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Tutti gli strafalcioni della sinistra sul referendum sulla giustizia: le mistificazioni grossolane dei testimonial del “No”

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Tutti gli strafalcioni della sinistra sul referendum sulla giustizia: le mistificazioni grossolane dei testimonial del “No”

Dai manifesti dell'Anm a Gad Lerner, a Carolina Morace, per finire a Barbara Floridia e ad Articolo 21: un rosario di errori grossolani e di mancanza di cultura giuridica

Politica - di Bianca Elisi - 14 Gennaio 2026 alle 17:04

Sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia, la sinistra sta offrendo una sequenza impressionante di errori, imprecisioni e vere e proprie mistificazioni. Un rosario di strafalcioni che non riguarda legittime opinioni politiche bensì fatti, norme costituzionali e persino la tipologia stessa degli strumenti referendari.

I manifesti delle toghe rosse

Il primo clamoroso caso arriva dal comitato per il No, promosso dall’Associazione nazionale magistrati, i cui manifesti campeggiano in numerose stazioni italiane. Lo slogan è: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?». Un messaggio che è semplicemente falso. Il nuovo articolo 104 della Costituzione, infatti, ribadisce in modo esplicito che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Nessuna subordinazione alla politica, nessuna perdita di autonomia: l’allarme lanciato dall’ANM non trova riscontro nel testo della riforma.

Il «referendum oppositivo» di Gad Lerner & Co

Subito dopo arriva Gad Lerner, che sui suoi canali social dichiara la propria contrarietà alla separazione delle carriere; invitando i cittadini ad aderire alla raccolta firme per un fantomatico «referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura». Nessun refuso: Lerner scrive davvero «referendum oppositivo». Una nuova forma di consultazione popolare, dunque, non ancora prevista dalla Costituzione italiana.

Lo stesso strafalcione viene poi ripetuto da altri esponenti del fronte del No: come la calciatrice ed eurodeputata grillina Carolina Morace, che arriva a rilanciarlo scrivendolo addirittura in stampatello: come se l’uso del maiuscolo potesse supplire all’assenza di fondamento giuridico. A sostenere la medesima linea interviene anche l’associazione di giornalisti Articolo 21. Che, a dispetto del nome, dimostra evidenti lacune costituzionali.

Il «referendum abrogativo» di Barbara Floridia

Non va meglio con Barbara Floridia, che si lancia nella raccolta firme per un presunto referendum «abrogativo». Su X scrive: «Ve lo dico subito: non hanno alcun interesse a farvi sapere che esiste uno strumento concreto per cancellare la riforma Nordio sulla giustizia. Si chiama referendum abrogativo. Ma per attivarlo servono 500 mila firme». Peccato che una riforma costituzionale non possa essere cancellata con un referendum abrogativo: che per definizione riguarda solo leggi ordinarie. Anche in questo caso, l’errore non è politico ma giuridico, e piuttosto grossolano.

Astuzia o ignoranza?

Dulcis in fundo, che si tratti di astuzia comunicativa o di vera e propria ignoranza poco cambia: diffondendo informazioni palesemente sbagliate si fa un pessimo servizio alla propria causa: quella del No, finendo per dare una mano al fronte del Sì.

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di Bianca Elisi - 14 Gennaio 2026