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Il vaccino contro la vecchiaia? Scoperto per caso: è quello contro l’Herpes Zoester. Come funziona

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Il vaccino contro la vecchiaia? Scoperto per caso: è quello contro l’Herpes Zoester. Come funziona

Cultura - di Marta Lima - 21 Gennaio 2026 alle 09:39

Più giovani dopo il vaccino. La vaccinazione contro l’Herpes zoster – il fuoco di Sant’Antonio – non solo protegge dalla malattia, ma può anche contribuire a un invecchiamento biologico più lento negli anziani. E’ la conclusione di uno studio della Usc (University of Southern California) Leonard Davis School of Gerontology, pubblicato su ‘Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences’ e sostenuto dal National Institute on Aging (Nia) dei National Institutes of Health (Nih).

Utilizzando i dati dello U.S. Health and Retirement Study finanziato dal Nia, rappresentativo a livello nazionale, i ricercatori hanno cercato di capire come la vaccinazione anti-zoster abbia influenzato diversi aspetti dell’invecchiamento biologico in oltre 3.800 partecipanti che nel 2016 avevano dai 70 anni in su. “Coloro che hanno ricevuto il vaccino contro l’Herpes zoster – riportano gli scienziati – hanno mostrato in media un invecchiamento biologico più lento rispetto ai non vaccinati”. Un ‘effetto giovinezza’ che si manteneva anche tenendo conto di altre variabili sociodemografiche e sanitarie.

Cos’è l’Herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio

L’Herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio – spiegano gli autori – è un dolorosa eruzione cutanea vescicolare causata dalla riattivazione del virus della varicella (Varicella zoster); chiunque abbia avuto la varicella, quindi, è a rischio di contrarre l’Herpes zoster. Sebbene il fuoco di Sant’Antonio possa manifestarsi in giovane età, il pericolo è maggiore per gli over 50 e le persone immunodepresse.

La vaccinazione, generalmente somministrata agli anziani, offre protezione dall’Herpes zoster e riduce il rischio di nevralgia posterpetica, un pesante dolore cronico che può conseguire all’infezione. Sebbene i vaccini siano progettati per proteggere dalle infezioni acute, recenti ricerche hanno evidenziato una possibile correlazione tra i vaccini per adulti (inclusi quelli per l’Herpes zoster e l’influenza) e una minore probabilità di demenza e altre malattie neurodegenerative, sottolinea Jung Ki Kim, professore associato di Gerontologia e primo autore del lavoro. “Questo studio – afferma – si aggiunge alle prove emergenti che i vaccini potrebbero svolgere un ruolo nel promuovere un invecchiamento sano modulando i sistemi biologici, oltre alla prevenzione delle infezioni”.

A differenza dell’invecchiamento cronologico – chiariscono gli scienziati – l’invecchiamento biologico si riferisce al modo in cui il corpo e la funzionalità di organi e sistemi cambiano nel tempo. Due 65enni, coetanei per l’anagrafe, biologicamente possono apparire molto diversi: uno più giovane ‘dentro’, l’altro più vecchio della sua età.

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