Dietro le quinte
Tajani: ci lavoravamo “sottotraccia” da 423 giorni. Caracas mi ha avvertito prima del rilascio, poi ho parlato con Trentini e Burlò
Mentre a sinistra si consumano i consueti riti dell’imbarazzo e del silenzio, la realtà dei fatti parla la lingua dei risultati concreti. Dietro la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò non ci sono state dichiarazioni di facciata, ma 423 giorni di lavoro “sottotraccia”. Un’operazione complessa, coordinata dal governo, dalla nostra diplomazia e dall’intelligence, che ha visto il ministro degli Esteri Antonio Tajani tessere una tela fondamentale con il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio.
A conferma di un asse solido con l’amministrazione Trump e della capacità dell’esecutivo Meloni di muoversi con autorevolezza nello scacchiere geopolitico più delicato, quello venezuelano, dove l’Italia torna finalmente a essere protagonista per tutelare i propri connazionali.
Tajani sulla liberazione di Trentini e Burlò: ci lavoravamo da 423 giorni
«Ci lavoravano da 423 giorni, da quando Alberto Trentini è stato arrestato in Venezuela e ”ora non ci interessa quali eventualmente fossero le contestazioni, ci interessa che lui come altri cittadini italiani siano liberi, e che gli altri 42 italiani di doppio passaporto vengano rilasciati al più presto», ha dichiarato il titolare della Farnesina, raccontando al Corriere della Sera come ”sottotraccia” la nostra diplomazia abbia lavorato per far tornare a casa il cooperante di Venezia.
Marco Rubio un interlocutore importante
Di più. «Il segretario di Stato Marco Rubio è stato per me un interlocutore molto importante», ha aggiunto Tajani. Ma la ”svolta” è arrivata solo dopo la cattura del presidente Maduro. Dopo «la dichiarazione del presidente del Parlamento Rodríguez che sarebbero stati liberati prigionieri detenuti nelle loro carceri, gesto propedeutico a iniziare una nuova stagione», spiega Tajani, «i contatti si sono fatti sempre più intensi. E domenica, verso le 20.15, ho ricevuto la telefonata del ministro degli Esteri venezuelano che mi ha comunicato che i due nostri concittadini sarebbero stati liberati. Ma fino a quando non sono arrivati in ambasciata, alle 3.50 del mattino di ieri. E finché non ho parlato con loro, sincerandomi che stessero bene, non abbiamo voluto far trapelare alcun segnale. Perché la situazione è delicatissima in quel Paese»…
«Grazie a chi in tutti questi mesi si è adoperato: Palazzo Chigi, la nostra ambasciata a Caracas, Farnesina e agenzie di intelligence»
E allora, per l’esito positivo dell’intera vicenda, «grazie dobbiamo dirlo sicuramente a tutte le istituzioni che, non solo in questi giorni, ma in questi mesi, si sono adoperate: Palazzo Chigi, la nostra ambasciata a Caracas, la Farnesina, le agenzie di intelligence. Tutti hanno tenuto rapporti, come si è fatto in passato per altri italiani, come con Cecilia Sala», ha detto Tajani. Che ha spiegato anche come segnale dei rapporti con la nuova amministrazione venezuelana «la prima decisione è stata quella di elevare a rango di “ambasciatore” l’attuale “incaricato d’affari” in Venezuela”. Quindi, ha proseguito il ministro, «nella pratica proveremo sicuramente a riprendere rapporti migliori con un Paese che per noi è strategico. Perché un milione di venezuelani sono di origine italiana. E perché 170mila hanno passaporto italiano e il Venezuela è una priorità politica: abbiamo interessi geopolitici e anche industriali ed economici».
Trentini e Burlò liberi, Tajani: ora un’occasione di rilancio strategico dei rapporti col Venezuela
C’è poi la questione del petrolio. «L’Eni ha partecipato con altre grandi major all’incontro con Trump per riprendere e implementare le attività energetiche nel Paese. E per noi, avere un accesso a risorse così imponenti è importantissimo, per abbassare i costi», ha affermato Tajani parlando di «una grande opportunità, come lo è il Mercosur anche se il Venezuela non ne fa parte. L’America Latina è un’area del mondo strategica dove vogliamo essere protagonisti».
Infine, la domanda dalle cento pistole: soddisfatto di come le opposizioni hanno reagito? «Noi lavoriamo per garantire sicurezza agli italiani, non per avere i complimenti. Comunque ho parlato con Schlein, Conte ha riconosciuto il lavoro svolto: domani (oggi, ndr ) riferirò in Parlamento su Venezuela e Crans Montana, i rapporti sono costanti».
Dunque, con la liberazione dei due italiani non si parla solo di un successo umanitario. Ma anche dell’inizio di una nuova fase strategica. Tajani lo ha chiarito: il Venezuela, con le sue imponenti risorse energetiche e la presenza di un milione di oriundi, è una priorità politica ed economica. Con il ritorno del rango di “ambasciatore” a Caracas e il coinvolgimento di Eni nei piani energetici discussi con Trump, l’Italia riprende il suo ruolo guida in America Latina. Schlein e compagni possono continuare a limare le loro note algide e a nascondere i meriti dell’esecutivo. Resta il fatto che, mentre l’opposizione si divide tra silenzi e ringraziamenti a metà, il governo Meloni porta a casa i risultati. Abbassa i toni della polemica. E alza quelli del prestigio nazionale.