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L’ira per la fuga di pulcini, l’assalto a colpi di zappa: ergastolo al pakistano che massacrò Letizia Girolami

Foiano della Chiana

L’ira per la fuga di pulcini, l’assalto a colpi di zappa: ergastolo al pakistano che massacrò Letizia Girolami

Cronaca - di Marta Lima - 9 Gennaio 2026 alle 18:14

La Corte d’Assise di Arezzo ha condannato all’ergastolo Muhammad Irfan Rana, 37enne di origini pakistane, per l’omicidio della psicologa e psicoterapeuta Letizia Girolami, 72 anni, uccisa a colpi di zappa alla testa il 5 ottobre 2024 nella tenuta di famiglia a Poggi Grassi, nel comune di Foiano della Chiana. Non fu un femminicidio, né di un delitto legato a interessi economici. La “molla omicidiaria” sarebbe scattata per un motivo banale: una discussione familiare.Il giorno precedente, durante un temporale, erano scappati alcuni pulcini di pavone a cui la donna era molto affezionata, episodio che aveva generato tensioni tra Letizia e il marito. Irfan, secondo l’accusa, non sopportava più l’arrabbiatura della donna e avrebbe voluto “far fare pace” ai coniugi. Invece, uccise Letizia Girolami.

Il delitto commesso dal pakistano a colpi di zappa

Il pubblico ministero Angela Masiello aveva chiesto l’ergastolo contestando due aggravanti: futili motivi e crudeltà. La Corte ha accolto soltanto l’aggravante dei futili motivi, ritenendola sufficiente a giustificare la pena massima. Non è stata invece riconosciuta l’aggravante della crudeltà, come sarà spiegato nelle motivazioni della sentenza.

Irfan Rana, ex fidanzato della figlia della vittima, viveva ancora nella tenuta e aiutava Letizia Girolami nei lavori della proprietà. La donna fu colpita in modo brutale quel pomeriggio perché l’imputato non sopportava che fosse arrabbiata con il marito a causa della fuga di alcuni pulcini di pavone. Secondo la ricostruzione, il primo colpo fu inferto in piedi, davanti alla vittima, mentre gli altri colpi colpirono la testa della donna ormai già esanime.

La Corte non ha riconosciuto alcuna attenuante per il comportamento successivo dell’imputato, che avrebbe tentato di depistare le indagini e mostrato atteggiamenti minacciosi. Le prove a suo carico erano schiaccianti: sangue della vittima sulle scarpe e tracce sulla zappa utilizzata per l’omicidio.

Alle parti civili è stata riconosciuta una provvisionale di 100 mila euro, che sarà definita in sede civile. In aula erano presenti la figlia e il marito della vittima, assistiti dagli avvocati Tommaso Ceccarini e Stefano Del Corto. La difesa, guidata dall’avvocato Maria Fiorella Bennati, aveva chiesto accertamenti sulla sanità mentale dell’imputato, emersi anche dopo l’arresto da parte dei carabinieri. Muhammad Irfan Rana potrebbe valutare un eventuale ricorso in appello dopo la pubblicazione delle motivazioni.

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di Marta Lima - 9 Gennaio 2026