Intervento sul Messaggero
Valditara: quale civiltà vogliamo condividere è il fondamento di ogni scelta
Il Ministro dell'Istruzione e del Merito commenta il giuramento sul Corano del nuovo sindaco di New York Mamdani, che sicuramente non ha scatenato le polemiche di chi ha sempre da ridire su presepi e Natale
Dopo le solite e sempre più surreali polemiche sui presepi e le canzoni di Natale che accompagnano purtroppo ogni periodo di festa per le celebrazioni per la nascita di Gesù bambino, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, interviene sul quotidiano il Messaggero. Nella sua lettera il ministro sottolinea che “Zoram Mamdani ha dunque giurato sul Corano. Non abbiamo sentito nessun commento scandalizzato da parte di chi periodicamente contesta la presenza di Crocefissi o di presepi nelle nostre scuole o la celebrazione della ricorrenza del Natale. Ma tant’è, forse oggi taluni festeggeranno pensando che questo gesto accelera il sovvertimento dei pilastri culturali della nostra civiltà. È certo un gesto di una portata simbolica rivoluzionaria. Non si tratta infatti di un atto di fede privata, certamente compatibile con i principi di libertà religiosa a cui si ispirano America ed Europa. È un atto pubblico”.
Il Corano non distingue Stato e Religione
Nel suo intervento Valditara ricorda che per tradizione i governanti americani “hanno giurato sulla Bibbia, non perché l’America sia uno Stato confessionale, ma perché la Bibbia ha da sempre espresso un sistema di valori” come “il primato della persona sullo Stato; l’amore e la fratellanza universali, che sono alla base di una autentica eguaglianza fra tutti gli esseri umani; la libertà riconnessa alla responsabilità; la possibilità concessa ad ogni uomo di riscattarsi, di rialzarsi, di redimersi senza mai perdere la propria dignità; la pace come valore universale”. Cosa ben diversa dal “Corano, testo di altissima spiritualità” ma che “insegna invece a non distinguere fra Stato e Religione, proprio perché le istituzioni pubbliche sono al servizio della realizzazione della volontà dell’unico Dio così come rivelata a Maometto”. Perciò “Se compito di uno Stato liberale deve essere quello di garantire ad ognuno di professare la propria fede, dobbiamo però porci ormai come questione indifferibile se vogliamo che la società che caratterizzerà le nazioni occidentali nei prossimi decenni continui ad essere ispirata a quei valori che abbiamo ereditato da Atene, Roma e Gerusalemme” o “se accettiamo che il nostro futuro debba indirizzarsi verso una società fluida, del melting pot, dove non esistono più valori universali, considerati fondanti uno Stato e dunque necessariamente condivisi, e dove quei pilastri valoriali potranno in prospettiva essere sostituiti da altri, antitetici”.
Fondare consapevolezza di una identità, di radici, di una memoria
Per Valditara “la prima strada è irrinunciabile” e “passa dall’istruzione dei giovani e dai programmi scolastici” per far si che si “fonda in definitiva la consapevolezza di una identità, di radici, e di una memoria. Se accettiamo invece la seconda strada dobbiamo essere consapevoli che democrazia, stato diritto e diritti umani potranno non essere più l’orizzonte delle future generazioni”. “La questione di quale civiltà vogliamo condividere è il fondamento di ogni altra scelta”, conclude il Ministro.