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Venezuela, la sinistra s’indigna (come al solito a senso unico)

Campo largo, giù la maschera

Venezuela, la sinistra s’affanna a difendere il compagno Maduro e attacca Trump e Meloni. Fidanza li zittisce tutti in un sol colpo

Mentre il blitz Usa apre uno spiraglio di libertà a Caracas, la sinistra rosso-verde riscopre il diritto internazionale solo per difendere il regime: ma una replica autorevole smaschera l'ipocrisia degli "indignados" a senso unico

Politica - di Chiara Volpi - 3 Gennaio 2026 alle 14:06

Mentre il blitz di Trump apre la speranza per la libertà in Venezuela, il Campo largo della sinistra rosso-verde insorge per difendere il diritto internazionale a senso unico. Non è bastata la cattura di un dittatore che per anni ha affamato il suo popolo, torturato oppositori e trasformato una nazione in un hub del narcotraffico. Non è bastata la prospettiva di restituire la democrazia al “bravo pueblo” venezuelano e al legittimo presidente eletto, Edmundo González Urrutia

Per la sinistra italiana, dal Pd di Elly Schlein ai nostalgici di Avs, passando per lo pseudo-“neutralista” Giuseppe Conte, e per la immancabile barricadera Laura Boldrini, il vero nemico non è il tiranno Maduro, ma Donald Trump. E con una nota Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e vicepresidente dell’Assemblea interparlamentare EuroLat, li zittisce tutti in una volta. E li inonda con una bagno di realtà.

Venezuela, il coro degli “indignados” a senso unico del campo largo e la replica di Fidanza

E dichiara senza tralasciare nulla: «Mentre seguiamo con speranza e apprensione le notizie che arrivano dal Venezuela, fa sorridere che a chiedere il rispetto del diritto internazionale in Venezuela, insieme non a caso a Russia, Iran e Cuba, siano i rappresentanti di quella sinistra rosso-verde che da 4 anni strizzano l’occhio a Putin. Che vanno a braccetto con gli Hannoun e i filo-Hamas. E che mai hanno condannato, anzi, un regime criminale come quello di Nicolas Maduro, che da anni reprime ogni dissenso, tortura, e uccide gli oppositori politici, affama il suo popolo alimentando la sua macchina di morte con i soldi del narcotraffico, mentre froda le elezioni e viola la democrazia. Tutte pratiche decisamente in contrasto col diritto internazionale ma che non hanno mai suscitato indignazione negli indignados di oggi».

Boldrini: «Non ho “simpatia” per Maduro, ma il governo condanni l’attacco Usa»

Potrebbe già bastare. Ma dando una sbirciata alle dichiarazioni dei vari esponenti dell’opposizione, non possiamo non certificare – per poi ratificare per iscritto – come e quanto l’insurrezione del campo largo siano scattate come un riflesso pavloviano, seguendo un copione anti-americano già visto. Una levata di scudi che, dietro il paravento del “diritto internazionale”, tradisce la solita, mai sopita, allergia verso le democrazie occidentali quando decidono di agire con fermezza. E allora, cominciamo proprio da Laura Boldrini, che dall’alto del suo scranno di deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, si erge in prima fila per l’attacco a governo e buon senso. E che – pur premettendo di non avere “simpatie” per Maduro (un atto dovuto, vista la mole di violazioni dei diritti umani del regime) – si affretta a condannare l’operazione Usa come una «aggressione brutale».

Venezuela, dal campo largo, l’immancabile attacco a Trump e Stati Uniti…

In quanto, a sua detta, «l’attacco odierno da parte degli Stati Uniti viola gravemente la sovranità territoriale del Venezuela e il diritto internazionale». chiosando in calce alle sue dichiarazioni: «Siamo di fronte ad un’altra prova di forza messa in atto dal Presidente Donald Trump che in ogni circostanza critica, anziché il dialogo e la mediazione, usa le armi, creando ulteriori problemi e instabilità. Per questo ci aspettiamo che l’Italia, l’Ue, e tutta la comunità internazionale condannino con forza l’attacco al Venezuela».

Dalla Schlein alla Quartapelle indignazione e preoccupazione a sinistra. Solo ora?

