Le Président sulla graticola
Tempi duri per Macron, Meloni vede Merz e lui resta fuori dalla porta (e dall’intesa) a “sbollire il rosicamento”
L'asse Roma-Berlino tra la premier italiana e il cancelliere tedesco riscrive agenda e gerarchie dell'Europa e l'inquilino dell'Eliseo resta tre passi indietro
Meloni vede Merz a Bruxelles e il re dei “Galli” Macron, fuori della porta, non può che rosolare a fuoco lento… Quell’incontro informale tra la premier italiana e il cancelliere federale tedesco prima dell’inizio dei lavori del Consiglio Europeo deve essere stato un calice amaro per l’inquilino dell’Eliseo da mandar giù: eppure si era solo all’aperitivo. Oggi, infatti, l’incontro intergovernativo tra Roma e Berlino concluderà con un menù di incontri e confronti che, come già scritto, non solo rafforza l’asse di una cooperazione rinnovata e rilanciata, ma servirà sul piatto europeo una serie di ingredienti a base italo-tedeschi sicuramente poco digeribili per il presidente francese che la tavolo di casa sua siede su una poltrona scricchiolante…
Meloni-Merz e Macron fuori dall’intesa “sbollisce” a fuoco lento…
Non a caso, tra gli altri La Verità oggi in edicola in un esaustivo servizio sull’argomenta cita e rilancia alcune significative dichiarazioni del leader tedesco, una sorta di mea culpa che chiama in correità l’Europa, del tenore di: abbiamo «sprecato un incredibile potenziale di crescita […] rallentando le riforme e limitando inutilmente ed eccessivamente le libertà imprenditoriali e la responsabilità personale». Invece, «sicurezza» e «prevedibilità» devono «avere la precedenza» sulle «regolamentazioni eccessive».
E ancora: «Sul banco degli imputati, senza bisogno di nominarla, finisce la transizione ecologica. “Dobbiamo ridurre in modo sostanziale la burocrazia”», sollecita Merz. Il quale poi, espressamente su Giorgia Meloni, assevera: che l’inquilina di Palazzo Chigi «sta diventando un’alleata sempre più importante», come si è visto «sulla questione dell’eliminazione graduale dei motori a combustione», che ha stemperato il fondamentalismo green della prima Commissione Von der Leyen.
Tempi duri per Macron
Fuori di metafora, allora, si potrebbe dire che mentre mentre a Parigi si consuma il malinconico viale del tramonto di un Emmanuel Macron sempre più isolato, a Roma si scrive una nuova pagina della storia europea. Il vertice bilaterale di Villa Doria Pamphilj non è solo un incontro tra capi di governo, ma la plastica rappresentazione di un cambio di paradigma: l’asse privilegiato del Continente non passa più per l’Eliseo, ma si snoda lungo la direttrice Roma-Berlino che oggi interseca le sue strade nel crocevia di Villa Pamphili.
Tempi duri per Macron insomma: l’ex delfino di Francia che per anni ha preteso di dare lezioni di europeismo dall’alto di un piedistallo ormai traballante, è costretto a osservare da lontano il consolidamento del rapporto tra Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz. E il “rosicamento” d’oltralpe è quasi palpabile. Tanto che a certificarne l’irrilevanza non sono i media italiani, bensì quelli tedeschi. La Süddeutsche Zeitung è stata impietosa, liquidando Macron come un «leader di ieri». Una sorta di ex protagonista in disarmo della politica continentale. Se ancora non bastasse, poi, anche l’Handelsblatt rincara la dose, sottolineando come la premier italiana stia occupando stabilmente quel ruolo di attaccante di sfondamento (si direbbe in termini calcistici) che un tempo apparteneva al presidente francese.
Meloni-Merz e Macron il “tertium non datur”: il pragmatismo contro l’ideologia
Del resto, il feeling tra Meloni e Merz nasce soprattutto sulla base di una visione comune e pragmatica: meno burocrazia. Stop al fondamentalismo green della prima ora. E una difesa comune che non sia un guscio vuoto. Se Macron si rifugia in colpi di teatro nel Mediterraneo per attirare l’attenzione, il nuovo asse italo-tedesco risponde con i fatti: cooperazione industriale nel settore della difesa (con Leonardo e Rheinmetall in prima fila). E una strategia condivisa per l’Africa che metta a sistema il Piano Mattei.
Ma i giornaloni del mainstream proprio non ci vogliono stare: e s’aggrappano all’abbaglio canadese
Così, mentre i media del mainstream nostrano, orfani del “mito” Macron, tentano disperatamente di inventarsi nuovi feticci — come l’improvvisa agiografia del canadese Carney, celebrato con sviolinature imbarazzanti — la realtà politica internazionale corre in un’altra direzione. Il tentativo di certa stampa di sminuire la forza politica della Meloni si scontra con il realismo di Merz, che proprio dal palco di Davos ha indicato nel governo italiano l’alleato chiave per cambiare l’Europa e liberarla dalle catene della farraginosità Ue.
E il verdetto sancito anche dalla giornata romana di oggi del leader berlinese parla chiaro: secondo i più malignetti il “Gallo” dell’Eliseo non può che rosolare a fuoco lento, come neanche le pietanze di Asterix e Obelix nel celebre fumetto, vittima della sua stessa superbia. Mentre Giorgia Meloni siede al tavolo dei grandi, dettando l’agenda di una nuova stagione europea, pragmatica, sicura e finalmente orgogliosa…