CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

La testimonianza del poliziotto aggredito a calci, pugni e martellate al corteo di Askatasuna e il ringraziamento all’amico e collega che lo ha aiutato a salvarsi

Martelli contro la divisa

Agente aggredito a Torino: devo la vita al mio amico e angelo custode Lorenzo. Schiaffo morale ai distinguo della sinistra (video)

Cronaca - di Lorenza Mariani - 3 Febbraio 2026 alle 11:10

Mentre nei salotti della sinistra si filosofeggia ancora sul “diritto al dissenso” e si cercano ridicoli alibi per i teppisti di Askatasuna, le immagini che arrivano da Torino restituiscono la cruda realtà di un massacro agghiacciante e di una tragedia sfiorata grazie a resilienza e coraggio dei due agenti protagonisti di uno degli episodi simbolo della virulenza e della follia anarchica del corteo di Askatasuna a Torino. E oggi, se i due rappresentanti delle forze dell’ordine sono qui a raccontarlo e a testimoniarlo, è proprio grazie alla forza e allo spirito di collaborazione tra le forze dell’ordine sotto attacco dei violenti, che hanno fatto la differenza.

Come dimostra il video diffuso dalla Polizia di Stato e ripreso ieri da tutti i telegiornali in tv con le parole di Alessandro Calista – l’agente aggredito, anche a colpi di martello, durante gli scontri a Torino – e quelle del collega collega Lorenzo Virgulti intervenuto a salvarlo dalla ferocia antagonista. Parole che ricostruiscono a chiare lettere non solo una testimonianza di cronaca, ma il manifesto di un’aggressione premeditata contro lo Stato. Quella che ha visto un agente accerchiato. Preso a calci e pugni in testa e colpito con ferocia persino con dei martelli. Un uomo in divisa, salvato solo dal coraggio e dal senso del dovere dei suoi colleghi.

E quello con cui ci ritroviamo a fare i conti è il volto del finto “pacifismo” rosso: un’escalation di odio che trasforma le piazze in campi di battaglia, dove a fare da bersaglio sono padri di famiglia in divisa, colpevoli solo di presidiare la legalità contro la furia ideologica di chi rifiuta di accettare le regole della democrazia.

Torino, la drammatica testimonianza dell’agente aggredito

«Sono un po’ amareggiato, ma mi sento bene. La manifestazione si è rivelata essere molto violenta, c’è stata una escalation di violenza da parte dei manifestanti nei confronti degli operatori di polizia. Doveva essere un corteo pacifico, invece è diventato tutt’altro», racconta nel video Alessandro Calista, l’agente accerchiato e brutalmente aggredito durante gli scontri a Torino.

Calista: «Una escalation di violenza… Poi e mi sono ritrovato nella ressa e…»

«Penso che chiunque avrebbe avuto paura, ma con tutti gli addestramenti che facciamo sono riuscito a gestirla al meglio», aggiunge Calista. Che poi tiene a ringraziare la squadra. «È sempre stata vicina a me, nonostante il video dicesse il contrario. Ma smentisco tutto e dico che erano vicini – precisa e sottolinea il poliziotto –. Solamente che gli attacchi dei manifestanti arrivavano da tutte le parti, quindi cercavamo di contenere un po’ il tutto. Poi mi sono ritrovato nella ressa. Mi hanno spinto giù e, da lì, è successo quello che è successo».

Il grazie al collega, e la testimonianza dell’agente intervenuto in suo aiuto

Ma non è ancora tutto. In particolare, infatti, Calista vuole ringraziare il collega Lorenzo Virgulti: “Mio fratello e angelo custode», lo definisce, che «mi ha tirato via da tutto il casino. E mi ha salvato la vita». Da parte sua, quindi, anche Virgulti, sempre attraverso il video della Polizia di Stato, racconta: «Quando ho visto il collega accerchiato e aggredito mi sono subito avvicinato verso di lui e l’ho protetto con lo scudo, come avrebbe fatto qualsiasi altro collega se l’avesse visto prima di me. Infatti, sono arrivato qualche secondo prima degli altri che subito sono arrivati in supporto. E tutti insieme, tutta la squadra, abbiamo esfiltrato il collega dalla zona un po’ più calda, pericolosa per ricongiungerci al resto del contingente che era poco dietro, perché impegnato in altri ingaggi. In altri scontri con altre centinaia di manifestanti».

Lo schiaffo morale ai “distinguo” improponibili di certa sinistra sulle violenze dei centri sociali

Ed è sotto gli occhi di tutti, allora, come i racconti – e soprattutto le precisazioni delle loro testimonianze – dei due poliziotti circa il presunto isolamento dalla squadra dimostrino come e quanto la Polizia sia e si senta un corpo unico. Una famiglia che non abbandona nessuno… A differenza di certa sinistra che, restando ambigua su condanne e assoluzioni, finisce per accreditare moralmente le ragioni del dissenso dei violenti.

Anche per questo, allora, il racconto di Calista e Virgulti non è solo la cronaca di un salvataggio miracoloso. Ma è lo schiaffo morale più forte a chi, come Bonelli o la Schlein, continuano a balbettare improponibili “distinguo”. Perché quando un agente viene “spinto giù” e accerchiato da una folla che usa i martelli come argomenti politici, non si può più parlare di “manifestazione degenerata”: si deve avere il coraggio di parlare di criminalità che agisce sotto il vessillo di una violenza estremista.

(In basso, la video-testimonianza di Alessandro Calista, l’agente aggredito a calci, pugni e martellate al corteo di Askatasuna e il racconto dell’amico poliziotto che è intervenuto a salvarlo, Lorenzo Virgulti dalla pagina Facebook del Tg3)

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Lorenza Mariani - 3 Febbraio 2026