L'intervista
“Si rileggano l’articolo 111 della Costituzione, la riforma Nordio finalmente lo attua”: Giuseppe Valentino spiega le ragioni del Sì al referendum
«Centoundici». Giuseppe Valentino scandisce il numero più volte nel corso dell’intervista al Secolo d’Italia. Il presidente della Fondazione Alleanza nazionale, già parlamentare di An e del Pdl, sottosegretario alla Giustizia nel governo Berlusconi, smonta punto per punto le obiezioni del No, argomentando con dovizia di riferimenti giuridici le ragioni del Sì in vista del voto del 22 e 23 marzo. E parte appunto dall’articolo 111 della Costituzione.
Presidente Valentino, il Comitato del No sostiene che questa riforma minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
«Non è così. Il legislatore era obbligato da tempo a dare corso, quantomeno alla separazione delle carriere, perché in questi termini venne modificato, nel 1998, l’articolo 111 della Costituzione».
Che fu votato all’unanimità…
«E proprio per questo non vi fu alcun referendum. Nel primo capoverso dell’articolo 111, si legge che “il processo si svolge nel contraddittorio fra le parti in condizione di parità davanti a un giudice terzo ed imparziale”. La terzietà non è un rafforzamento dell’imparzialità, ma una condizione del giudice rispetto alle altre parti del processo che sono il difensore e il pubblico ministero».
Quindi la riforma Nordio è conseguente a quella modifica?
«Esattamente. Anzi, in forza del dettato costituzionale il legislatore sarebbe dovuto intervenire prima. Si è aspettato molto tempo e la contestazione che viene fatta dai fautori del No prescinde dall’ineludibile dato costituzionale. Debbono comprendere questi signori che, o si cambia la Costituzione, in particolare l’articolo 111, oppure la separazione delle carriere si impone».
Quindi è un obbligo imposto dalla Costituzione?
«Esattamente. La separazione delle carriere è un obbligo imposto dalla Costituzione. Mi piace soffermarmi inoltre sul fatto che questa innovazione non fu votata soltanto da noi parlamentari del centrodestra ma da tutto il Parlamento perché era in linea con il codice di procedura penale voluto da Vassalli che modificava il processo penale cancellando il rito inquisitorio che veniva sosituito con il rito accusatorio».
Una modifica epocale…
«Questa modifica comportava inevitabilmente la neutralità assoluta del giudice, quindi la sua terzietà rispetto a tutte le parti processuali. Che terzietà è stata quella finora realizzata nel processo penale? Se una parte del processo, l’accusatore pubblico, appartiene alla stessa struttura magistratuale del giudice, ha lo stesso Consiglio superiore della magistratura, fa lo stesso concorso… Francamente è difficile comprendere le ragioni di questa esasperata contestazione che talvolta si manifesta anche con cadute di stile che certamente non dovrebbero verificarsi in contesti nei quali si discute del destino di uomini».
Cosa risponde a chi sostiene che questo referendum non risolve i problemi della giustizia che riguardano i cittadini?
«È una considerazione d’ordine generale di assoluta vaghezza che prescinde da un dato logico ineludibile. Se prima non viene reso coerente col dettato costituzionale lo status di coloro che devono applicare la legge, tutto il resto inevitabilmente ne subisce conseguenze».
Le polemiche e le critiche sul sorteggio?
«Il sorteggio è un’esigenza che si pone in termini di indifferibilità per quello che è sotto gli occhi di tutti rispetto ai metodi adottati dalle correnti che operano all’interno della magistratura. Le correnti si contengono come partiti politici, quelle di sinistra in particolare sono peraltro molto vicine alle strutture politiche. E la politica non deve trovare ingresso in nessuna forma nei contesti giudiziari. Citare episodi di sintonie correntizie che hanno determinato nomine o interventi censori o tutele in sede disciplinare sarebbe compito arduo e, per tanti versi, imbarazzante. Ma ciò è noto a tutti coloro che vivono la quotidianità della realtà giudiziaria.
Altra obiezione del fronte del No: separare le carriere di giudici e pubblici ministeri può snaturare la pubblica accusa senza aumentare in modo significativo le garanzie di imputati e indagati.
«Definisco bizzarro porsi questo interrogativo. L’articolo 358 del Codice di Procedura Penale impone alla pubblica accusa di “svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”. Dunque, quest’obbligo, previsto dal Codice di Procedura Penale varrà anche per il procuratore della Repubblica “separato” dal giudice.
Chiedo a questi illustri osservatori delle vicende giudiziarie come tale stato di cose potrebbe essere pregiudizievole per indagati ed imputati? Mi consenta un’espressione che può apparire irriverente: sono sciocchezze strumentali che vengono introdotte nel dibattito soltanto per evocare suggestioni che alterano l’analisi corretta della riforma. Colgo in queste critiche la politicizzazione che i fautori del No stanno imprimendo, alterando la realtà di questa competizione referendaria.
Peraltro sarebbe più opportuno che il fronte del no fosse costituito soltanto da soggetti estranei alla magistratura, cittadini italiani eventualmente contrari alla riforma. Che lo siano anche i magistrati crea imbarazzo da cui deriva il sospetto che forse temano di perdere qualche privilegio.
Va ricordato loro che l’autonomia e l’indipendenza della condizione magistratuale, sia per gli accusatori che per i giudici, non viene assolutamente toccata né turbata».
Accusano il governo di polemizzare troppo spesso con i magistrati…
«Se alcuni esponenti del fronte del No paragonano il governo italiano ad alcuni corpi speciali statunitensi che in questo periodo stanno turbando lo spirito democratico di larghe fasce dell’opinione pubblica, appare legittima una replica adeguata alla gravità dell’affermazione»
Come giudica il fatto che molti autorevoli esponenti della sinistra abbiano annunciato il loro convinto sì al referendum?
«L’epoca delle ideologie è venuta meno da tempo. Anche nella sinistra ci sono uomini liberi che non si ritengono obbligati a fare ciò che forse indica loro il partito. Ci sono realtà valoriali che devono prescindere dalla collocazione politica. Una equilibrata amministrazione della giustizia è un valore del quale beneficiano tutti i cittadini italiani, sia di destra che di sinistra».
In conclusione, Presidente Valentino perché voterà Sì?
«Perché questa riforma dà seguito, peraltro tardivamente, al precetto dell’articolo 111 della Costituzione. Ma soprattutto crea una condizione di maggiore imparzialità della quale beneficeranno tutti i cittadini italiani. Tutti coloro che, a torto o a ragione, possono incappare in una vicenda giudiziaria».