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Gianni Alemanno; nel riquadro il libro “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane”

Un anno a Rebibbia

“L’emergenza negata”: il libro di Alemanno e Falbo sulla situazione carceraria in Italia

Libri - di Federica Parbuoni - 1 Gennaio 2026 alle 11:05

Si intitola L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane il libro che Gianni Alemanno ha scritto con Fabio Falbo, lo “scrivano di Rebibbia”, con il quale sta dando voce al disagio e in molti casi alla sofferenza dei detenuti italiani, a partire dall’esperienza diretta di quelli dell’istituto di pena romano. È passato un anno esatto da quando l’ex sindaco di Roma è stato arrestato per non aver rispettato le condizioni dell’affidamento in prova cui era stato posto dopo una condanna a un anno e dieci mesi per il reato di traffico di influenze illecite, unico capo di imputazione rimasto nei suoi confronti nell’ambito di quell’inchiesta monstre e fortemente mediatica che è stata “Mafia Capitale”.

Alemanno a Rebibbia da un anno

Alemanno è stato condannato a un anno e 10 mesi, una parte dei quali aveva già scontato con l’affidamento. Ma il contatore è stato “azzerato” quando sono andati a prenderlo la sera del 31 dicembre del 2024 e il conteggio della condanna è ripartito daccapo. «Alemanno si ritrova a Rebibbia per scontare di nuovo la sua pena per aver violato, mentre era affidato ai servizi sociali, le prescrizioni impartite dal magistrato di sorveglianza. Una serie di leggerezze che io comprendo perché so cosa sia la passione politica che, non c’è dubbio, è stata la cifra di tutta la sua vita. Passione politica che lo ha portato a cercare di conciliare i suoi impegni politici con i permessi di lavoro ottenuti per uscire fuori dai confini territoriali che gli erano stati imposti», scrive la parlamentare radicale Rita Bernardini nella prefazione al libro, definendo uno «sfregio» la decisione di «chiuderlo in cella proprio l’ultimo giorno dell’anno».

Dai “diari di cella” alle lettere aperte: l’impegno per i detenuti

In questo anno Alemanno ha dato prova di straordinaria resilienza, profondendo quella passione politica di cui parla Bernardini nell’impegno per i detenuti e per un sistema carcerario più moderno e umano. Il libro è un tassello di questo impegno, che si manifesta con regolarità con i “diari di cella” e con le lettere aperte alle alte cariche istituzionali e politiche del Paese e anche al Papa.

Il libro scritto con Fabio Falbo: “L’emergenza negata”

Il volume è organizzato in tre parti: la prima, scritta da Alemanno, è una panoramica storica e politica della questione carceraria in Italia, dall’immediato Dopoguerra a oggi e si intitola «La politica che non vuole vedere»; la seconda, scritta da Falbo – detenuto di lungo corso, che in carcere si è laureato in Giurisprudenza e si è messo al servizio dei detenuti con minori strumenti economici, culturali e sociali – si intitola «Le carceri italiane al collasso» e offre una riflessione sulla condizione carceraria, dall’interno – certo – ma con un approccio “tecnico” e analitico che presenta dati e comparazioni e accende i riflettori sulle maggiori criticità; la terza sezione, «Il lavoro che non arriva», è composta dagli interventi di diversi detenuti, che raccontano le principali difficoltà della vita carceraria con particolare riferimento alle strategie per preparare al reinserimento e, soprattutto, alla loro carenza. Infine, ci sono un’appendice con le lettere inviate da Alemanno e Falbo alle autorità per sensibilizzare sul tema e le postfazioni dell’avvocato Gianpaolo Catanzariti, responsabile Osservatorio carcere Unione Camere Penali Italiane, e della ricercatrice Serena Cataldo, impegnata nel progetto Università in carcere, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Un contributo alla riflessione e al dibattito

Il libro, estremamente critico nei confronti della politica, non si presenta solo come una fotografia: avanza proposte e ipotizza soluzioni a una situazione che, come correttamente ricordato da Alemanno nei suoi capitoli, è il frutto di una stratificazione di questioni rimaste irrisolte nell’arco di molti decenni, duranti i quali fenomeni sociali e globali come la diffusione delle droghe e l’immigrazione di massa hanno aggiunto problemi a problemi. Si può essere d’accordo o meno con le tesi esposte, ma si tratta comunque di un contributo alla riflessione che può essere utile per avere una visione più completa di come il carcere è visto da chi ci vive, di quali siano le sfide sul tavolo e di cosa significhi, anche, saper trasformare un’esperienza potenzialmente – e per molti effettivamente – devastante in un’occasione da mettere al servizio della comunità.

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di Federica Parbuoni - 1 Gennaio 2026