La disinformazione non paga
Referendum, “no” in caduta libera. Il 57% degli italiani vuole la riforma. Gli esperti: sbaglia chi politicizza la partita
Sul pianeta giustizia gli italiani sembrano avere le idee piuttosto chiare sul tema ‘da che parte stare’. In vista del referendum sulla riforma approvata dal Parlamento, in agenda i prossimi 22 e 23 marzo, la maggioranza dichiara di essere pronta a votare sì. Il 57% degli italiani sui social si esprime a favore del referendum sulla giustizia che promuove la riforma sulla separazione delle carriere. È quanto emerge dal report “Giustizia e referendum”, realizzato in esclusiva per Adnkronos da Spin Factor. Il monitoraggio porta la firma della società leader a livello nazionale nell’analisi dei dati, consulenza e comunicazione politica e istituzionale. Attraverso Human la propria piattaforma di web e social listening sviluppata interamente con algoritmo a base semantica italiana e integrata con l’Ai.
Giustizia, sui social il 57% degli italiani è a favore del referendum
I temi più citati quando si parla dell’argomento sui social sono: politicizzazione del referendum (33%), separazione delle carriere (26%), complessità del quesito (18%), sistema dei sorteggi per il Csm (8%). Le emozioni che emergono sono: fiducia (32%), scetticismo (26%), confusione (20%), speranza (11%), indifferenza (9%). “A oggi l’orientamento degli italiani sul referendum è prevalentemente favorevole al sì. E su questo risultato contribuisce in maniera determinante il sentiment negativo verso il sistema giustizia in generale”. Così Tiberio Brunetti, fondatore di Spin Factor. “Sono percepiti molto la mancanza di certezza della pena e la lentezza processi. Inoltre il coinvolgimento emotivo su casi controversi di cronaca giudiziaria – da Garlasco alla cosiddetta famiglia nel bosco – generano una richiesta e un’aspettativa di cambiamento forte”.
Sentiment negativo sulla lentezza dei processi e l’incertezza della pena
Merito anche della chiarezza del comitato del sì. “I sostenitori del ‘sì’ sono partiti prima nello spiegare le proprie ragioni agli italiani. E la maggioranza di centrodestra – sostenuta sul tema anche da alcuni partiti centristi – ha l’occasione di portare a casa quella che potrebbe diventare la riforma bandiera della legislatura”. Al contrario – spiega Brunetti, fondatore dell’agenzia che ha redatto il report “Giustizia e Referendum” – il fronte del ‘no’ “appare ancora in fase di organizzazione e sembra non aver ancora identificato il focus su cui articolerà la propria campagna. La partita non è chiusa. Mancano ancora due mesi e nelle prossime settimane si entrerà nel vivo del confronto. Ma l’errore che sta commettendo chi si contrappone alla riforma sembra quello di tentare di politicizzare il referendum mischiando temi che attengono alla geopolitica internazionale e alla contestazione generale verso il governo”.