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La manifestazione pro-Pal e pro Maduro di Torino

"I soliti poveri comunisti"

L’ultrasinistra in piazza: slogan per Hannoun e Maduro, insulti alla giornalista. Sempre lo stesso copione

Manifestazioni a Torino, Roma, Bologna e Milano. Poca partecipazione, ma solito livore. Il figlio di Hannoun testimonial d'eccezione a Milano, dove si è verificata l'aggressione verbale verso la cronista del giornale Giulia Sorrentino, appellata come «faccia di m...»

Politica - di Sveva Ferri - 10 Gennaio 2026 alle 18:41

Ultrasinistra di nuovo in piazza per chiedere la liberazione di Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia arrestato il 27 dicembre scorso con l’accusa di aver finanziato Hamas insieme ad altre persone e attualmente detenuto nel carcere di Terni. E, tanto per non farsi mancare niente, con l’occasione anche per protestare contro la cattura del dittatore venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti.

Pro-Pal e pro-Maduro: l’ultrasinistra di nuovo in piazza

Manifestazioni di questa fatta sono state convocate a Torino, Roma, Bologna e Milano, senza per la verità che riscuotessero particolare successo: dalle piazze sono arrivate immagini di gruppi nell’ordine di alcune decine, qualche centinaia forse a Roma e Milano. Si tratta di numeri irrisori anche alla luce della quantità di sigle che hanno promosso la protesta. A Milano sono state Associazione palestinesi in Italia, Csa Vittoria, Cub, Usb, SI Cobas, Udap – Unione democratica arabo palestinese, Giovani palestinesi, Comunità palestinese di Lombardia, Cs Cantiere, Cambiare Rotta e altre realtà del mondo dell’antagonismo.

A Milano insulti alla cronista del Giornale

Il capoluogo lombardo è stato anche il luogo dove la protesta ha mostrato nuovamente il suo volto intollerante, prendendosela con la giornalista del Giornale, Giulia Sorrentino, appellata come «faccia di m…» che «qui non ci deve stare» e invitata ad andare via al grido di «vergogna» e «fuori i sionisti dal corteo» scanditi dal megafono proprio mentre cercava di parlare con il gruppo di guida della manifestazione, come si vede in un video pubblicato dalla sua testata. «Non sei la benvenuta», le è stato detto esplicitamente, nonostante lei avesse spiegato di essere lì solo per fare il suo lavoro.

La condanna di La Russa

Sul caso è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Condanno con fermezza insulti, intimidazioni e ogni violenza nei confronti di chi ha l’importante compito di fare informazione. La libertà di stampa è pilastro insostituibile in ogni democrazia», ha scritto sui propri social.

Il silenzio della sinistra

Solidarietà a Sorrentino è stata espressa da tutto il centrodestra. Silenzio assoluto invece da sinistra anche ore dopo che la notizia aveva preso a circolare. Nulla di nuovo, solo l’ennesima conferma del fatto che la libertà di stampa da quelle parti vale dipende da chi la esprime e da chi la reprime. Parole di condanna sono state espresse invece da Ivan Scalfarotto di Italia Viva.

La solidarietà di tutto il centrodestra

«Impedire a una professionista di fare il proprio lavoro non è soltanto un attacco alla libertà di informazione, ma è anche emblematico dell’intolleranza e della violenza che ormai caratterizza queste manifestazioni pro-Pal», ha detto il capogruppo di FdI alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. Solidarietà a nome di tutto il gruppo di FdI al Senato è stata espressa anche dal capogruppo a Palazzo Madama, Lucio Malan. «Quello che preoccupa di più è il clima di odio e di intolleranza che si respira a Milano e non solo durante questi cortei di sinistra che dovrebbero essere pacifici», è stato il commento dell’eurodeputata della Lega, Silvia Sardone. Di «vergognosa aggressione» ha parlato il capogruppo di FI al Senato, Maurizio Gasparri, aggiungendo, con un intento ironico piuttosto chiaro, che «siamo certi tutto il mondo della stampa, e non solo, denuncerà la violenza nei confronti della giornalista e che sosterrà il suo diritto a raccontare la verità dell’orrore fondamentalista che minaccia la libertà e la democrazia nel nostro Paese».

Il solito copione, con l’aggiunta del Venezuela

Oltre alla manifesta intolleranza, anche per il resto il corteo ha rispettato il solito copione: esaltazione della “resistenza palestinese” contro il “genocidio”, odio contro Israele, accuse al governo italiano, promesse di andare avanti a oltranza. Testimonial d’eccezione della giornata è stato Mahmoud Hannoun, figlio di Mohammad, il quale ha detto dal microfono che «oggi vorremmo dare un messaggio: se pensano di fermarci mettendo in carcere i nostri fratelli e mio padre, si sbagliano grosso. Ci sono milioni di Mohammad Hannoun al mondo». «Eroi», sono stati definiti. A questo repertorio si è aggiunto quello sul Venezuela e sull’operazione americana per arrestare Maduro, definita «un’apoteosi concentrata di violenza, di colonialismo di rapina e di suprematismo imperialista». Ma anche questa non è più una novità. Così come non lo è la bandiera Usa bruciata a Torino.

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di Sveva Ferri - 10 Gennaio 2026