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Trump presenta il “Board of Peace”: “Giornata emozionante, tutti vogliono partecipare”. Ecco chi c’era all’evento di Davos

Il bilancio del presidente

Trump presenta il “Board of Peace”: “Giornata emozionante, tutti vogliono partecipare”. Ecco chi c’era all’evento di Davos

Esteri - di Gabriele Caramelli - 22 Gennaio 2026 alle 13:08

È un Donald Trump entusiasta quello che ha aperto la cerimonia a Davos, per l’istituzione del “Board of peace”. “Un giorno emozionante, tutti vogliono farne parte”, ha spiegato il presidente americano, che non ha dato adito alle polemiche di chi ha definito la sua iniziativa come una specie di “Onu privato”. Trump si è detto “veramente onorato” della presenza dei leader che hanno accettato l’invito e che sono saliti sul palco con lui, ringraziando in modo particolare l’ex premier britannico Tony Blair che fa parte del comitato esecutivo. Tra gli argomenti trattati dal presidente americano figurano la guerra a Gaza tra Israele e Hamas, l’invasione dell’Ucraina, la persecuzione dei cristiani in Nigeria e il rapporto con l’Iran alla luce delle proteste che hanno travolto il Paese nelle ultime settimane.

Al momento, sono 20 i Paesi che hanno accettato di entrare nel “Tavolo della pace” istituito dagli Usa. Tra questi figurano Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam. Per il momento non è presente l’Italia, che ha deciso di fare le valutazioni, mentre Francia, Norvegia, Germania e Regno Unito hanno declinato la proposta.

Donald Trump all’inaugurazione del  “Board of peace offre uno spaccato dello scenario globale

Quanto alla fine della guerra a Gaza, Trump è stato categorico con i terroristi islamici: «Devono deporre le loro armi e se non lo fanno sarà la loro fine». Poi ha accusato i militanti di Hamas di «essere nati con i fucili in mano». L’inquilino della Casa Bianca ha poi annunciato un’apertura del dialogo con l’Iran: «Adesso l’Iran vuole parlare e noi parleremo». Per quanto riguarda il Medio Oriente, «la pace oggi c’è» e il “Board of Peace” collaborerà con «molti organismi comprese le Nazioni Unite, che hanno un potenziale enorme non sfruttato». Ecco sfatate le critiche di chi accusava gli Usa di essersi sostituiti all’Onu.

Ma l’impegno diplomatico dell’America continua, come ha precisato Trump, che riferendosi all’Ucraina ha anticipato: «Un’altra guerra finirà presto». «Stiamo facendo molti progressi nei colloqui di pace – ha ripreso -. Si pensava che questa guerra sarebbe stata una facile da chiudere, ma invece si è dimostrata più difficile».

La menzione speciale per Siria, Nigeria e Venezuela

Successivamente, Trump ha accusato i gruppi armati islamisti di prendere di mira costantemente le comunità cristiane e di aver ucciso «migliaia» di fedeli. Non è mancata la rivendicazione sui raid condotti dall’esercito americano nel Paese africano contro i fondamentalisti. Quanto alla Siria, The Donald ha affermato di aver fatto «grandi progressi» dopo aver parlato con il presidente Al-Sharaa, menzionando «la rimozione di tutte le sanzioni, che gli darà la possibilità di respirare». Infine, ha citato l’ultimo blitz delle forze speciali statunitensi in Sud America: «Siamo la potenza militare più forte al mondo, abbiamo catturato il presidente fuorilegge Nicolas Maduro e i cittadini venezuelani sono davvero contenti per questo».

L’elogio all’esercito americano

«Nel mio primo mandato ho ricostruito l’esercito americano e adesso lo stiamo rendendo ancora più forte», ha ricordato Trump, affermando che gli Usa hanno un budget di un miliardo da investire sul settore della difesa e che l’economia nazionale «non è mai andata meglio». Poi ha ricordato che tutti gli alleati della Nato hanno portato la spesa al 5% del Pil, tutti «tranne la Spagna. Non so cosa stia succedendo lì. Perché non lo fanno? Vogliono un passaggio gratis, immagino». Infine, ha spiegato di aver fermato quasi il 100% delle droghe che stavano per entrare negli Usa e di aver designato «i cartelli della droga come organizzazioni terroristiche», proteggendo i confini meridionali del Paese. 

 

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di Gabriele Caramelli - 22 Gennaio 2026