Lettera di un padre
Tricarico le canta ai soloni dell’inclusione: “Stiamo importando una marea di criminali che uccidono e stuprano” (video)
È destinata a far discutere la “Lettera di un padre” firmata da Francesco Tricarico. Il cantautore e pittore, diventato popolare nel 2020 con il brano Io sono Francesco, non è nuovo ad affrontare temi sociali di forte impatto. Mai però è stato così diretto, tranchant e politicamente scorretto. Accompagnato dalla sua chitarra, ha diffuso su Instagram una video-canzone che suona come un pesante j’accuse alla violenza, frutto avvelenato di immigrazioni irregolari, che sta devastando le nostre città e la vita dei nostri figli. “Non si può più tacere e far finta di nulla” è l’incipit della lettera accorata. Che mette sotto i riflettori il fenomeno di “bande di criminali, magrebini, africani, armate di coltello che a Milano vanno in giro a seminare il terrore tra i ragazzi, tra i più deboli e vulnerabili”. È un monologo intimo, il punto di vista di un padre che guarda con inquietudine e paura il presente. Non dà soluzioni ma fa domande scomode.
La lettera di un padre di Francesco Tricarico: non si può più tacere
Il ritornello, voce sofferta, vale più di tanti proclami e dotte dissertazioni sociologiche. “Sono padre di due figli adolescenti e vivo a Milano. Uno studente di 18 anni oggi è stato ucciso da un marocchino di 19 anni, con permesso di soggiorno, a scuola, in classe. Aveva portato da casa un coltello di oltre 20 centimetri, voleva ammazzare dunque”. L’artista milanese, vincitore del Premio della Critica Mia Martini al Festival di Sanremo nel 2008 con Vita tranquilla, intro dei concerti del Quinto Mondo Tour di Jovanotti, non è uno che pubblica brani a gettone. Lo fa solo quando ha qualcosa da dire. E in questa occasione ha molto da dire. Politicamente scorrettissimo, certo. Ma è lui stesso a prevenire facili critiche e polemiche dai soloni dell’accoglienza e dell’inclusione senza se e senza ma. “Non posso tacere e non rompete il cazzo con il razzismo, stiamo tornando al Medioevo qui e bisogna comportarsi di conseguenza, ora”.
Non rompetemi il ca… con il razzismo, stiamo tornando al Medioevo
Accompagnato da un arpeggio di chitarra Tricarico prosegue. “Hanno tolto i crocefissi dalle classi per non disturbare gli stranieri. Ora insegnano l’arabo agli italiani perché gli stranieri non sanno una parola di italiano e così i programmi scolastici non si possono fare”. E ancora: “Alle elementari durante le lezioni di religione si insegna la religione musulmana agli italiani. Quando si parla di cristianesimo i bambini musulmani escono dalla classe”. Il riferimento all’attualità di questi giorni torna in tutti i passaggi. Basta ascoltare. “Bande di criminali, magrebini, africani, armate di coltello che a Milano vanno in giro a seminare il terrore tra i ragazzi, tra i più deboli e vulnerabili”. E la politica, la destra, la sinistra non c’entrano. Quello del cantautore, abituato a esporsi anche in passato, è un grido di dolore. E di coraggio. “Stiamo importando una marea di criminali senza documenti in questo paese che uccidono, stuprano e violentano. Forse l’Italia sta sbagliando qualcosa”. Non si può più tacere.