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Paura per Trump: l’Air Force One si guasta in volo ed è costretto a tornare indietro. Oggi il vertice a Davos

L'inconveniente

Paura per Trump: l’Air Force One si guasta in volo ed è costretto a tornare indietro. Oggi il vertice a Davos

Esteri - di Leo Malaspina - 21 Gennaio 2026 alle 07:34

Un imprevisto ha turbato il viaggio del il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ripartito da Washington verso il Forum economico mondiale di Davos, dopo che un problema elettrico aveva costretto il suo aereo presidenziale a rientrare alla base di Andrews. Trump e il suo entourage hanno cambiato velivolo e sono decollati di nuovo poco dopo la mezzanotte, le 6 di mattina italiane, con circa due ore e mezza di ritardo sulla tabella di marcia, con possibili ripercussioni sul programma di Trump per la giornata in Svizzera.

Trump e l’inconveniente sull’Air Force One diretto a Davos

L’Air Force One era diretto in Svizzera quando ha invertito la rotta “per un eccesso di prudenza”, dopo che l’equipaggio aveva individuato un’anomalia elettrica poco dopo il decollo. Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca alla Cnn, alcune luci della cabina non funzionavano.

Secondo i giornalisti al seguito del presidente, citati da Cnn, Trump ha preso posto sul nuovo velivolo mentre sul primo Air Force One si registrava una notevole e inusuale concitazione: diversi membri dello staff sono stati visti scendere con i bagagli, mentre l’equipaggio trasferiva in fretta scatole di frutta, panini confezionati e bevande da un aereo all’altro. A terra, gli operatori hanno scaricato circa una dozzina di valigie caricandole su un camion.

Sui monitor di bordo era intanto in onda Fox News, con un sottopancia dedicato proprio al problema elettrico del velivolo. È la seconda volta in pochi mesi che Trump è costretto a ricorrere a un mezzo di riserva: lo scorso settembre, durante la visita nel Regno Unito, il presidente e la first lady Melania Trump dovettero salire su un elicottero di supporto dopo che quello su cui viaggiavano aveva avuto un guasto idraulico ed era stato costretto ad atterrare in un aeroporto locale, provocando un ritardo nell’arrivo a Stansted prima del rientro negli Stati Uniti.

Il presidente: “Scoprirete oggi i miei progetti…”

“You’ll find out”. “Lo scoprirete”, ha poi detto Donald Trump sbarcato a Davos per il World Economic Forum. Il presidente degli Stati Uniti è arrivato in Svizzera per ribadire che l’isola artica, territorio controllato dalla Danimarca, è un obiettivo imprescindibile per Washington. “E’ fondamentale per la sicurezza nazionale”, ripete, mostrando sicurezza sull’epilogo positivo della vicenda.

“Abbiamo tanti meeting in programma sulla Groenlandia. Credo che le cose andranno bene. Succederà qualcosa e sarà positivo per tutti”, dice Trump in un’interminabile conferenza alla Casa Bianca convocata per celebrare i risultati ottenuti nel primo anno di mandato. Dettaglio trascurabile: gli abitanti della Groenlandia non ne vogliono sapere niente. “Non ho parlato con loro, quando lo farò sono sicuro che saranno entusiasti”.

Groenlandia: “Invasione non è esclusa”

Per ora, in realtà, in Groenlandia sono arrabbiati e preoccupati. “E’ improbabile che la forza militare venga utilizzata ma non è neppure escluso. L’altra parte l’ha detto chiaramente”, dice il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, che non ritiene opportuno escludere un’azione militare americana. “E’ per questo che bisogna essere preparati ad ogni possibilità, ma evidenziamolo: la Groenlandia fa parte della Nato e se ci dovesse essere un’escalation, questo avrebbe conseguenze anche per il resto del mondo”.

