Anno giudiziario
Toghe contro il Sì al referendum. Nordio a muso duro: “Blasfemo parlare di attacco all’indipendenza”
Si è aperto stamante il nuovo Anno giudiziario con le immancabili polemiche sulla riforma della giustizia, argomento che continua a dominare il dibattito pubblico. “Se il popolo respingerà la riforma resteremo fermi al nostro posto rispettandone la decisione”, ha spiegato il guardasigilli Carlo Nordio nell’intervento alla Corte di cassazione, aggiungendo che “se al contrario la confermerà, inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e l’avvocatura per le necessarie norme attuative”. Poi Nordio, infastidito da alcuni attacchi arrivati nei giorni scorsi, con toni decisi si è concentrato a smentire alcune voci sulle attività per l’innovazione tecnologica, che “sono state compiute nel pieno rispetto della legge”. “Troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcuni ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull’ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura”.
Immancabile la polemica sul referendum dell procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta, secondo cui “l’autonomia e l’indipendenza” della magistratura sono un “caposaldo” e vada evitato lo scontro tra politica e magistratura”, la necessità di “non ferire” il volto della giurisdizione per evitare danni irreparabili ai cittadini e alle istituzioni.
Anno giudiziario, Nordio: “Auspico che il dibattito sulla riforma mantenga razionalità e pacatezza”
Pietro Gaeta, poi, ha fatto notare che “non bisogna fomentare l’illusione sociale che, in un senso o nell’altro, i problemi della giustizia siano, come per incantesimo, risolti: essi, viceversa, sono complessi e la loro tortuosità, per essere districata, richiede paziente collaborazione, non rottura”. Il ministro della Giustizia si è augurato che “il dibattito sulla riforma si mantenga nei limiti della razionalità, della pacatezza”, per poi replicare sulle perplessità dei contrari: “Abbiamo detto che ci sono buone ragioni per criticarla, ma abbiamo anche aggiunto che le buone ragioni cedono alle ragioni migliori: entrambe possono essere espresse con raziocinio, senza rancori e senza retropensieri elettorali”. “Nessun reato di lesa maestà nel cambiare ciò che già è stato ritenuto suscettibile di cambiamento “, e ancora: “Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare il principio di indipendenza e autonomia” della magistratura, augurandosi che si possa discutere della legge che modifica la Costituzione “senza rancore, senza retropensieri”.
Tra l’altro, durante il suo intervento, Nordio ha letto l’articolo della riforma che conferma l’indipendenza della magistratura: “Un’interpretazione diversa da questa letterale è un’arbitraria e malevola distorsione offensiva della logica ermeneutica e dell’etica politica. L’attribuzione al legislatore dell’intenzione di sottoporre la magistratura al potere esecutivo è una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria”. E ancora: ” Mi auguro che questa vuota polemica venga ripudiata dagli intelletti più maturi”.
“Blasfemo” sostenere che l’indipendenza della magistratura sia a rischio
Carlo Nordio ha sentito il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che “ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile che oltre mezzo secolo fa, in un momento molto doloroso della Repubblica, mi indusse a far parte di quel nobile ordine al quale mi sento ancora di appartenere”. Quanto alla modifica della Costituzione, ha ricordato che i padri dei 139 articoli “hanno previsto la possibilità di adeguare il testo, elaborato con tanta sapienza, all’evoluzione dei tempi e delle idee. Non vi è quindi nessun reato di lesa maestà a cambiare ciò che a suo tempo è stato considerato suscettibile di cambiamento”.
Successivamente, si è concentrato sugli obiettivi raggiunti nell’ultimo anno: “Nel diritto civile abbiamo puntato al recupero di efficienza e funzionalità degli uffici attraverso il rafforzamento e la revisione degli organici del personale”. “Nella magistratura abbiamo attuato ben 5 procedure concorsuali”, ha evidenziato, ricordando “l’obiettivo ambizioso e in via di realizzazione: la copertura integrale degli organici entro il 2026”. Inoltre, il ministro ha parlato anche “della stabilizzazione del personale Pnrr che si sostanzierà in un impegno aggiuntivo di 349 mln euro del ministero della Giustizia per l’assunzione di 9.368 unità”.