Strage di Crans Montana
Svizzera, ore di angoscia e speranze appese a un filo: il giallo del riconoscimento di Emanuele Galeppini e il dramma dei feriti “senza nome”
Tajani: «Le autorità svizzere hanno identificato sei cadaveri e tra loro non ci sono italiani'', ma ''aspettiamo di avere conferme su eventuali vittime italiane, cosa da non escludere». E Bertolaso aggiunge: «Due dei ragazzi attualmente ricoverati in Svizzera non sono stati ancora identificati ufficialmente»
Il bilancio della tragedia in Svizzera tra le mura del locale Le Constellation resta sospeso in un limbo di incertezze e dolore. Mentre le autorità svizzere lavorano senza sosta e gli inquirenti, alle prese con le indagini sulla tragedia confermano che al momento non c’è nessuna ipotesi di reato e nessun indagato per l’incendio al disco bar di Crans-Montana – lo spiega Beatrice Pilloud, procuratrice generale del Cantone Vallese, in un’intervista alla televisione svizzera Rts, confermando la presenza di una uscita di sicurezza nel locale – il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che, al netto delle possibilità di vittime italiane, tra le prime sei salme identificate ufficialmente non figurino connazionali.
E una prima parziale conferma arriva ora dall’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, a margine di un punto stampa a Crans Montana: «4 vittime già identificate, nessun italiano». Gli ultimi aggiornamenti delle autorità locali svizzere sono di 121 feriti, di cui 5 ancora non identificati, e 40 vittime di cui 4 identificate che sono già state restituite alle famiglie». Il diplomatico, dunque, ha escluso, per il momento, la presenza di vittime italiane. «In base ai dati della Farnesina – ha quindi aggiunto – abbiamo 14 feriti di nazionalità italiana, 7 dei quali ricoverati in Svizzera, 7 al Niguarda e 6 dispersi». Ancora incerte le sorti di Sofia Prosperi, ragazza italiana che era presente all’interno del locale andato a fuoco la notte di Capodanno.
Strage in Svizzera, ore di indagini, dolore e angoscia. Nel dramma, il giallo di Emanuele Galeppini
E, su tutto, incombe con tutto il suo potenziale di ansia e flebili speranze, il giallo del riconoscimento di Emanuele Galeppini, come il dramma dei feriti ancora non identificati. Al centro della immane tragedia che ha coinvolto anche nostri ragazzi – a partire dalla morte della 16enne milanese Chiara Costanzo – in queste ore c’è infatti la figura di Emanuele Galeppini, promessa del golf di soli 17 anni.
Dato inizialmente per morto da alcune istituzioni sportive — con tanto di condoglianze ufficiali giunte da Genova e dalla Federazione Golf — la sua scomparsa non è ancora stata certificata. La famiglia, chiusa in un dignitoso e devastante dolore, frena ogni annuncio definitivo: «Aspettiamo l’esito del Dna», spiegano i parenti. Ed è lo stesso strazio che vive la famiglia di Giovanni Tamburi, 16 anni, disperso dopo essere sfuggito alle fiamme ma mai riapparso: il cellulare scarico e il caos del dopo-incendio hanno interrotto ogni contatto.
Strage in Svizzera, dalle indagini sul rigo al mistero delle identità cancellate dal fuoco
Tra le mille difficoltà, gli enigmi e le informazioni mancanti dunque, il vero ostacolo alle indagini è l’atroce gravità delle ferite. Non a caso, l’assessore al Welfare lombardo, Guido Bertolaso, ha descritto una situazione clinica drammatica: presso il centro ustioni di Zurigo vi sono quattro ragazzi in condizioni critiche, e per due di loro l’identificazione ufficiale è ancora impossibile. «Il volto è la parte più colpita. Molti ragazzi sono completamente fasciati. E le medicazioni rendono impossibile il riconoscimento visivo», ha spiegato Bertolaso.
Così, per dare un nome ai feriti e alle vittime, un team di trenta esperti sta procedendo con l’estrazione del profilo genetico per il matching del Dna con i familiari arrivati in Svizzera.
Gli appelli sui social: la “Generazione 2009”
Intanto, mentre la diplomazia lavora e la mobilitazione sanitaria spazia a livello internazionale, con l’Italia in prima fila, la ricerca corre su Instagram. Sulla pagina dedicata ai dispersi si rincorrono le foto di ragazzi giovanissimi, i volti della “classe 2009”, descritti come adolescenti normali che volevano solo festeggiare il Capodanno. Tra i profili più condivisi c’è quello di Achille Osvaldo Giovanni Barosi, visto l’ultima volta mentre rientrava nel locale per recuperare giacca e telefono. E quello di Riccardo Minghetti.
Svizzera, il giallo del riconoscimento di Emanuele Galeppini, e non solo…
Ma sullo sfondo, tra indagini e ricerche, dolore e caos, la realtà dei fatti, al momento, parla di una procedura tecnica per arrivare a informazioni concrete e conferme sulle identità dei giovani ricoverati, e sulla verità dei sei dispersi, è inevitabilmente lenta. Del resto, quando il fuoco agisce con tale violenza, la scienza è l’unico strumento rimasto per restituire un’identità a chi, in quella maledetta notte, l’ha perduta tra le fiamme…
(Sopra, nella combo, foto Ansa. A sinistra, i dispersi e i feriti italiani: spuntano i primi nomi. Da sinistra, in alto: Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Achille Osvaldo Giovanni Barosi. Sotto, da sinistra: Alessandra Galli De Min, Eleonora Palmieri. A destra nella combo, la Centrale Cross della Protezione civile nazionale a Pistoia, impegnata a coordinare i trasferimenti in ospedali italiani dei feriti a Crans Montana).