Le fa eco, neanche a dirlo, Lia Quartapelle (Pd), che parla di «precedente pericoloso», quasi dimenticando che il precedente più pericoloso in Venezuela sia stato il furto sistematico della democrazia da parte del regime di Maduro. E se ancora non fosse abbastanza, ecco scendere in campo per le dichiarazioni di rito – a cui stavolta le impossibile sottrarsi – Elly Schlein. La quale, in un esercizio di cerchiobottismo diplomatico, e in totale “transfer” con la premier, cosa fa? Sente il ministro Tajani per esprimere «apprensione» e «preoccupazione» rispetto a quello che sta accadendo in Venezuela.

Conte s’appella ai codici (e dimentica i trascorsi dei suoi governi in materia di politica estera)…

Ma è Giuseppe Conte a spingersi oltre, “intimando” all’esecutivo Meloni di condannare l’attacco che definisce «privo di base giuridica». Una pretesa singolare mossa da chi, per anni, ha guidato un governo che sulla politica estera ha spesso mostrato una ambiguità paralizzante. Eppure, in una resipiscenza da prof (in congedo) Giuseppi si appella a codici e norme. E sui social sentenzia: «Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente».

Venezuela, e dalla sinistra del campo largo Bonelli e Fratoianni “indignati” sfidano il paradosso…

Non mancano all’appello, naturalmente, Bonelli e Fratoianni (Avs), i primi (in ordine di tempo) a intervenire. E che arrivano a definire il presidente americano un «pirata globale». Paragonando grottescamente l’operazione in Venezuela a un ipotetico attacco all’Olanda per l’ecstasy. Puntualizzando apocalitticamente: «L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione».

Aggiungendo in calce una puntualizzazione (e un paragone) davvero fuori misura: «Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo». Poi il finale a effetto (paradossale): «Gli Usa attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l’Olanda per l’ectasy? Trump si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale… Chiediamo con forza che il governo Meloni prenda subito una posizione di esplicita e forte condanna di questa ennesima violazione del Diritto Internazionale», concludono.

Landini chiama in causa l’Onu: è corsa a chi la spara più grossa?

Del resto, se anche «la Cgil condanna con fermezza la violazione della sovranità nazionale della Repubblica del Venezuela da parte degli Stati Uniti d’America». E il suo leader Landini chiede «l’immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’impegno immediato per il ripristino della legalità internazionale» – ossia: il ritorno in sella di Maduro – non è lecito stupirsi più di niente…

Venezuela, altro che storie da campo largo…

E alla fine di sproloqui e polemiche pretestuose, con la sinistra al centro del campo largo che si preoccupa della sovranità di un narco-stato, il governo Meloni – attraverso l’immediata mobilitazione del vicepremier Antonio Tajani e della Farnesina, sottolineata con soddisfazione da Deborah Bergamini (FI) – lavora concretamente per la protezione dei migliaia di connazionali italo-venezuelani che da anni attendono la fine dell’incubo.

Bergamini: «L’Italia in prima linea a protezione dei nostri connazionali»

Tanto che in una nota la vicesegretario nazionale e Responsabile Esteri di Forza Italia, assevera: «L’escalation della crisi in Venezuela chiama tutti noi alla massima attenzione per l’incolumità e la sicurezza dei cittadini italiani presenti sul territorio. Bene l’immediata mobilitazione del ministro Tajani, della Farnesina e dell’Ambasciata. Quanto sta accadendo segna un’ulteriore accelerazione del contesto geopolitico in un’area già complessa. Un quadro che vede l’Italia in prima linea a protezione dei nostri connazionali».

Che tradotto in altre parole si legge (rispondendo a tutti): il governo non si fa dettare l’agenda da chi oggi piange per la sovranità violata di Caracas, ma ieri restava in silenzio davanti alle violenze del regime. La linea di Palazzo Chigi resta quella della pragmatica difesa della libertà: la caduta di Maduro non è un incidente di percorso, ma l’occasione per restituire equilibrio e democrazia a un Paese amico, oltre le urla ideologiche di un’opposizione che, ancora una volta, sceglie di stare dalla parte sbagliata della storia.

 

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di Chiara Volpi - 3 Gennaio 2026