Scacco al regime
Iran, beffa al regime degli Ayatollah: hackerata la tv di Stato, parte l’appello alla rivolta di Pahlavi (Video)
L’intrusione interrompe le trasmissioni ufficiali e proietta la crisi oltre i confini interni, mentre a Davos si apre un fronte di contestazione sulla presenza del ministro degli Esteri di Teheran
Domenica la televisione di Stato iraniana è stata colpita da un attacco hacker che ha interrotto le trasmissioni di diversi canali satellitari. Al posto dei palinsesti abituali sono comparsi filmati delle proteste interne e messaggi dell’ex principe Reza Pahlavi, oggi in esilio, con appelli diretti alla mobilitazione popolare e inviti alle forze armate a schierarsi con i manifestanti. I canali coinvolti appartengono alla rete pubblica e si appoggiano al satellite Badr, infrastruttura chiave per la diffusione nazionale della parola del regime.
Dal fronte interno alla ribalta internazionale
L’episodio si colloca in una fase di accresciuta pressione politica e diplomatica attorno alla Repubblica islamica, che nelle stesse ore ha assunto una dimensione esplicitamente internazionale. Il confronto si è infatti spostato a Davos, dove il World Economic Forum ha annunciato la partecipazione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi alla riunione annuale.
La scelta ha provocato la reazione di United Against Nuclear Iran (UANI), organizzazione statunitense impegnata in attività di advocacy, che ha chiesto formalmente al Forum di revocare l’invito. Secondo quanto indicato dal forum, Araghchi dovrebbe intervenire il 20 gennaio a una sessione intitolata “Come possiamo cooperare in un mondo più conteso?”, moderata dalla direttrice del Financial Times Roula Khalaf.
L’indignazione
Jason Brodsky, direttore delle politiche di UANI, ha reso pubblica su X l’iniziativa del gruppo, precisando che una lettera è stata inviata agli organizzatori per contestare la presenza del ministro iraniano. Nel suo intervento, Brodsky ha scritto: «Il messaggio che il WEF sta inviando è che si possono sparare agli iraniani negli occhi e nei genitali, assassinarne migliaia e interrompere l’accesso a internet per la propria popolazione, e tuttavia essere accolti a Davos nello stesso mese».
La lettera ai vertici del Forum
Alla presa di posizione è seguita la diffusione della lettera firmata dall’amministratore delegato di UANI, Mark D. Wallace, indirizzata al presidente e amministratore delegato del World Economic Forum, Børge Brende. Nel testo, Wallace chiede conferma sull’eventuale invito ad Araghchi o ad altri esponenti del governo iraniano e sollecita esplicitamente il ritiro di qualsiasi partecipazione ufficiale da parte di Teheran.
Il ruolo della Svizzera come intermediario
Sul piano diplomatico, le autorità svizzere hanno confermato che il tradizionale ruolo di mediazione della Confederazione tra Stati Uniti e Iran resterà attivo anche durante il forum di Davos. In un’intervista all’emittente SRF, Monika Schmutz Kirgöz, responsabile della divisione Medio Oriente e Nord Africa del Dipartimento federale degli affari esteri, ha dichiarato: «In linea di principio siamo il canale di comunicazione tra Washington e Teheran».
Cosa succederà a Davos?
La funzionaria ha aggiunto che «i canali di comunicazione sono aperti in entrambe le direzioni», sottolineando la disponibilità della Svizzera a intervenire nel quadro del proprio mandato di potenza protettrice degli interessi statunitensi in Iran. Alla domanda se questo ruolo potrà concretamente manifestarsi a Davos, Schmutz Kirgöz ha risposto in modo affermativo.