“Se qualcuno attacca il popolo della Groenlandia, ovviamente, reagiremo. Qualunque cosa accada”, dice il deputato Kuno Fencker alla Cnn. “Lotteremo per la nostra sovranità, lotteremo per il nostro diritto di essere ascoltati”. Fencker, che appartiene al partito di centro indipendentista Naleraq, è consapevole che la Groenlandia sia molto più debole rispetto agli Stati Uniti da un punto di vista militare. “Non abbiamo nemmeno un esercito”, dice, ribadendo che “la nostra legge stabilisce espressamente che dobbiamo negoziare con la Danimarca per quanto riguarda il futuro della Groenlandia”.

Nato e Macron nel mirino di Trump

La linea aggressiva degli Usa ha innescato nuove tensioni nei rapporti con l’Europa. “Io ho fatto per la Nato più di qualunque altro. Noi abbiamo speso una montagna di soldi e saremmo pronti ad andare in loro aiuto. Non so se loro ci aiuterebbero”, dice Trump sollevando dubbi sulla lealtà dei partner europei. “Io ho reso la Nato molto più forte, credo che l’Alleanza a volte venga sopravvalutata. Quando sono arrivato, i paesi non contribuivano con il 2% del Pil. Ora siamo arrivati al 5% e pagano, comprano tante armi da noi”, ribadisce per l’ennesima volta. Quindi, tra una risposta e l’altra, spazio all’ottimismo: “Credo troveremo una soluzione che renderà molto felice la Nato. E saremo molto felici anche noi”.

Tra i ‘bersagli’ di Trump spicca Emmanuel Macron. Il presidente francese, nel suo intervento a Davos, colpisce in maniera chirurgica: ironizza sul numero di guerre che sarebbero state fermate negli ultimi mesi, con allusione al record sbandierato da Trump, stigmatizza le “idee folli” come quella relativa alla Groenlandia e esorta a tenersi alla larga da “un nuovo imperialismo o un nuovo colonialismo”. Trump replica spiegando che, in caso di riunione del G7 a Parigi, non risponderebbe all’invito: “Macron non sarà in carica ancora a lungo”. Colpito e affondato.

Al di là degli annunci, il rapporto tra Stati Uniti e alleati sembra raffreddarsi, a giudicare dalle news diffuse dal Washington Post. Il Pentagono punta a ridurre la partecipazione americana in una serie di ‘advisory groups’ della Nato: la decisione riguarda per ora circa 200 elementi e ridimensionerà il coinvolgimento degli Stati Uniti nell’attività di 30 centri di eccellenza utilizzati per addestramenti speciali di forze dell’alleanza. Il disimpegno non sarà immediato ma progressivo e, secondo il quotidiano, costituisce un ulteriore segnale dell’allontanamento degli Usa dall’anima europea dell’Alleanza. Nel 2025, il Pentagono ha annunciato che avrebbe ritirato truppe dalla Romania e che avrebbe tagliato programmi di sicurezza legati ai paesi baltici.

Guerra commerciale, rischio reale

Le fibrillazioni in ambito Nato si aggiungono alle tensioni commerciali. Trump ha varato dazi, in vigore dal primo febbraio, contro i paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia negli ultimi giorni. L’Ue potrebbe rispondere con un piano complessivo da 93 miliardi di euro tra tariffe e misure che colpirebbero le aziende americane. Il presidente degli Usa non sembra temere il rischio di una ‘trade war’: “Hanno un disperato bisogno di quell’accordo con noi. Hanno lottato duramente per ottenerlo”, dice facendo riferimento all’intesa che lo scorso anno ha regolato i rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico cancellando i dazi reciproci.

“Sono fiducioso che i leader non faranno degenerare la situazione e che si arriverà a una situazione positiva per tutti”, dice il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, apripista americano a Davos, invitando alla calma sui rapporti commerciali. “Ciò che chiedo a tutti è di sedersi, fare un bel respiro e lasciare che le cose seguano il loro corso… La cosa peggiore che i Paesi possono fare è reagire con un’escalation contro gli Stati Uniti“, aggiunge, precisando che “quanto il presidente Trump minaccia sulla Groenlandia è molto diverso dagli altri accordi commerciali. Dico a tutti: rilassatevi, fate un respiro profondo, non reagite, il presidente sarà qui” mercoledì” e trasmetterà il suo messaggio”.

 

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