A gennaio non solo Blue monday
La “Giornata dell’abbraccio” compie 40 anni ed è più attuale che mai. Lo dice la scienza
Inventata nel 1986 da un reverendo americano, la ricorrenza nasce con l'idea di rafforzare con quel gesto i legami affettivi. Nel corso degli anni, diversi studi medici ne hanno dimostrato anche i benefici fisici
L’idea venne nel 1986 al reverendo americano Kevin Zaborney, in servizio a Clio, nel Michigan, per rafforzare attraverso il gesto i legami familiari e di amicizia. A 40 anni distanza, dopo essere diventata internazionale, la “Giornata dell’abbraccio” non ha perso la sua attualità e, anzi, viene promossa anche a livello “clinico” con studi che dimostrano come quell’atto di vicinanza faccia bene non solo allo spirito, ma anche al corpo, attivando «neurotrasmettitori che riducono la soglia del dolore e favoriscono la percezione del piacere e il benessere psicofisico», spiega un focus pubblicato sul sito di Humanitas Gavazzeni, firmato dalla psicologa dell’istituto Agnese Rossi.
Perché un abbraccio fa bene allo spirito e al corpo
Alla base di questo meccanismo c’è il calore generato dall’abbraccio, come spiegato da uno studio, anch’esso italiano, pubblicato dalla rivista Trends in Cognitive Sciences e di cui dà conto l’agenzia di stampa Adnkronos. «L’abbraccio – ha chiarito una delle autrici, Laura Crucianelli, docente di Psicologia alla Queen Mary University di Londra – ci ricorda che siamo connessi, apprezzati, parte di un mondo sociale. Gli esseri umani sono programmati per la vicinanza sociale e gli abbracci dissolvono brevemente il confine tra “sé” e “altro”».
Sulla base di decenni di ricerca in neuroscienze, psicologia e scienze cliniche, Crucianelli e il collega Gerardo Salvato dell’università di Pavia spiegano che «quando ci abbracciamo la combinazione di segnali tattili e termici aumenta il nostro senso di appartenenza al corpo» e il nostro corpo rilascia ossitocina, favorendo la riduzione dello stress fisiologico.
«I poteri di questo gesto toccano corpo e mente», ha spiegato ancora Agnese Rossi, spiegando anche i meccanismi che si celano dietro la «produzione di neurotrasmettitori e ormoni che favoriscono il benessere psicofisico, rinforzando il sistema immunitario, riducendo ansia, paure e stress. Un abbraccio ci permette di affidarci all’altro e quindi anche di allentare le nostre rigidità e la tensione muscolare».
I meccanismi chimici attivati da un abbraccio
«Viene stimolato l’ipotalamo a produrre l’ossitocina, ormone che riduce ansia e stress, rallenta il battito cardiaco, favorisce l’empatia e rafforza i legami affettivi e l’attaccamento. Diminuisce inoltre la pressione sanguigna, riducendo il rischio di malattie cardiache e il rischio di infezioni, rinforzando il sistema immunitario e gli anticorpi che combattono virus e batteri. L’abbraccio inoltre riduce il cortisolo, l’ormone legato allo stress, aiutandoci ad affrontare le difficoltà con maggiore calma e consapevolezza, e infine stimola il rilascio di serotonina, neurotrasmettitore che, se carente, può causare insonnia, ansia e vissuti depressivi».
Uno studio del 2014, condotto dall’università di Pittsburgh su circa 400 persone, ha poi evidenziato che l’abbraccio ha anche una funzione di prevenzione: «Chi era abituato a scambiare abbracci ogni giorno, con importante significato emotivo e di rinforzo sociale, si ammalava con minore frequenza e la guarigione era più rapida, a conferma di quanto il sistema immunitario possa essere rafforzato da questo gesto», ha chiarito Rossi.
