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Robert Duvall

Aveva 95 anni

Addio a Robert Duvall, icona del cinema che credeva nei valori tradizionali e repubblicani

L'attore premio Oscar si è spento nella sua casa di San Diego. Fra le sue interpretazioni indimenticabili, il consigliori del Padrino e il tenente colonnello Kilgore di Apocalypse Now

Cronaca - di Viola Longo - 16 Febbraio 2026 alle 21:03

È morto all’età di 95 anni Robert Duvall, icona del cinema americano e attore dalla presenza magnetica. Duvall ha recitato in pellicole che appartengono alla storia del cinema come Il Padrino e Apocalypse Now, spesso con ruoli secondari che ha saputo comunque rendere immortali con la sua interpretazione. “Bob”, come lo chiamavano familiari e amici, nel corso della sua lunghissima e proficua carriera, ha ricevuto sei candidature, vincendo la statuetta nel 1983 per Tender mercies – Un tenero ringraziamento.

Addio a Robert Duvall

L’attore si è spento nella sua casa di San Diego, in California. La notizia della morte è stata data dalla moglie, l’attrice Luciana Pedraza, attraverso un commovente post su Facebook: «Circondato dall’amore, domenica 15 febbraio abbiamo detto addio al mio amato marito, prezioso amico e uno dei più grandi attori del nostro tempo. Bob si è spento serenamente a casa sua, circondato dall’affetto e dal conforto dei familiari».

Sei candidature all’Oscar, una vittoria, quattro Golden Globe

Candidato all’Oscar per Il padrino, Apocalypse now, Il grande Santini, L’apostolo, A Civil Action e The Judge, Duvall ha inoltre vinto quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award e un Bafta.

La fede nei valori tradizionali

Nato il 5 gennaio 1931 a San Diego, è cresciuto in una famiglia dalle forti tradizioni. Suo padre, William Howard Duvall, era un ammiraglio della Marina statunitense, mentre sua madre, Mildred Virginia Hart, si dilettava come attrice. L’influenza paterna lo porterà a servire il proprio Paese durante la guerra di Corea, dal 1953 al 1954, esperienza che segnerà il giovane Robert e contribuirà a modellare la profondità psicologica che contraddistinguerà i suoi futuri personaggi sul grande schermo.

Dopo l’esercito, Duvall si trasferisce a New York per studiare recitazione alla Playhouse School of Theatre, dove stringe amicizia con Dustin Hoffman, James Caan e Gene Hackman. Qui inizia un lungo apprendistato sui palcoscenici di Broadway e Off-Broadway, dove costruisce la sua reputazione di attore capace di muoversi con naturalezza tra ruoli drammatici intensi e personaggi complessi. Il suo debutto avviene nel 1952 al Gateway Playhouse di Long Island e, dopo una pausa forzata dal servizio militare, torna al teatro con una serie di interpretazioni memorabili, tra cui Eddie Carbone in Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, ruolo che definirà in seguito il «catalizzatore della sua carriera».

Da “Il buio oltre la siepe” alla consacrazione con “Il Padrino”

Duvall fa il suo ingresso nel cinema nel 1962 con Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, interpretando un giovane uomo mentalmente instabile, per poi essere consacrato dieci anni dopo dal Padrino nel ruolo di Tom Hagen, consigliori e figlio adottivo di Don Vito Corleone. Da lì in poi è storia del cinema.

L’impegno politico e filantropico

All’impegno professionale, Duvall ha affiancato anche quello politico come sostenitore del Partito Repubblicano – appoggiando figure come George W. Bush, Rudy Giuliani, John McCain e Mitt Romney – e quello filantropico con la fondazione nel 2011, insieme alla moglie Luciana Pedraza, del Robert Duvall Children’s Fund per aiutare famiglie in Argentina e il sostegno a Pro Mujer, organizzazione dedicata alle donne più povere dell’America Latina.

Quattro matrimoni, nessun figlio

Duvall si è sposato quattro volte: con la ballerina Barbara Benjamin dal 1964 al 1975; con l’attrice Gail Youngs dal 1982 al 1986; poi con la ballerina Sharon Brophy dal 1991 al 1996. Nel 1997 iniziò una relazione con l’attrice argentina Luciana Pedraza che ha sposato nel 2005. Nonostante i quattro matrimoni, non ha mai avuto figli e, secondo quanto dichiarato nel 2007 dall’attore, la probabile causa sarebbe stata una sua infertilità. Tra i suoi amici più stretti figurano James Caan e Francis Ford Coppola, che testimoniano la sua capacità di creare legami duraturi basati sul rispetto e sull’arte condivisa.

Il ricordo della moglie: «Per il mondo era l’attore da Oscar, per me era tutto»

«Per il mondo, era un attore premiato con l’Oscar, un regista, un narratore. Per me – ha scritto ancora la moglie sui social – era semplicemente tutto. La sua passione per la sua arte era pari solo al suo profondo amore per i personaggi, per un buon pasto e per l’arte di intrattenere in salotto. In ciascuno dei suoi numerosi ruoli, Bob si è dato completamente ai personaggi e alla verità dell’animo umano che incarnavano. Così facendo, lascia a ciascuno di noi qualcosa di duraturo e indimenticabile. Grazie per gli anni di supporto che gli avete dimostrato e per averci concesso il tempo e l’intimità necessari per celebrare i ricordi che lascia dietro di sé».

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di Viola Longo - 16 Febbraio 2026