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Il Cammino sinodale della Chiesa tedesca si conferma un problema per il Papa e c’è chi parla di preludio di scisma

Oltretevere

L’ombra dello scisma sulla Chiesa tedesca: dal ruolo delle donne al gender, in Vaticano tra Roma e Berlino non va affatto bene

Il Cammino sinodale tedesco è un problema per Papa Leone e prima di lui lo è stato per Francesco, supportato da Benedetto. Iniziato nel 2019 per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali, si è presto trasformato in qualcosa che nulla aveva a che vedere con gli intenti iniziali, creando forti frizioni con la Santa Sede

Cronaca - di Francesco Filipazzi - 25 Gennaio 2026 alle 07:00

Il processo innescato dal “Cammino sinodale tedesco”, Synodal Weg, in vista dell’assemblea plenaria che si svolgerà quest’anno, sembra aver subito un’accelerazione nelle ultime settimane, quasi a voler forzare la mano ad un Papa da poco salito al Soglio di Pietro. Il progetto che la Conferenza Episcopale della Germania sta portando avanti da molti anni, per cercare di avviare una serie di riforme sul proprio territorio di competenza, non ha però mai trovato molti sostenitori fra le mura Leonine e la situazione attuale sembra, secondo alcuni osservatori, preludio di uno scisma.

Il Cammino sinodale tedesco, un problema per Leone

I tedeschi infatti vogliono introdurre una serie di aperture che la Chiesa Romana ha già più volte, anche di recente, bocciato senza appello. Il punto di rottura, oltre che su temi come le donne diacono e l’apertura alle teorie gender, è sulla riformulazione della struttura della stessa Conferenza Episcopale, che diventerebbe una Conferenza Sinodale, composta da vescovi e laici, in ruoli paritetici con i primi addirittura in minoranza. Una novità contraria al diritto canonico e dunque senza alcun valore legale a livello ecclesiastico, oltre che un tentativo di democratizzare la Chiesa. Il ruolo dei consacrati sarebbe declassato a quello di meri partecipanti a questa assemblea, chiamata ad assumere le decisioni fondamentali riguardo gli indirizzi della Chiesa tedesca, sia economici che pastorali. Una prospettiva poco cattolica che secondo il cardinale Müller, lui stesso tedesco, costituisce una protestantizzazione.

Dissensi e dimissioni

Secondo un sondaggio, la maggioranza dei cattolici tedeschi non è d’accordo con quanto sta succedendo. A dare loro voce è stato proprio Papa Leone a dicembre, che durante un’intervista ha spiegato che «molti cattolici in Germania credono che alcuni aspetti del Cammino sinodale che è stato celebrato finora in Germania non rappresentino la loro speranza per la Chiesa o il loro modo di vivere la Chiesa. C’è quindi bisogno di un ulteriore dialogo e ascolto all’interno della Germania stessa».

Oltre ai cardinali tedeschi più conservatori, come Müller e Brandmüller, altri prelati hanno espresso profondo dissenso. Quattro vescovi stanziali – il cardinal Rainer Maria Woelki di Colonia, la più grande e antica, monsignor Gregor Maria Hanke vescovo di Eichstätt, monsignor Stefan Oster vescovo di Passau e monsignor Rudolf Voderholzer vescovo di Ratisbona – hanno clamorosamente abbandonato il sinodo il 19 maggio del 2025, spiegando che si stava facendo qualcosa di illegale, «disastroso» e «catastrofico», poiché si andavano a toccare questioni antropologiche ed ecclesiologiche provocando divisioni.

Nel frattempo, di recente, a dare le dimissioni è stato il nunzio apostolico Nikola Eterovic in Germania, per raggiunti limiti di età. La prassi vorrebbe una proroga di due anni, che però Eterovic non avrebbe alcuna intenzione di chiedere, essendo stati gli ultimi anni estremamente faticosi proprio per via dei rapporti tesi con il capo dei vescovi, monsignor Bätzing, anche lui dimissionario e non intenzionato a ricandidarsi alla presidenza della Conferenza Episcopale. Lo stesso Bätzing che iniziò il cammino sinodale con toni trionfalistici, facendosi fotografare in pose eroiche sulle scale d’ingresso del palazzo apostolico, oggi è molto più prudente e mesto nei suoi discorsi.

Anche Francesco era contrario

Durante il pontificato precedente, il processo sinodale, all’epoca capeggiato dal cardinale Marx, non ha avuto molte fortune e i documenti di reprimenda non si sono risparmiati. Iniziato nel 2019 per proporre provvedimenti atti a prevenire fenomeni di abusi sessuali, il “cammino” si è presto trasformato in qualcosa che nulla aveva a che vedere con gli intenti iniziali, creando forti frizioni con Roma.

Nel febbraio del 2024, il Segretario di Stato Parolin, il Prefetto per la Dottrina della Fede Fernandez e il Prefetto al Dicastero per i Vescovi Prevost, oggi Papa, mandarono una lettera in cui chiedeva di annullare la votazione sugli statuti e di ritornare a parlare con la Santa Sede, in virtù del fatto che i documenti proposti sarebbero stati incompatibili con il diritto canonico.

Il processo quindi si fermò temporaneamente, a fronte anche del fatto che lo stesso Papa Francesco nel 2023 aveva preso nettamente posizione, scrivendo a quattro teologhe tedesche che il Consiglio Sinodale «non può essere armonizzato con la struttura sacramentale della Chiesa cattolica» e che la sua costituzione era stata «interdetta dalla Santa Sede con lettera del 16 gennaio 2023, da me approvata in forma specifica».

Anche Benedetto XVI era sceso in campo, con una lettera del 2021 al cardinale Marx riportata dal Giornale e fino ad oggi rimasta riservata e ignorata, nella quale il Papa Emerito esprimeva profonda preoccupazione. Sempre in un’intervista del 2023, Bergoglio comminò una dura reprimenda: «Il dialogo va bene, ma non è un Sinodo, non è una vera e propria via sinodale. Lo è solo di nome, ma è guidato da un’élite e il Popolo di Dio non è coinvolto. L’esperienza tedesca non è utile e non aiuta».

Vaticano-Germania un rapporto difficile

Sin dai tempi del Concilio, i rapporti fra Vaticano e Germania sono stati tesi. Il mondo germanofono ha prodotto in quegli anni teologi di primo piano, come i tedeschi Karl Rahner, Joseph Ratzinger, Hans Urs von Balthasar e lo svizzero Hans Küng, capaci di influenzare e orientare il Concilio stesso e facendone una bandiera. Se però il futuro Papa Benedetto XVI ha saputo distaccarsi da quell’ambiente culturale, riconoscendone gli errori, ciò per la maggior parte della generazione conciliare non è avvenuto. La forte carica modernista di questi teologi ha dunque proseguito nell’influenzare le chiese tedesche, olandesi e austriache, introducendo idee sulla stessa natura della Chiesa ben poco compatibili con gli orientamenti tradizionali e quindi fonte di scontro con le gerarchie romane. Un rapporto problematico che oggi deflagra.

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