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Ricky Memphis, dall’emulazione del compagno nell’adolescenza all’attore professionista di oggi

A sinistra per emulazione

Ricky Memphis: mio padre voleva chiamarmi “Benito”. Non recito più la parte del compagno

L'attore rompe il tabù: dal nome scelto dal padre al disincanto per una sinistra che non lo rappresenta e una politica a cui ha voltato le spalle

Cronaca - di Giulia Melodia - 13 Gennaio 2026 alle 15:12

La sua personalità, non solo istrionica, è interessante perché incarna una romanità autentica, popolare, e non allineata ai salotti della sinistra radical-chic. E in questa disanima, in cui molti fan dell’attore si riconosceranno, il fatto che il padre volesse chiamarlo “Benito” è un dettaglio biografico trascurabile. Non a caso il Corriere della sera dedica ampio spazio a un’intervista-ritratto a Ricky Memphis, che stiamo per tornare ad apprezzare sul piccolo schermo in veste di protagonista del ritorno della popolare serie Mediaset dei “Cesaroni“.

Riscoprendo Ricky Memphis, Benito mancato e attore di successo

Al secolo Riccardo Di Pasquale, l’attore caro al pubblico soprattutto romano, torna a raccontarsi in una lunga chiacchierata giornalistica con il quotidiano di Via Solferino, confermandosi una delle voci più schiette e meno omologate del nostro cinema. “Romano de Roma”. Cresciuto tra i vicoli del Rione Monti. E forgiato dalla “cultura stradaiola”, l’attore non nasconde le sue origini popolari, fatte di quella concretezza che oggi sembra latitare nel mondo dello spettacolo (e in certa parte della sinistra parlamentare da Ztl).

Il nome “saltato” e le radici profonde

Non solo. Come anticipato poco sopra, c’è un aneddoto che definisce bene il perimetro umano, familiare e culturale, in cui Ricky Memphis è cresciuto: suo padre avrebbe voluto chiamarlo Benito. Un dettaglio che Memphis ricorda con la consueta naturalezza, segno di un’estrazione culturale che affonda le radici in un’Italia che non aveva paura di dichiarare le proprie appartenenze. Lontana dalle censure del politicamente corretto e dall’auto-censura. Anche se poi il nome d’arte è diventato un omaggio al “Re” Elvis Presley, il legame con quella tradizione romana, fieramente popolare e anti-salottiera, è rimasto il marchio di fabbrica della sua carriera.

«Da ragazzo fingevo di essere di sinistra, ma cominciando a ragionare col mio cervello ho cambiato direzione»

«Papà, che era un fascistone, voleva proprio quello. Mamma invece scelse Riccardo. Gli propose di lasciar decidere alla sorte, estraendo un bigliettino su 10. Lui barò: su 9 ci scrisse Benito», racconta l’attore nell’intervista. Poi continua: «Però uscì Riccardo. Un segno del destino. Ma lui mi chiamava lo stesso Benito». La domanda a quel punto sorge spontanea all’intervistatore: «Stesse idee di papà?». La replica è tranchant quanto secca e diretta la domanda: «Sono cresciuto in tutto un altro ambiente: di sinistra, popolare, comunista. Per emulazione e quieto vivere mi dichiaravo così anch’io. Ma quando ho cominciato a ragionare con il mio cervello ho cambiato direzione».

Nessun bisogno di compiacere il sistema…

Eppure, è proprio sulla politica che l’attore lancia la sua affermazione più inaspettata. Perché se un tempo gli argomenti al bar erano «calcio, donne e politica», oggi quest’ultimo argomento di discussione e confronto sembra essere uscito dai suoi radar. «Ho capito alcune cose, mi sono disamorato e ho detto basta», confessa. Un’onestà intellettuale, la sua, che suona come una lezione: in un’epoca di “coatti” da social che recitano una parte, Memphis resta l’ultimo dei romani autentici. Uno che non ha bisogno di compiacere il sistema per sentirsi sicuro di sé…

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di Giulia Melodia - 13 Gennaio 2026