Udienza a febbraio
Imane Khelif dopo l’oro va a caccia di chi l’ha attaccata sui social: a processo uno youtuber francese
‘Papacito’, youtuber francese il cui vero nome è Ugo Jil-Gimenez, sarà processato il 26 febbraio a Parigi per molestie informatiche nei confronti di Imane Khelif, l’ormai ex pugile algerina oro a Parigi 2024 al centro di polemiche a causa della sua sessualità. Proprio durante le olimpiadi francesi Khelif aveva denunciato la campagna d’odio sui social nei suoi confronti e, riportano i media transalpini, l’indagine successiva ha portato a Papacito. Trentenne originario di Tolosa, residente in Spagna e di idee vicine all’estrema destra, è anche accusato di insulti discriminatori diffusi sui suoi social network.
Prima udienza il 24 febbraio a Parigi
Durante le Olimpiadi francesi Khelif aveva denunciato «la campagna d’odio nei suoi confronti», soprattutto sui social. Papacito, trentenne originario di Tolosa, residente in Spagna e descritto con idee vicine all’estrema destra, è anche accusato di insulti discriminatori. «È importante che venga fatta giustizia e che ci si ricordi che lo spazio digitale non è una zona senza legge. Il cyberbullismo, in generale, può avere ripercussioni drammatiche sulle vittime», ha dichiarato l’avvocato di Imane Khelif, Nabil Boudi.
Secondo la Federazione Internazionale di Pugilato (IBA), Imane Khelif aveva fallito un test per stabilire il suo genere. Non riconosciuta dal mondo olimpico, l’IBA si rifiutò di specificare che tipo di test fosse stato eseguito. Solo per il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), nel corso delle Olimpiadi di Parigi 2024 nate nell’insegna dell’inclusione. ll test non superato era diventato di grande attualità dopo che la sua avversaria al primo round, l’italiana Angela Carini, si è ritirata al primo minuto del loro incontro.
Imane Khelif ha denunciato Papacito
Sui social network, la questione divenne centrale, con la rete divisa tra pro e contro. “Sono pienamente idonea a partecipare, sono una donna come tutte le altre. Sono nata donna, ho vissuto come donna e ho gareggiato come donna,” aveva detto Imane Khelif ai media dopo la sua vittoria nella finale dei -66 kg a Parigi. Poteva tagliare la testa al toro sottopendosi ai test sul sesso imposti dal Cio e dall’organismo mondiale della boxe dopo Parigi. Test più stringenti che avrebbero fatto chiarezza una volta per tutte se poteva o no combattere tra le donne. La pugile algerina ha preferito appendere i guantoni al chiodo. Nell’agosto 2025, il suo ex manager Nasser Yefsah ha annunciato a Nice-Matin che l’algerina ventiseienne aveva ora “lasciato il mondo della boxe”.