Deriva massimalista
Il Pd e le purghe di Schlein: c’è odore di Inquisizione contro i compagni del Sì. Delrio: è caccia al riformista
C’è odore di Inquisizione dalla parti del Nazareno. Negli ultimi giorni è in allestimento un vero e proprio tribunale speciale per processare il fronte riformista. E chiunque nel Pd si azzardi a pronunciarsi per il sì al referendum sulla giustizia. Rilasciano dichiarazioni favorevoli alla riforma? Ricordano agli smemorati che la sinistra di qualche tempo fa era favorevole alla separazione delle carriere? Oggi sono reietti, paria, e vanno cacciati. Chi tace acconsente, si dice. E se Elly Schlein non dice una parola per prendere le distanze da chi (non ultimo il prof antifà Montanari) propone le purghe significa che apprezza.
Le purghe di Schlein contro chi osa pronunciarsi per il sì
Del resto il suo obiettivo è chiaro: mettere in piedi una sinistra extralarge, vicina al radicalismo grillino, libera dalla zavorra dei riformisti. A consigliarla di fare fuori i pericolosi dissidenti ci sarebbe la coordinatrice della segreteria e consigliera regionale al suo terzo mandato, Marta Bonafoni, un tempo vicina a Massimiliano Smeriglio, ala ‘dura e pura’. “L’ascendente che esercita sulla segretaria è proprio quello che le viene dalla sua “purezza” ideologica di femminista radicale, cosa che per la Schlein costituisce un valore in sé”, analizza un deputato dem.
Delrio sbotta: è partita la caccia al riformista
A denunciare la brutta aria che tira è un pezzo da novanta del partito come Graziano Delrio, ostracizzato per le sue posizioni sull’antisemitismo. La sua proposta di legge è stata messa al bando dalla dirigenza sempre più in balia dei pro Pal. “È sempre stato il male della sinistra perché se la logica è quella di coltivare solo l’identità e la purezza ti incammini inesorabilmente sul sentiero della sconfitta”. Parole forti quelle del senatore dem che parla di una vera e propria ‘caccia al riformista’. L’antico derby interno alla sinistra tra riformisti e massimalisti sul pianeta giustizia sta producendo il peggio di sé. Escludendo l’altolà di Tomaso Montanari (che ha proposto l’espulsione di Guerini, Ceccanti, Gentiloni, Picierno e Delrio), non mancano esempi di ‘delicato’ linciaggio da parte di esponenti di spicco del Pd. “Le uscite di Bettini e Boccia – si sfoga Delrio intercettato dal Giornale – sono preoccupanti perché si confonde l’unanimismo con l’unità. In politica se si fa la gara tra chi è più puro si perde. Noi dovremmo adottare il motto dell’Unione europea: l’unità nella diversità”.
Il linciaggio contro i sostenitori del sì e la deriva massimalista
Parole lontane anni luci dallo Schlein-pensiero. Dietro il motto ‘testardamente unitari”, destinato a naufragare con gli insuccessi del campo largo, si nasconde una dittatura del pensiero che punta a eliminare qualsiasi dissenso interno. Alla faccia del dialogo e del pluralismo da sbandierare contro il governo ‘liberticida’. Sopra a ogni considerazione di merito sulla riforma Nordio c’è l’ossessione ideologica e la crociata contro il governo. Al Pd, alla Anm, alle toghe militanti non resta che politicizzare al massimo l’appuntamento referendario con corollario di fake news e indicazioni fuorvianti. Diffondendo la tesi che al giudizio dei cittadini c’è la riforma Meloni il diktat è “no grazie”. E chi ha un’altra opinione è da considerare un nemico, un traditore.