Chi è Simone Mastronardi
“Cento martellate”: il fondatore della rivista Generazione scrive contro i poliziotti dopo gli scontri di Torino
Cronaca - di Marco Di Castelvecchio - 3 Febbraio 2026 alle 18:25
La scia di rancore verso le forze dell’ordine, a fronte degli scontri di Torino dello scorso sabato, arriva anche dai social. Nello specifico, è stato il caso di Simone Mastronardi, fondatore del magazine “Generazione” e direttore artistico di “Spaghetti unplugged”, progetto culturale e format di eventi che nasce a Roma nel 2013. Il ragazzo aveva ripubblicato la storia di un manifestante insanguinato che presentava una scritta scioccante: “100 guardie martellate per ogni manifestante manganellato in questo modo”. La vicenda era stata ripresa da Welcome to favelas, che aveva pubblicato un post in cui documentava l’accaduto.
Lunedì, Mastronardi ha pubblicato un post per provare a spiegare l’accaduto: “Partiamo con il dire che io non ero presente sabato al corteo per l’Askatasuna e ovviamente non ho preso parte a nessun tipo di guerriglia o di scontro con la Polizia, contrariamente da quello che si può evincere dalla ricostruzione fallace e strumentale del post ai miei danni di Welcome to favelas, pubblicato ieri sera su un profilo che conta più di un milione di follower sparsi sul territorio nazionale”.
“Cento martellate”, parole choc del fondatore del magazine Generazione sugli agenti di Torino
Il fondatore di Generazione ha spiegato che, dopo aver visto la foto del manifestante ferito “in me ha prevalso un sentimento di rabbia nei confronti dei metodi ciecamente oppressivi che hanno adottato le forze dell’ordine in questo frangente e nei confronti della narrazione che stava avendo luogo”. Eppure risulta che all’interno della protesta ci fossero frange violente che poi hanno scatenato la guerriglia urbana, ecco perché la celere è dovuta intervenire. Secondo le parole di Mastronardi, il sentimento di rabbia “mi ha spinto a sfogarmi per mezzo social senza troppe mediazioni logiche, come mi è capitato più volte anche per esprimermi riguardo il genocidio in Palestina, gli sgomberi di case occupate con minori all’interno o i suicidi di padri o madri di famiglia post licenziamento”.
Ma il suo racconto prosegue: “Il mio pregresso di vita non mi ha mai permesso di rimanere lucido e conservare razionalità per l’elaborazione istantanea di quanto accade nel mondo o immediatamente attorno a me. Grazie a Generazione e al lavoro di tutti gli autori e le autrici che collaborano al progetto, ho imparato a farlo contribuendo a creare un luogo di confronto ‘lento’ che non sempre coincide con quello che sono e quello che provo”.
Dopo la pubblicazione, Mastronardi ha riconosciuto l’errore
Dopo aver ricevuto critiche piuttosto feroci sui social, Mastronardi ha riconosciuto il proprio errore: “Chiedo comunque scusa a tutte le persone che si sentono offese da ciò che ho scritto. Ci tengo a precisare che non sono un divulgatore o un soggetto politico/pubblico, quindi se le mie storie escono dalla bolla alla quale sono destinate, se vengono decontestualizzate e strumentalizzate per secondi fini, purtroppo io posso farci poco”. Nonostante l’ammissione della propria colpa, non si capisce in che modo la sua frase sia stata manomessa, visto il contenuto esplicito che ha divulgato sui social.
di Marco Di Castelvecchio - 3 Febbraio 2026