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Milei a Davos, una sfida all’ortodossia globale: il messaggio controcorrente del presidente argentino

"Make Argentina Great Again"

Milei a Davos, una sfida all’ortodossia globale: il messaggio controcorrente del presidente argentino

Politica - di Candela Sol Silva - 22 Gennaio 2026 alle 10:16

A Davos, Javier Milei non è passato inosservato. Il presidente argentino ha usato il palco più globalista del mondo per lanciare un messaggio radicalmente controcorrente, che risuona con forza anche in Europa e, in particolare, tra i conservatori italiani: il problema dell’Occidente non è l’economia di mercato, ma l’abbandono dei suoi valori fondanti.

Davanti a leader politici e imprenditori internazionali, Milei ha rivendicato senza esitazioni il bilancio del suo primo anno di governo: 13.500 riforme strutturali, una drastica riduzione dell’intervento statale e un chiaro orientamento verso il capitalismo di libero mercato. “Make Argentina Great Again”, ha dichiarato, con una formula che richiama esplicitamente l’idea di rinascita nazionale contro il declino prodotto da decenni di statalismo.
Non si è trattato di un discorso tecnico, ma profondamente politico e culturale. Milei ha respinto l’idea, molto diffusa nei consessi internazionali, che l’efficienza economica debba essere separata (o peggio contrapposta) alla giustizia morale e sociale. Al contrario, ha sostenuto che un sistema economico è davvero efficiente solo se è eticamente giusto.

L’intervento di Milei a Davos contro socialismo e wokismo

Il presidente argentino ha attaccato frontalmente il socialismo, definendolo una dottrina che “suona bene, ma finisce sempre male”. Ha citato il caso del Venezuela come esempio estremo di collasso economico, sociale e morale, frutto di politiche ideologiche mascherate da giustizia sociale. Un’accusa che parla anche all’Europa, dove molte politiche pubbliche vengono presentate come “necessarie” o “inevitabili”, ma finiscono per soffocare crescita, libertà e responsabilità individuale.
Particolarmente significativo è stato il riferimento al wokismo, definito la versione più ipocrita del socialismo contemporaneo. Secondo Milei, questa ideologia non solo indebolisce l’economia, ma erode le basi culturali dell’Occidente, sostituendo il merito con l’ingegneria sociale e la libertà con la coercizione morale.

Capitalismo come scelta morale

Uno dei passaggi più forti del discorso ha riguardato la difesa del capitalismo, non solo come sistema produttivo sennò come ordine morale. Milei ha affermato che, se il capitalismo non fosse giusto nella sua essenza, non meriterebbe di essere difeso. La sua tesi è chiara: il rispetto della vita, della libertà e della proprietà privata non è negoziabile, perché da questi principi nasce una società prospera e pacifica.
In un’epoca in cui l’intervento pubblico viene presentato come soluzione universale, Milei ha ribaltato la prospettiva: regolazione e redistribuzione forzata generano inefficienza, riducono la produzione e distruggono l’iniziativa imprenditoriale. Senza imprenditori, ha ricordato, il livello di vita si abbassa inevitabilmente.

Un segnale che arriva da lontano

Il passaggio conclusivo del discorso di Milei ha toccato un punto che colpisce ben oltre l’Argentina: l’Occidente attraversa una crisi non solo economica, ma soprattutto culturale. Il richiamo alle radici (la filosofia greca, il diritto romano e i valori cristiani) viene presentato non come nostalgia ma come bussola per orientarsi in un’epoca di smarrimento.

Milei ha descritto ciò che sta accadendo nelle Americhe come l’inizio di un risveglio delle idee di libertà. A Davos, però, non ha semplicemente presentato i risultati di un governo: ha messo in discussione l’intero vocabolario del potere globale. In un contesto abituato a slogan rassicuranti e a verità indiscutibili, il suo discorso ha agito come una rottura deliberata, ricordando che il vero pericolo per l’Occidente non è il conflitto, ma l’uniformità del pensiero.

 

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di Candela Sol Silva - 22 Gennaio 2026