La rivelazione di un testimone
Omicidio di Meredith Kercher, l’ex magistrato rivela: “C’era un altro uomo in casa, mai emerso dalle indagini”
Emerge un nuovo particolare sull’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, nel 2007. Giuliano Mignini, l’ex magistrato che ha guidato le indagini sulla morte della giovane studentessa inglese, ha svelato a Vanity Fair una notizia incredibile: «Sono convinto che in quella casa ci fosse una persona che non è mai entrata nelle indagini». Per il delitto, dopo una grande procedura giudiziaria, è stato condannato definitivamente soltanto Rudy Guede, mentre Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti dopo aver passato quattro anni in carcere. Il giudice, che oggi è in pensione, ha reso noto di essere stato contattato da un testimone è rimasto nell’ombra per diciassette anni. L’individuo misterioso avrebbe deciso di parlare solo ora per «liberarsi la coscienza da un peso».
Mignini ha ammesso che all’epoca degli accertamenti qualcosa è sfuggito agli inquirenti, ma ha difeso la credibilità dei fatti ricevuti: «Non tutte le persone collaborano con la polizia. In una città piccola come Perugia può accadere che qualcosa sfugga». Intanto, l’ex pm ha già depositato un esposto in procura, nella convizione che gli accertamenti siano in corso.
Omicidio di Meredith Kercher, l’ex magistrato: «C’era una quarta persona in casa»
Il centro della rivelazione riguarda un uomo mai individuato prima, il cui nome è ora nelle mani della procura. Secondo il testimone, questo individuo si sarebbe allontanato dalla città dopo il delitto: «Si tratta di una persona che dopo l’omicidio fuggì da Perugia». Mignini ha voluto a precisare che questa nuova pista non ha nulla a che vedere con le vecchie leggende metropolitane su un giovane urlante e sporco di sangue avvistato all’alba, descrivendo le nuove informazioni come molto più solide e «importanti».
Mignini ha anche criticato anche la gestione processuale che ha portato all’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Secondo lui, la sentenza del 2015 avrebbe fermato la ricerca della verità: «Se la Cassazione avesse rinviato gli atti disponendo nuovi accertamenti genetici, qualcosa di quello che ho appena scoperto sarebbe venuto fuori». Un riferimento che riguarda le nuove tecniche di analisi del dna, che potrebbero dare risposte impossibili da ricevere quasi vent’anni fa.
La convinzione del giudice Mignini
Il caso è stato chiuso per la giustizia italiana, eppure Mignini è convinto che manchi ancora un tassello essenziale per comporre il mosaico di via della Pergola. Per l’ex magistrato, che ha dedicato anni della sua carriera a questo omicidio e ai misteri sul Mostro di Firenze, la speranza è che la procura possa finalmente fare luce su quel «quarto uomo». D’altra parte, come ha ricordato nell’intervista, per la giustizia «non è mai troppo tardi».