Corteo di sabato: la strategia
Torino, Askatasuna pronta a scatenare l’inferno, sul web le istruzioni per l’uso della guerriglia e il kit della violenza: pali, sassi e bottiglie
Per la manifestazione del 31 gennaio sono previsti tre "serpentoni" da far confluire in un unico flusso per paralizzare la città. L’allarme corre sui social: l'universo antagonista si addestra e detta le regole del perfetto guerrigliero per lo scontro fisico con le forze dell'ordine. Intanto la sinistra resta a guardare
Torino si prepara a vivere un altro sabato di passione, ma non è la solita mobilitazione militante e politica. È un vero e proprio piano d’assedio quello orchestrato dall’universo del centro sociale di Askatasuna per il 31 gennaio: una data cerchiata in rosso sul calendario della galassia anarchica e dei “colleghi” di tutta Italia. L’obiettivo dichiarato è la “riconquista” degli spazi dopo lo sgombero della sede occupata, avvenuto lo scorso 18 dicembre. Ma dietro le parole d’ordine della “libertà di espressione”, il tam tam scattato da giorni sui social con le istruzioni per l’uso dello scontro, si cela una strategia di guerriglia urbana quasi paramilitare che preoccupa, e non poco, le forze dell’ordine e i tutori istituzionali dell’ordine e della sicurezza.
Askatasuna, il corteo sabato e le strategie dei manifestanti tra tattiche militari e “serpenti” urbani
Secondo quando si apprende, nelle scorse ore sarebbe stato già pre-avvisato alle autorità competenti il percorso dei tre cortei che si concentreranno a partire dalle 14.30 nei pressi delle stazioni ferroviarie di Porta Nuova, Porta Susa e a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche. Una volta raggiunta Piazza Castello, dopo aver attraversato le vie del centro città, i tre cortei riuniti in un unico serpentone dovrebbero proseguire a sfilare lungo Viale Primo Maggio, corso Regina Margherita, dove si trova l’immobile sgomberato, Via Rossini, Lungo Dora Firenze e Corso Regio Parco, dove la manifestazione dovrebbe concludersi.
Per la manifestazione nazionale sullo sgombero di Askatasuna, tre cortei riuniti in centro città
Insomma, sembra evidente che lo schema che si ripropone è quello classico dei grandi vertici internazionali, mutuato da manuali para-militari: non un unico punto di raccolta, ma tre diversi cortei che partiranno simultaneamente da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo. Una strategia studiata a tavolino per “saturare” la capacità di risposta delle divise, obbligandole a dividere i contingenti su più fronti prima che i tre tronconi si ricongiungano in Piazza Castello. L’obiettivo? Paralizzare il centro cittadino e puntare dritto verso Corso Regina Margherita, lì dove l’immobile sgomberato è diventato il totem di una sfida aperta allo Stato. Tutti riuniti, antagonisti, anarchici, e chi più ne ha, più ne metta, allo scopo di trasformare un legittimo sgombero di un locale occupato abusivamente come il pretesto per creare un fronte nazionale di opposizione sociale.
Da Askatasuna, l’addestramento alla violenza: le istruzioni per l’uso via social
Ciò che però rende il clima ancora più torbido sono i segnali che arrivano dai circuiti social e dalle “palestre popolari” legate al movimento. In Toscana, collettivi universitari e antagonisti hanno promosso “allenamenti in piazza verso il corteo”, con sessioni di boxe, karate e kick-boxing presentate non come sport, ma come preparazione funzionale allo scontro. È il passaggio dalla protesta alla “pratica” della violenza: ci si prepara fisicamente a forzare i cordoni di polizia, mentre online circolano istruzioni su come trasformare un corteo in un campo di battaglia.
E con tanto di kit del perfetto attivista da centro sociale suggerito
Non solo. Per l’occasione è stata espressamente lanciata sui social la campagna “Come prepararsi alla piazza?”. Con tanto di indicazioni dettagliate e i consigli a dotarsi di un «kit medico personale» «così aiuterai riot medic» (volontari non armati che operano durante manifestazioni, cortei o situazioni di conflitto sociale con il compito di fornire primo soccorso informale ai partecipanti, ndr) e «gli altri manifestanti che sono in piazza». E, a imprescindibile corredo, oltre a tutto questo, il kit di cui dotarsi per prepararsi alle manifestazioni comprenderebbe anche materiale vario da utilizzare durante gli scontri con le forze dell’ordine.
Si consigliano giacchio e garze per le ferite e pali, bottiglie e sassi da lanciare…
E quindi: mascherine e antiacido per proteggersi dai lacrimogeni. Ghiaccio secco o spray in caso di colpi sulla pelle che potrebbero arrivare da lontano. E ovviamente garze e bende a fronte di possibili ferite. Insomma, tutto quello che occorre per affrontare la guerriglia urbana, inclusi oggetti vari per aggredire le forze dell’ordine. A tal proposito, allora, solitamente sono consigliate le aste delle bandiere, i pali della segnaletica stradale divelti per l’occasione, oltre al materiale necessario per dare alle fiamme i cassonetti. Ma anche bottiglie e sassi da lanciare. Perché nella narrazione della galassia antagonista «è tempo di tenere insieme quello che loro vogliono allontanare, di rifiutare la loro divisione di bene e male e costruire un’alternativa credibile. Resistere è possibile, resistere è un dovere».
L’Ateneo sotto scacco
E anche se sembra già abbastanza, purtroppo non è ancora tutto. Perché in questo scenario bellico non mancano, ovviamente, le intimidazioni istituzionali. La rettrice dell’Università di Torino, rea di aver negato gli spazi per una festa organizzata dai sodali di Askatasuna, è finita nel mirino di insulti e minacce. Un clima di odio che ha costretto alla chiusura temporanea di Palazzo Nuovo, trasformato da luogo di cultura a potenziale base logistica per l’insorgenza urbana. Come tutta Torino, che si prepara a fare da teatro di una battaglia con cui Askatasuna punta a trasformare la città in un laboratorio di una nuova stagione di violenza.
Sabato sarà il banco di prova: da una parte chi vuole “riprendersi la città” con la forza dei muscoli e la veemenza della guerriglia urbana antagonista. Dall’altra, uno Stato che ha il dovere di non arretrare di un millimetro davanti a chi considera la legalità un optional, e le forze di polizia un bersaglio da colpire e affondare.