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Pamela Mastropietro; in una foto d’archivio di una fiaccolata in sua memoria, in prima fila la madre Alessandra Verni

A otto anni dall'assassinio

In ricordo Pamela Mastropietro un “Sentiero di luce” e troppe domande che chiedono risposta

Cronaca - di Elia Cevoli - 30 Gennaio 2026 alle 14:23

Otto anni dopo il 30 gennaio 2018, Pamela Mastropietro continua a porre una domanda che lo Stato non ha ancora avuto il coraggio di affrontare fino in fondo. Non una domanda emotiva. Una domanda politica, giudiziaria, civile. Per l’omicidio di Pamela è stato condannato in via definitiva all’ergastolo Innocent Oseghale con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Solo lui. Ed è proprio questo il punto.

Un solo colpevole per Pamela Mastropietro

L’orrore di ciò che è stato fatto al corpo di una ragazza di diciotto anni non nasce nel vuoto. Non nasce dal nulla. Non nasce realisticamente da un solo uomo isolato, senza contesto, senza rete, senza prima e senza dopo. Eppure, dopo anni di indagini, di consulenze tecniche tra loro contrastanti, di intercettazioni ritradotte, di testimonianze mai realmente messe a confronto, tutto si è fermato lì. Un solo colpevole. Tutto il resto archiviato.

Le domande sollevate dal caso

Le stesse Corti che hanno giudicato Oseghale non hanno mai escluso con assoluta certezza la presenza di altri soggetti. La stessa Procura generale ha ammesso, negli atti, che tale possibilità non potesse essere del tutto esclusa. E allora la domanda è inevitabile: se il dubbio esiste, perché smettere di cercare? Il processo ha attraversato tutti i gradi di giudizio, dalla Corte d’Assise di Macerata, all’Appello di Ancona, fino alla Cassazione a Roma. Anni di dibattimento, difese strutturate, perizie, consulenze, impugnazioni. Ed esiste una domanda che continua a rimanere ai margini del dibattito pubblico: come ha fatto un soggetto privo di reddito stabile, irregolare sul territorio, senza una vita lavorativa documentata, a sostenere un percorso giudiziario così lungo e complesso? Il patrocinio a spese dello Stato è una garanzia di civiltà, ma non è una formula automatica né priva di controlli. Chi ha verificato fino in fondo? Chi può escludere che non vi siano stati appoggi, coperture, interessi a mantenere il perimetro del processo il più ristretto possibile? Non sono accuse. Sono domande. E in una democrazia matura le domande non dovrebbero mai essere considerate una minaccia.

Dal 2018 a oggi le donne uccise in Italia continuano a essere contate una a una. Molte avevano denunciato. Molte avevano chiesto aiuto. Molti dei loro aggressori erano già noti alle forze dell’ordine. Ogni volta si ripete la stessa frase: “Non si poteva prevedere”. Ma la verità è più scomoda: spesso non si è voluto vedere in tempo. Se anche uno solo dei dubbi rimasti aperti nel caso Pamela fosse fondato, il significato sarebbe devastante: non solo Pamela non avrebbe ancora ottenuto giustizia piena, ma qualcuno di potenzialmente pericoloso potrebbe non essere mai stato identificato. Questo non è un problema del passato. È una questione di sicurezza nel presente.

Una preghiera per Pamela

In questi giorni, a Macerata e in molte altre città italiane, si prega per Pamela. Pregano credenti e non credenti. Pregano anche coloro che non hanno fede, ma che sentono che qui non si tratta solo di religione. Le preghiere aiutano. Consolano. Tengono viva la memoria. Ma non bastano. Non possono sostituire la giustizia degli uomini. Quando la giustizia si ferma davanti al dubbio invece di attraversarlo, quando l’archiviazione diventa una risposta definitiva e non un passaggio, quando il tempo viene usato come alibi e non come stimolo ad approfondire, la fiducia dei cittadini si sgretola.

Un “Sentiero di luce” per rispondere all’orrore

A Macerata, nel giorno dell’anniversario, la commemorazione di Pamela Mastropietro non è solo un rito. È una presa di posizione morale della città. Ed è in questo solco che si inserisce anche l’impegno di Algaxia, che ha scelto di rispondere all’orrore non con il silenzio ma con un atto concreto di rigenerazione civile: il Sentiero di Luce. Un luogo di memoria attiva, di cultura, di cura, pensato per trasformare una ferita in responsabilità collettiva. Non per chiuderla, ma per non dimenticare e per impedire che venga normalizzata. Mille piazze, mille preghiere per Pamela non sono una richiesta di pietà. Sono un atto d’accusa civile. Il segno che una parte del Paese non accetta che certi morti vengano archiviati come inevitabili. Pamela non è solo una vittima. È una domanda ancora aperta. E finché resterà aperta, nessuna archiviazione potrà essere chiamata davvero giustizia.

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di Elia Cevoli - 30 Gennaio 2026