Verdetto netto
Il sondaggio del Secolo inchioda la piazza di Landini: oltre la metà la giudica intollerante, un quarto pretende scuse
Il giudizio va oltre l’episodio di Piazza Barberini e chiama in causa il metodo politico del sindacato: nessuna assoluzione per una manifestazione percepita come chiusa al dissenso e lontana dalla realtà che dice di difendere
Chiariamo subito il punto: questo non è un sondaggio “di pancia”, ma una bocciatura politica. I numeri parlano e parlano male per la Cgil e per la sinistra che quella piazza l’ha animata e giustificata. Il 56,4% vede nell’episodio una sinistra ideologica e intollerante. Non distratta, non ingenua: intollerante. È una parola pesante, ma scelta da una maggioranza netta. E non è un caso.
Landini alla sbarra
Il fatto è semplice. A una manifestazione organizzata “per il popolo venezuelano”, due venezuelani osano dissentire pacificamente. Non bloccano il sit-in, non insultano nessuno. Raccontano un’esperienza reale, incompatibile con la narrazione indulgente verso Maduro. La risposta è un’aggressione verbale. Minacce. Espulsione morale dalla piazza. Il sondaggio registra come questo comportamento venga percepito: non come un incidente, ma come una conseguenza logica di un’impostazione ideologica.

La piazza come rito, non come confronto
Il 19,3% concorda sulla definizione di protesta rituale e autoreferenziale. È la versione soft della stessa accusa. La piazza non serve a capire, ma a confermare se stessa. Il luogo del discorso scompare e il dissenso non è previsto. Chi lo porta rompe la liturgia e dunque va messo a tacere. Anche se è venezuelano, anche se da quel Paese è scappato.
La responsabilità diretta della Cgil
Poi c’è il dato politicamente più interessante: il 24,3% che chiama direttamente in causa la Cgil e pretende scuse. Qui il sondaggio smette di essere una valutazione culturale e diventa una richiesta di responsabilità al sindacato più grande d’Italia. Basta, dunque, strumentalizzare quel popolo che si dice di difendere.
Nessuna assoluzione possibile
Letti insieme, questi numeri dicono una cosa sola: nessuna assoluzione. Non vale nemmeno il “può capitare”. L’opinione pubblica che risponde al sondaggio non compra la versione dell’equivoco o della tensione del momento. Vede un problema strutturale: la distanza crescente tra i valori proclamati e i comportamenti praticati.
Il contesto rende il quadro ancora più pesante. In una fase in cui la Cgil perde iscritti, accumula scioperi politici e viene percepita da molti lavoratori come sempre più lontana dai problemi concreti, un episodio del genere non è una sbavatura. È una conferma. Conferma che la rappresentanza è stata sostituita dalla militanza. Che il sindacato parla sempre più come un soggetto politico e sempre meno come un corpo a difesa della fascia lavoratrice.