A quando le dimissioni?
Toghe rozze, Nordio non accetta le scuse del segretario dell’Anm: post indegno, inadeguato alla carica che ricopre
Quando il furore ideologico annebbia la vista e produce guai. Non sono bastate le goffe scuse e la marcia indietro, associata alla più scontata delle giustificazioni (sono stato compreso male) per archiviare la “pratica Maruotti”. Quel post, poi rimosso, del segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, grida vendetta. Nel messaggio delirante si associa l’immagine dell’ultima vittima dell’Ice a Minneapolis, Alex Jeffrey Pretti, ucciso dagli agenti federali, alla riforma della giustizia. A corredo della foto parole inequivocabili, giudicate ‘disgustose’ dal ministro Carlo Nordio. “Anche questo omicidio di Stato – scrive Maruotti – rimarrà impunito in quella democrazia in cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni-Nordio”.
Il post delirante del segretario generale dell’Anm
Più tardi il segretario-militante del sindacato delle toghe prova a mettere una pezza. “Mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio. La critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis. E mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani”. Ma la sparata resta e dimostra dove può arrivare la strumentalizzazione ideologica del fronte del no che teme come la peste il via libera popolare alla riforma della giustizia.
Nordio: comunicato indegno, scuse inaccettabili
Il ministro Nordio prende atto delle scuse, ma non cambia idea. “Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca del segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti”. Così il Guardasigilli da Londra che aggiunge: “Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”. Parole durissime che dovrebbero portare il segretario dell’Anm dritto dritto verso le dimissioni. Prima del dietrofront del giudice Nordio aveva detto di augurarsi che la maggioranza dei magistrati cestinino “questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna”. Offende non solo governo e Parlamento – continua Nordio – ma anche chi amministra la giustizia.
Delmastro: si può cancellare un post ma non la vergogna
Il post ha scatenato una lunga scia di reazioni del centrodestra e non solo. Dal sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro a Fabio Rampelli, da Maurizio Gasparri a Giorgio Mulè. “Si può cancellare un post ma non la disumanità e l’inciviltà che lo ha ispirato”, scrive sui social Delmastro. Usa un’amara ironia il vicepresidente della Camera per il quale Rocco Maruotti “forse nella notte ha sognato di essere un leader degli ‘antagonisti’. “Nemmeno Giuseppe Conte e Elly Schlein sono caduti così in basso. Ho ricercato il post ma non lo vedo più, avrà indignato pure il presidente Parodi che glielo ha fatto rimuovere? O è stato un ‘consiglio’ della corrente politica cui appartiene o perfino dei vertici di qualche partito amico? È bene far presente – conclude Rampelli – che il dottor Rocco Maruotti è un pubblico ministero. Ecco, siamo in queste mani”.
Rampelli: nemmeno Conte e Schlein così in basso
Fuori dalla politica il consigliere laico del Csm, Enirio Aimi, punta l’indice sullo scivolone. “Non costituisce un contributo al dibattito pubblico, ma un’operazione di chiara militanza politica, condotta attraverso un linguaggio improprio e altamente divisivo”. Per il presidente del comitato del no, Nicolò Zanon, il post rimosso di Maruotti “è la conferma che in Italia la magistratura non è solo un potere: è una macchina di pressione politica. Usare un fatto drammatico accaduto negli Stati Uniti per spaventare gli italiani e condizionarne il voto non è informazione: è terrorismo mediatico. E non è una ‘dichiarazione’ qualsiasi. È un magistrato che parla”.