Ancora polemiche dal "no"
Referendum, Ferro rispedisce le accuse al mittente: “Noi i primi a sperimentare il voto ai fuori sede”
La sottosegretaria all'Interno risponde alle polemiche della sinistra e smonta i numeri del "Libro Bianco": 4,9 milioni elettori ma le richieste sono state 2024 meno di 24mila; nel 2025 le domande di ammissione poco più di 67mila
Archiviato dal Tar con un “no” il ricorso per chiedere lo slittamento del voto del 22 e 23 marzo, il fronte che si oppone alla riforma della giustizia ha tentato di sollevare un altro polverone per spostare il dibattito sulla forma e non sulla sostanza di un provvedimento che unisce tanti esperti del settore e giuristi, giudici, avvocati e che vede dall’altra parte ‘della barricata’ a sostenere il no soprattutto intellettuali, attori, cantanti e politici di vecchia data. Così al centro del dibattito è finito “il voto dei fuorisede”, con un centrosinistra che presentato una serie di emendamenti, non accolti però dalla maggioranza. Così mentre la segretaria del Pd, Elly Schlein annuncia per domani una conferenza stampa ad hoc su questo tema, a spiegare le ragioni di questa scelta è stata la sottosegretaria al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro: “Sul tema del voto per i fuori sede la volontà del governo è sempre quella di garantire la partecipazione, sempre in un quadro di garanzie, di sicurezza, di sostenibilità e di piena compatibilità con l’attuale struttura operativa dell’organizzazione elettorale”.
Primo governo a sperimentare voto fuori sede
Ferro ha ricordato nel suo lungo intervento esplicativo che “nel corso di questa legislatura, la materia, connotata da elevata tecnicalità, è stato oggetto di un importante confronto parlamentare. Il Governo ha già promosso e attuato due sperimentazioni, nel 2024, in occasione delle elezioni europee, con l’istituzione di 46 seggi speciali nei capoluoghi di Regione dedicati agli studenti temporaneamente domiciliati fuori dalla propria Regione; e nel 2025, in occasione dei referendum abrogativi, ampliando la platea anche a lavoratori e cittadini fuori sede per cure mediche, purché domiciliati da almeno tre mesi in una provincia diversa da quella di residenza.
Il Ministero dell’interno ha inviato al Parlamento una dettagliata relazione che contiene, oltre all’indicazione analitica e sintetica dei dati di affluenza alle sezioni elettorali speciali, la valutazione dell’impatto delle misure in termini di maggiore partecipazione elettorale, anche in relazione al consistente impegno organizzativo e finanziario”.
Modello sperimentale ha riscontrato stime di adesione molto diverse
“Il modello sperimentale non ha evidenziato criticità tecniche rilevanti, ma i numeri effettivi della partecipazione si sono rivelati sensibilmente diversi dalla stima di 4,9 milioni elettori fuori sede presi a riferimento nel cosiddetto “Libro Bianco”. Nel 2024 le istanze presentate sono state meno di 24mila; nel 2025 le domande di ammissione poco più di 67mila, con un dato di circa 60mila votanti. Poiché ai referendum del 2025 gli elettori italiani hanno partecipato in una percentuale che si è attestata intorno al 30 per cento, se le stime del “Libro Bianco” fossero realistiche avremmo dovuto registrare una partecipazione di 1,5 milioni di studenti e lavoratori fuori sede, molto distante dai 60mila votanti effettivi” ha proseguito la sottosegretaria di Fratelli d’Italia.
Emendamenti respinti per questioni tecniche
Ferro ha ribadito che “gli esiti delle due sperimentazioni possono certamente costituire utili elementi di valutazione nel prosieguo delle iniziative legislative ancora all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. È in questo quadro che va letta la scelta di non inserire una nuova sperimentazione nel decreto per il referendum sulla giustizia, mentre gli emendamenti presentati dalle opposizioni sono stati respinti per ragioni esclusivamente tecniche: una disciplina introdotta in sede di conversione, infatti, entrerebbe in vigore presumibilmente solo negli ultimi giorni di febbraio, quindi a poco più di venti giorni dalla data del voto. Nelle precedenti sperimentazioni, invece, le norme erano entrate in vigore con un anticipo di circa 80 e 69 giorni, consentendo a Ministero e Comuni di predisporre per tempo tutte le attività necessarie. Per rendere effettivo il voto fuori sede occorre infatti una sequenza di procedure che non può essere compressa nei tempi, che riguardano: i termini per la presentazione delle domande e l’eventuale revoca, previsti nelle due precedenti sperimentazioni in 35 e 25 giorni, perché tengono conto delle tempistiche legate alla la verifica incrociata tra Comune di residenza e Comune di domicilio e della necessità di annotazione nelle liste sezionali; la definizione del numero esatto dei richiedenti per l’eventuale istituzione di sezioni speciali, con un criterio organizzativo di una sezione ogni 800 elettori”.
Scadenze fissate dall’ordinamento
“A questo si aggiungono scadenze inderogabili già fissate dall’ordinamento, come la nomina dei presidenti di seggio entro il trentesimo giorno antecedente la votazione, quella degli scrutatori tra il venticinquesimo e il ventesimo giorno, e la “cristallizzazione” delle liste elettorali entro il quindicesimo giorno prima del voto, quindi entro il 7 marzo, passaggio essenziale per garantire la regolarità delle operazioni di voto, in quanto determina il numero finale dei votanti. Sono questioni molto tecniche, che non possono essere affrontate quando il procedimento elettorale è già in una fase avanzata, ma che necessitano di un impianto normativo solido, su cui è aperto un confronto parlamentare che dovrà tenere conto anche dei significativi elementi emersi dalle sperimentazioni” ha concluso Wanda Ferro.