Il fiero anticomunismo
Ricordo di Enea Franza tra giustizia e politica: uomo di pacificazione,15 anni in Senato con il Msi
Enea Franza nacque il 2 giugno 1907 ad Ariano di Puglia, oggi Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Dopo gli studi classici completati nella sua città natale, si trasferì a Napoli per studiare Giurisprudenza, dove si laureò brillantemente. Di ritorno nella sua terra, si iscrisse all’Albo degli Avvocati presso il Tribunale di Ariano Irpino nel 1933, affermandosi come professionista di grande competenza. Fu Presidente del Sindacato Forense, ruolo che mantenne fino al 1940. Franza servì l’Italia anche come militare durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1943 fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per aver affrontato con determinazione e lucidità la difficile situazione creata dall’occupazione tedesca ad Ariano Irpino, intervenendo in contrasto alle pattuglie tedesche impegnate in saccheggi e rappresaglie contro i civili. Ai riconoscimenti militari si aggiunsero due Medaglie d’Argento al Valor Civile, una per aver salvato persone sepolte dopo il devastante terremoto del Vulture ed un’altra per avere messo in salvo cittadini durante un violento bombardamento del 1943.
Enea Franza: il debutto nella vita pubblica
Nel giugno del 1946, in un’epoca di grandi trasformazioni politiche per l’Italia dopo la guerra, Franza entrò ufficialmente nella vita pubblica venendo eletto Sindaco di Ariano Irpino alla guida della lista civica “Democrazia del Lavoro”, riconoscibile dal simbolo dell’orologio. La lista ottenne una maggioranza assoluta di voti, riflettendo la fiducia dei cittadini nel suo progetto di rinascita locale. Rimase sindaco per oltre dieci anni complessivi, guidando la comunità con passione e attenzione alle esigenze della popolazione, in un periodo difficile di ricostruzione postbellica. Durante la sua amministrazione, molti interventi furono avviati per migliorare le infrastrutture locali, come scuole, impianti sportivi, servizi pubblici e collegamenti ferroviari, oltre alla difesa della sede degli uffici giudiziari al Tribunale cittadino. Grazie alla sua visione dinamica e orientata alla crescita, Franza guadagnò un ruolo sempre più centrale anche nella politica nazionale.
Al Senato per cinque legislature
Nell’aprile del 1948, a soli 41 anni, Franza si candidò al Senato della Repubblica Italiana come indipendente nella lista di Democrazia del Lavoro nella circoscrizione Benevento–Ariano e venne eletto con oltre 23.000 voti. Fu l’unico eletto di quella lista e subito aderì al Movimento Sociale Italiano (MSI), il principale partito della destra postfascista guidato storicamente da Giorgio Almirante e poi da Arturo Michelini. Franza rimase in Senato per cinque legislature consecutive (I–V, dal 1948 al 1972), divenendo uno dei più longevi rappresentanti politici italiani. Nel 1953, 1958, 1963 e 1968 venne rieletto con il MSI, e in quegli anni fu capogruppo del Movimento Sociale Italiano al Senato per circa 15 anni complessivi (1953–1968), assumendo così una posizione di grande responsabilità e influenza politica in Parlamento.
L’opposizione al comunismo
Franza fu un parlamentare dalla duplice anima: da un lato, forte oppositore del comunismo in un’Italia segnata dalla Guerra Fredda; dall’altro sostenitore di una linea moderata, europeista e filo-atlantica, capace di promuovere una forma di destra costituzionale e inserita nella vita democratica del Paese. Operò per la pacificazione nazionale, cercò di superare le divisioni ideologiche del dopoguerra e lavorò per una ricostruzione sia economica che morale della Repubblica italiana. All’interno dell’MSI fu spesso in tensione con le posizioni corporativistiche o estremistiche e promosse un dialogo critico con la leadership del partito, in particolare sulle questioni internazionali e sull’adesione dell’Italia alle strutture occidentali.
L’impegno per il Sud
Un episodio significativo della sua attività parlamentare fu la sua protesta contro una mozione del Comitato Centrale del MSI che si opponeva al Patto Atlantico (NATO); Franza si schierò invece per un’Italia integrata nell’Occidente democratico, posizione che fu assorbita dal partito solo alcuni anni dopo. Nel corso della sua lunga esperienza parlamentare, Franza fu anche membro di importanti commissioni permanenti, tra cui quella di Finanze e Tesoro, contribuendo alla formulazione della politica economica italiana in anni cruciali per la crescita del Paese. Enea Franza non fu solo un protagonista della destra parlamentare italiana, ma da sempre si impegnò per affrontare le questioni sociali ed economiche del Sud Italia. Riteneva che il problema della “questione meridionale” fosse centrale per lo sviluppo dell’intera nazione e promosse proposte legislative e iniziative parlamentari per stimolare investimenti, infrastrutture e opportunità di lavoro nelle regioni meridionali.
L’attività forense, militare e politica
Franza fu uomo di grande impegno civile e umano. Nella sua vita coniugò l’attività forense, militare e politica con una forte adesione al suo territorio e ai valori della comunità. Morì nella sua casa di Roma il 31 gennaio 1986, dopo una malattia fulminante, lasciando una famiglia numerosa e legata alla sua tradizione di servizio pubblico: aveva sei figli (Attilio, Luigi, Romano, Chiara, Grazia e Enea jr.) e numerosi nipoti. Il suo impegno politico e civile ha continuato a vivere anche grazie alla figura di suo figlio Luigi Franza, che divenne a sua volta senatore della Repubblica negli anni Ottanta e Novanta con il Partito Socialista Democratico Italiano, ricoprendo cariche parlamentari e di governo fino alla sua morte nel 2020 e dei figli Romano e Grazie, nonché del più piccolo Enea Jr, noto economista. Nella città natale il ricordo di Enea Franza è forte e duraturo: il Comune di Ariano Irpino ha dedicato una piazza alla sua memoria nei pressi del ex Tribunale cittadino, luogo simbolico per chiunque voglia ricordare il contributo di un uomo politico profondamente radicato nel territorio che rappresentò per tutta la vita. (Nella foto l’intitolazione ad Enea Franza di una sezione di FdI ad Ariano Irpino).