Guerra ad alta tensione
Missile ipersonico sull’Ucraina, la Russia sgancia l’Oreshnik. Zelensky: “Il mondo risponda”
Il leader ucraino: «L'attacco di oggi ricorda a tutti i nostri partner che il supporto della difesa aerea per l'Ucraina è una priorità costante. Non si può perdere neanche un giorno nelle forniture, nella produzione, negli accordi»
Nella notte tra mercoledì e giovedì, la Russia ha lanciato uno dei raid più estesi degli ultimi mesi contro obiettivi ucraini, rivendicando l’impiego del sistema missilistico ipersonico Oreshnik. Secondo il Ministero della Difesa di Mosca, l’operazione è stata una risposta diretta all’«attacco terroristico del regime di Kiev alla residenza del Presidente della Federazione Russa nella regione di Novgorod», avvenuto il 29 dicembre.
Missili Oreshnik sull’Ucraina
«Gli obiettivi dell’attacco sono stati raggiunti», ha dichiarato il ministero, precisando che sono stati colpiti «gli impianti di produzione dei droni utilizzati nell’attacco terroristico» e «le infrastrutture energetiche a supporto del complesso militare-industriale ucraino». L’azione, condotta con «armi di precisione a lungo raggio, terrestri e navali», avrebbe incluso anche il missile balistico a medio raggio Oreshnik, già utilizzato in precedenza, nel novembre 2024.
L’arma e la narrativa del Cremlino
Il Cremlino insiste sulla valenza dimostrativa dell’arma. Vladimir Putin ha più volte sostenuto che l’Oreshnik è «impossibile da intercettare» grazie a una velocità superiore a dieci volte quella del suono. L’aeronautica ucraina ha confermato il lancio dal poligono di Kapustin Yar, nei pressi del Mar Caspio. Kiev, tuttavia, respinge alla radice il presupposto politico dell’operazione: l’accusa russa di un tentativo ucraino di colpire una delle residenze presidenziali viene definita «un’assurda menzogna». E oggi replica così: «È necessaria una chiara reazione del mondo, soprattutto degli Usa, che la Russia rispetta davvero». Poi, aggiunge su Telegram: «L’attacco di oggi ricorda a tutti i nostri partner che il supporto della difesa aerea per l’Ucraina è una priorità costante. Non si può perdere neanche un giorno nelle forniture, nella produzione, negli accordi».
Gli effetti sul terreno
Sul piano operativo, le conseguenze sono immediate e misurabili. A Kiev e in altre città, i raid notturni hanno danneggiato almeno venti edifici, lasciando interi quartieri senza elettricità e acqua. Nel Dnipropetrovsk, oltre un milione di famiglie è rimasto senza luce, riscaldamento e servizi essenziali. Kryvyj Rih, città natale di Volodymyr Zelensky, è stata colpita anche da missili Iskander: ospedali alimentati da generatori, scuole chiuse, trasporti ferroviari interrotti. A Kherson si contano almeno quattro morti e diversi feriti; esplosioni sono state segnalate anche a Zaporizhzhia.
Lo scontro politico-diplomatico
Mentre i missili cadono, la retorica sale di tono. Maria Zakharova accusa Ucraina e partner europei di costituire un «asse di guerra» e definisce la cosiddetta coalizione dei Volenterosi un progetto di «militarizzazione pericolosa e distruttiva». L’avvertimento è esplicito: eventuali contingenti europei in Ucraina sarebbero «obiettivi militari legittimi». L’Italia si oppone fermamente all’invio di truppe sul terreno.