A due anni dalla morte
«Alexei Navalny è stato avvelenato da Putin»: le prove nello studio di cinque Paesi europei
L'esito dell'indagine è stato presentato dalla moglie del dissidente, Yulia, e dai ministri degli Esteri delle Nazioni coinvolte a margine della conferenza di Monaco. Von der Leyen: «La Russia agisce come uno Stato terrorista»
Alexei Navalny, il dissidente russo morto due anni fa in carcere della Siberia, è stato avvelenato. È la conclusione cui sono giunti gli scienziati di cinque diversi Paesi europei, guidati dal Regno Unito. È stata la vedova di Navalny, Yulia Navalnaya, a dare notizia della scoperta, in una conferenza stampa a margine del vertice sulla sicurezza di Monaco cui hanno partecipato i ministri degli Esteri di Regno Unito, Germania, Svezia e Paesi Bassi. Oltre a questi quattro Paesi, anche la Francia ha partecipato all’indagine scientifica.
«Alexei Navalny è stato avvelenato da Putin»
Yvette Cooper, ministro degli Esteri britannico, ha spiegato che il Foreign Office ha «le prove» che il presidente russo Vladimir Putin abbia ordinato di avvelenare Navalny. In particolare, secondo quanto emerso, il dissidente russo, che aveva 47 anni, sarebbe stato avvelenato con l’epibatidina, una neurotossina letale che si trova nelle rane freccia che vivono in Ecuador, che è utilizzata dalle tribù indigene del Sud America nelle cerbottane durante la caccia e che è 200 volte più forte della morfina. L’epibatidina causa paralisi, arresto respiratorio e una morte dolorosa.
Lo studio di cinque Paesi europei
Le conclusioni dell’indagine saranno ora sottoposte all’organismo di controllo delle armi chimiche delle Nazioni Unite, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw). «È difficile per me trovare le parole giuste», ha detto Yulia Navalnya, che due anni fa si trovava alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco quando, il 16 febbraio 2024, venne diffusa la notizia della morte del marito. «È stato il giorno più orribile della mia vita. Sono salita sul palco e – ha ricordato – ho detto che mio marito, Alexei Navalny, era stato avvelenato. Cos’altro poteva succedere con il nemico numero uno di Putin in una prigione russa? Ma ora capisco e so che non si tratta solo di parole. È una prova scientifica».
Yulia Navalnaya: «Ero sicura dell’avvelenamento, ora c’è la prova»
«Ero certa fin dal primo giorno che mio marito fosse stato avvelenato, ma ora c’è la prova: Putin ha ucciso Alexei con un’arma chimica. Sono grata agli Stati europei per il lavoro meticoloso che hanno svolto in due anni e per aver svelato la verità. Vladimir Putin è un assassino. Deve essere ritenuto responsabile di tutti i suoi crimini», ha scritto poi Yulia Navalnaya su X.
Von der Leyen: «La Russia agisce come uno Stato terrorista»
Per il ministro degli Esteri francese, Noël Barrot, l’esito delle analisi condotte dagli scienziati europei dimostra che «Putin è pronto a usare armi chimiche contro il suo stesso popolo per rimanere al potere». Sul caso è intervenuta anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Cinque nazioni europee hanno stabilito che la Russia ha avvelenato Alexei Navalny. Si è trattato di un atto codardo da parte di un leader spaventato», ha scritto su X, sottolineando che «la Russia da tempo agisce come uno Stato terrorista, affidandosi a metodi terroristici. Avvelenare avversari politici. Zittire i giornalisti. Invadere vicini pacifici. Questa è la vera faccia della Russia di oggi. Onoriamo la memoria di Alexei Navalny e di tutti coloro che la Russia di Putin ha violentemente zittito nel corso degli anni».