Costruttori di immaginario
Rudyard Kipling, il figlio del suo tempo che continua a scandire il passo di marcia. Anche per Danny Boyle
Novant'anni fa moriva il premio Nobel per la letteratura, padre di Mowgli e Kim. La sua visione continua a parlarci oltre le epoche e a raccontare un modo di stare al mondo che Gramsci definì «breviario per i laici». Con buona pace delle censure woke
A novant’anni dalla sua morte, Rudyard Kipling resta uno dei grandi nomi del Novecento letterario. Non solo per i prolifici numeri e per i libri che hanno attraversato generazioni e confini, ma per la forza e la magia di un immaginario che continua a parlare a grandi e piccoli. Nel 1907, a soli quarantuno anni, divenne il più giovane Premio Nobel per la letteratura della storia. Un riconoscimento motivato dal «potere dell’osservazione, dall’originalità dell’immaginazione, dalla forza delle idee e dal notevole talento per la narrazione». Parole che, a distanza di oltre un secolo, conservano intatta la loro validità.
Kipling, il costruttore di immaginari che vanno oltre i limiti del tempo
Kipling è stato senza dubbio uno dei più grandi autori del Novecento ed è stato, altrettanto chiaramente, figlio della sua epoca. Nato a Bombay nel 1865 e morto a Londra il 18 gennaio 1936, cresciuto tra l’India coloniale e l’Inghilterra vittoriana, visse dentro un mondo che oggi non esiste più. Ed è proprio questo il punto da cui partire per comprenderlo. Kipling non si può leggere con categorie esogene al suo tempo, né ridurre a caricatura ideologica. Come ogni grande autore e personaggio storico, va contestualizzato. Come ogni grande autore, va giudicato nella complessità del suo percorso umano e culturale. Provare a interpretare una figura del passato – non solo Kipling – con le lenti del presente, sarebbe un errore frutto di malafede e pigrizia intellettuale.
Quei capolavori che parlano della complessità dell’uomo e della storia
Aedo dell’impero e dell’imperialismo britannico secondo una certa critica, Kipling fu in realtà molto di più. Nei suoi racconti e nei suoi romanzi, dall’India di Kim al Libro della giungla di Mowgli, seppe raccontare la grandezza e le contraddizioni del dominio coloniale e delle interazioni antropiche e antropologiche, senza rinunciare a uno sguardo attento sulle gerarchie, sulle fatiche, sui lati più duri e ambigui del potere, specie in ambienti diversi da quello occidentale. Il libro della giungla, Capitani coraggiosi, Kim, Just so stories non sono soltanto libri di avventura, ma opere che hanno costruito, ad oggi, un immaginario collettivo condiviso, capaci di parlare al senso dell’amicizia, della lealtà, della responsabilità, del coraggio.
Il narratore di un modo di stare al mondo che è «breviario per i laici»
Tra tutte le sue opere, una poesia in particolare continua a emergere come bussola morale e pedagogica: If. Scritta come una lettera al figlio, è diventata nel tempo una vera carta d’orientamento educativa. In pochi versi Kipling condensa valori che appaiono oggi quasi smarriti: autocontrollo, onestà, capacità di resistere alle avversità senza cedere all’odio o al vittimismo, schiena dritta davanti alla sconfitta come davanti al successo. Non a caso Antonio Gramsci la definì un «breviario per i laici» e Indro Montanelli un manifesto dello stoicismo moderno. If non parla di razza, né di politica contingente. Parla dell’uomo, della sua formazione, del passaggio all’età adulta come conquista di equilibrio interiore e responsabilità.
La mannaia del politicamente corretto
Eppure, proprio questa eredità è stata negli ultimi anni oggetto di contestazioni e tentativi di rimozione. In nome di una lettura ideologica e anacronistica, Kipling è stato spesso ridotto a simbolo negativo, quando non apertamente censurato. Emblematico il caso dell’Università di Manchester, dove, nel 2018, alcune frange studentesche hanno cancellato i versi di If da un murale, accusando l’autore di rappresentare l’opposto di emancipazione e diritti. È il segno di una difficoltà sempre più diffusa a distinguere tra giudizio storico e militanza culturale, tra comprensione e semplificazione. Ostracizzare Kipling è la linea di chi ha rinunciato a fare i conti con la storia, e quindi a comprenderla, arrendendosi alla damnatio memoriae anziché alla sua condivisione. Tentare di nascondere un autore sotto il tappeto non è mai stata un’ottima mossa per cancellare ciò che esso rappresenta.
La citazione nel film “28 anni dopo” di Danny Boyle
La vitalità dell’opera di Kipling è dimostrata anche dalla sua sorprendente presenza nella cultura pop contemporanea. Di recente, nel film 28 anni dopo di Danny Boyle, una registrazione della poesia Boots accompagna immagini cariche di tensione e memoria storica. Una poesia scritta nel 1903, pensata per riprodurre il ritmo ossessivo dei passi di un soldato in marcia, che oggi viene utilizzata persino nei programmi di addestramento militare per testare la resistenza psicologica. Segno che la parola di Kipling, indipendentemente da giudizi faziosi, continua a esercitare una forza evocativa fuori dal tempo.
Riscoprire Kipling a 90 anni dalla scomparsa
A novant’anni dalla sua scomparsa, Rudyard Kipling resta dunque una figura centrale della letteratura mondiale di tutti i tempi. Un autore da leggere e riscoprire senza pregiudizi, con spirito d’osservazione, volontà di interpretazione e, soprattutto, cui approcciare con rispetto. Un patrimonio letterario e poetico che merita di essere riscoperto, soprattutto oggi, in un’epoca che sembra aver smarrito il senso della complessità e il valore della trasmissione educativa.