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Pd, oggi le comiche sul referendum. Vendola come Bettini: “Giusta la separazione delle carriere, ma voto no”

Giustizia

Pd, oggi le comiche sul referendum. Vendola come Bettini: “Giusta la separazione delle carriere, ma voto no”

Senza categoria - di Lucio Meo - 28 Gennaio 2026 alle 12:47

Per la serie, vorrei (votare sì) ma non posso (e voto no). Nel Pd il dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia di Nordio sta trascendendo nel comico, visto che da un lato si urla all’attacco del centrodestra alla magistratura, nell’ambito di una manovra di delegittimazione delle toghe, dall’altro le voci “dal sen fuggite” fanno emergere sempre più come nel partito della Schlein siano in tanti a voler votare a favore ma non lo fanno per motivi che nulla hanno a che vedere col merito. Dopo l’outing di Goffredo Bettini, che aveva confessato al “Foglio” il suo apprezzamento sulla riforma Nordio, aggiungendo poi che avrebbe votato “No” al referendum per non favorire il governo Meloni, oggi è la volta, sempre sul quotidiano diretto da Claudio Cerasa. Con la stessa, paradossale posizione: nel Pd si vota no anche se si pensa sì. 

Referendum, anche Vendola pensa “sì” e vota “no”

Vendola come voterà al referendum sulla giustizia? “Voterò no, ma anche io avrei voluto dire sì alla separazione delle carriere, anche io avrei voluto… solo che questa riforma non aggiusta le storture”, dice l’ex presidente della Puglia al “Foglio“, uscito più volte bastonato dal corpo a corpo con le toghe, per non parlare del suo rapporto con Emiliano.  “Ho provato sulla mia carne come la giustizia può stritolare, ma la riforma Meloni-Nordio non risolve nessuna delle criticità, anzi. Dà più poteri ai pm. Ecco perché voterò no. Temo che possa vincere il ‘sì’, senza una campagna chiara”. Cosa ne pensa della caduta di stile di Rocco Maruotti, il segretario dell’Anm? “Penso che si finisca per aiutare i sostenitori del sì. La migliore campagna per il ‘sì’ rischiano di farla questi magistrati”. Perché può vincere il sì? “Perché non abbiamo più magistrati simbolo. E’ la caduta degli eroi. Abbiamo carenza di simboli in magistratura. Penso alla storia del giudice Tinebra, penso a un certo modo di indagare dei giudici di Palermo, alle storture dell’Antimafia. Sono storie che hanno macchiato l’immagine dei magistrati. Una volta il magistrato, il simbolo, era Falcone, un’idea di magistrato, ma oggi chi abbiamo? Sono il primo a volere una riforma ma non questa riforma”.

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di Lucio Meo - 28 Gennaio 2026