suo “migliore amico” e “un uomo intelligente e arguto”. E ancora un’email mandate a Epstein nel 2008, poco prima che si dichiarasse colpevole in Florida per traffico di minori: “Penso molto a te, mi sento impotente e sono arrabbiato per quello che e’ successo”, scriveva e lo esortava “a combattere”. Da qui la sofferta ma inevitabile decisione del premier Keir Starmer di scaricarlo. Non abbastanza comunque da mettere Donwing Street al riparo della valanga che sarebbe arrivata qualche mese dopo. All’epoca in molti pensavano che sarebbe tornato, una volta sopito il clamore sulla vicenda, come era accaduto in passato.
Già due volte Mandelson si era trovato a rinunciare a incarichi di governo per incidenti di percorso. Nel 1999, da segretario all’Imprenditoria, era finito nella graticola per aver comprato una casa a Notting Hill nel 1996 in parte con un prestito senza interessi di 373.000 sterline da Geoffrey Robinson, collega di gabinetto e milionario sotto inchiesta. Nel gennaio 2001, era stato accusato di aver usato la sua posizione di sottosegretario per l’Irlanda del Nord per velocizzare una richiesta di passaporto. Ma era sempre riuscito a riaffacciarsi. Dal 2004 al 2008 e’ stato commissario europeo al Commercio.
Coinvolto nello scandalo di Epstein, Starmer è diventato indifendibile
Storico attivista del partito Laburista, è considerato uno degli artefici della vittoria di Tony Blair alle elezioni del 1997. Anche a lui si deve il rinnovamento dell’immagine del partito e il termine ‘New Labour’ che tanta fortuna ha portato a Blair che lo ha voluto come suo stretto consigliere anche per le elezioni del 2001 e del 2005. Dopo che la sconfitta dei laburisti nel 2010, si e’ riconvertito da ‘spin doctor’ a lobbysta e ha co-fondato la società Global Counsel, con sede a Londra. Ma non ha mai smesso di contare nei circoli laburisti, compreso quello di Starmer che a dicembre del 2024 lo nomina ambasciatore. Il premier viene convinto dal suo allora capo di gabinetto Morgan McSweeney che per questo si e’ dovuto dimettere. A dispetto di vecchie dichiarazioni del 2019 in cui Mandelson aveva definito Trump “un pericolo il mondo”, parole per cui si era dovuto scusare per farsi accettare la lettera di credenziali. Nonostante la gaffe, con Trump tornato alla Casa Bianca serviva qualcuno di solida esperienza e fiuto politico. Qualità che a Mandelson non difettavano, così come l’abilità nel tessere relazioni. Se la prima ondata di file Epstein ha messo fine alla sua carriera diplomatica, la seconda tranche sembra aver chiuso la sua carriera tout court. Mandelson, che è stato uno dei primi politici britannici a fare coming out, nel 2023 ha sposato un interprete brasiliano con cui conviveva dal 1998.
Mandelson sostiene di non essere stato coinvolto nei crimini sessuali di Epstein in quanto era gay. Eppure è rimasto in contatto fino al 2016 e, alla vigilia dell’incarcerazione di Epstein per accuse di abusi sessuali su minori, ha scritto: “Ti adoro e mi sento senza speranza e furioso”, lo ha esortato a “lottare per una liberazione anticipata” e gli ha offerto sostegno.
Adesso trema anche Starmer
Nelle carte pubblicate a fine gennaio dal dipartimento di Giustizia americano risulta che Epstein abbia pagato 75.000 dollari a Mandelson, in tre transazioni separate da 25.000 dollari nel 2003 e nel 2004. La sua difesa è stata imbarazzata e imbarazzante: “Credo che queste accuse siano false”, ha detto, “non ne ho ricordo ma devo verificare”. E poi le immagini rubate nell’appartamento di Epstein a Manhattan con Mandelson che in mutande mostra carte a una signorina in accappatoio. Troppa la pressione su di lui e soprattutto sul premier Keir Starmer per restare aggrappato anche ultime poltrone. Il primo febbraio si è dimesso dal Labour. Il 3 anche il suo seggio alla Camera dei Lord su cui sedeva dal 2008 come pari a vita. I prossimi giorni diranno se anche Starmer verrà travolto dello scandalo Epstein.